Archivio storico dell'arte — 1.1888

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ARCHIVIO STORICO DELL'ARTE

Ma più grave ancora doveva essere il sacrifizio compiuto dalle mani stesse del sovrano
Pontefice. Benvenuto Celimi ci ha raccontato come, rifugiato a Castel Sant'Angelo, Clemente VII
dovette risolversi a far fondere i capolavori della oreficeria del secolo XV : la tiara di Euge-
nio IV cisellata dal Ghiberti e tante altre meraviglie dell'arte.

L'incisione di sigilli, che raggiunse la perfezione verso quest'epoca, era un'altra forma di
oreficeria assai coltivata alla Corte romana. Lautizio acquistò tale celebrità che, da quel tempo
in poi, si è tentati di attribuire a lui qualsiasi opera di somma bellezza. Stando al detto di
Benvenuto Cellini, ogni suo lavoro veniva pagato cento ducati.1

Il Museo del Louvre e il Museo di South Kensington posseggono gli esemplari in bronzo
di due sigilli cardinalizi, uno del cardinale de' Medici, il futuro Clemente VII, l'altro del car-
dinale di Vich, che il signor Molinier descrive come segue : " Nell'alto del campo, la Vergine
inginocchiata adora il Bambino Gesù steso in terra sopra un cuscino. Parecchi Santi lo circon-
dano, a destra ed a sinistra san Pietro e san Paolo, dietro san Lorenzo ; nel secondo piano,
parecchi altri personaggi, fra i quali si distingue un pastore che tiene un agnello sulle spalle.
In fondo una colonnata e, al di sopra, Dio Padre circondato da nubi. Nella parte inferiore
del campo, lo scudo dei Medici sormontato dal cappello cardinalizio sostenuto da due angeli.
Leggenda: IVlius TiTuli Sancii Laurentii IN DA MAS 0 PresByteR CARdinalis DE
MEDicis Sanctae Romanae Ecclesiae VICE CANcellarius TIIVSCIJE BONoniae quE LE-
GATuS. —- Bronzo ellittico, alto m. 0,106, lunghezza m. 0,065. Museo di South Kensington. „

Il sigillo del cardinale di Vich, creato cardinale nel 1517, morto nel 1525, è diviso oriz-
zontalmente, ai due terzi della sua altezza, in due parti. Nella parte superiore vedesi l'Ado-
razione dei Magi. A destra, sul davanti, sta seduta la Vergine, con l'aureola, coperta da una
veste e da un lungo manto • essa tiene sulle ginocchia il bambin Gesù; dietro a lei san Giu-
seppe, in piedi, si appoggia ad un'asta. A sinistra i Magi, coll'aureola, due dei quali in gi-
nocchio, il terzo in piedi, offrono doni a Gesù. Più indietro scorgonsi parecchi personaggi, fra i
quali un uomo che regge i cavalli dei Magi, due soldati, tre musicanti che suonano il flauto e
la tromba ; infine, all'estrema sinistra, un personaggio indica col gesto la stella che fu guida
ai Magi. Nel fondo un tempio di stile antico. Nella leggenda leggesi : GVILelmus . Raimundus .
TiTuli . sancii . MARCELLI . Sanctae . Romanae . Ecclesiae . PReSbyter . CARdinalis.

La parte inferiore del sigillo è occupata da uno scudo sormontato dal cappello cardina-
lizio e sostenuto da due guerrieri vestiti all'antica. Questo scudo è diviso in quarti: nel primo e
nel quarto ha campo di argento con due fasce, il secondo e il terzo sono suddivisi in quarti,
de' quali il primo e il quarto hanno il campo d'oro con due fasce, e il secondo e il terzo,
campo azzurro coi nove gigli d'oro (fiordalisi).2

Mai prima, come dicemmo, le produzioni dell'oreficeria e dei rami congeneri rappresenta-
rono una parte così importante nelle relazioni fra sovrani. Preparandosi ad andare all'abboc-
camento di Marsiglia (1533), Clemente VII si occupa, con cure minutissime, di far incastonare
dagli orafi i più abili lo splendido corno di liocorno 3 che si propone di offrire a Francesco I.

1 Lautizio si contentava anche di meno, come lo prova questa menzione di pagamento ancora inedita :
« 1522, 7 marzo: Pago a Lautitio per quatro sigilli de lo cardinale, dui grandi tondi e doi picoli, stimati julii
cinquanta, sonno due. 6, b. 20. » — Beg. Expensarum cardinalis, 1521-1522, foglio 113.11 cardinal Giulio de'
Medici non aveva aspettato la sua elevazione al pontificato per servirsi dell'opera di Lautizio : nel testamento
di quest'artista, in data 20 novembre 1523, si legge che il Cardinale gli doveva 150 ducati d'oro per l'esecu-
zione d'un calice, d'un sigillo e d'altri oggetti. Si crede che il cardinal Giulio cedesse il sigillo al suo parente
il cardinal Ippolito, che fece fare alla leggenda i necessari cambiamenti. (A. ROSSI, Giornale di Erudizione
artistica, t. I., p. 359, 360.)

2 Molinier, Les Bronzes de la Renaissance. Paris, Rouam, 1886, voi. II, pag. 156-158.

3 Sarebbe il liocorno ereditario de' Medici. (Vedi Les Collections des Médicis au XVsiede. Paris, Rouam, 1882,
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