Archivio storico dell'arte — 1.1888

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ARCHIVIO STORICO DELL'ARTE

de'Salviati a Firenze, dove si trovava verso la fine del cinquecento. L'esame della qualità del
marmo potrebbe forse contribuire a risolvere la questione.

D'un'altra opera di Donatello non parla il Vasari ne altri, e non se ne avrebbe notizia
alcuna s'egli non avesse avuto l'avvertenza di scolpirvi il suo nome. Il padre Casimiro da Roma,
riferendo, nelle sue memorie sulla chiesa d'Aracoeli,1 l'iscrizione sepolcrale dell'arcidiacono
Giovanni Crivelli, rivelò quell'opera agli eruditi ; ma i critici d'arte, sapendola logora dallo
stropiccìo de'piedi, non vi lian posto mente, e pare non si sieno curati divederla-, poiché alcuno
tra essi la dice di bronzo, e nelle recenti pubblicazioni dello Schmarsow e del Semper si lamenta
che quella pietra, quantunque porti scolpito il nome di Donatello, stia tuttora nel pavimento
avanti la cappella della Trasfigurazione. Il che non è; poiché fin dal 1881 il Comune di Roma, a
mia istanza, la fece rimuover di là e murare nella parete a destra presso la porta maggiore della
chiesa, sostituendo una iscrizione nel luogo dov'essa era, cioè quasi sotto al pulpito. Troppo tardi,
poiché la pietra è assai logora-, nondimeno trattandosi d'opera certa, e certamente eseguita in
Roma e pressoché sconosciuta, non mi pare inutile di pubblicarla.

L'iscrizione che gira intorno, deve leggersi così : Hic jacet venerabilis dnus Johes de -
Crivellis de Mediolano archidiaconus aquilegeii. et c{antor) mediolanen . oc literar . apostoli-
carimi scriplor et - abbreviator qui obiit a . d . MCCCCXXXII - die XXVIII Julii poni.
S . D . Eugenii . pp . IIII a . II. cufus ania requiescat in pace . amen. Opus Donatelli fio-
rentini.2 La figura del Crivelli è posta dentro una nicchia, di cui l'arco è sorretto da due pila-
strini, e la vòlta è formata da una conchiglia. Questa sostituzione della nicchia al letto usato
ordinariamente nell'età precedente, e che si ritrova non di rado nelle tombe del quattrocento
ora colla nicchia gotica e ora colla romana, se ha un pregio sotto l'aspetto decorativo, con-
tiene però una curiosa contraddizione ; poiché l'arco sorretto da pilastri fa supporre che la
pietra sepolcrale debba star diritta, mentre la figura abbandonata colle mani incrociate e la
testa posata sul guanciale, vuole al contrario ch'essa stia giacente. Esempi d'arco sorretto da
pilastrini si trovano anche in pietre sepolcrali d'età precedente ; ma nicchie incavate simili
a questa del Crivelli, e con la conchiglia nella vòlta, non son molto comuni. Ce n' è una
nella chiesa stessa d'Aracoeli, una a Santa Maria del Popolo, una nel Museo Industriale e parec-
chie altre ; più simile di tutte, e di buona scultura, è quella di cui non resta che la parte
superiore, nel chiostro di San Giovanni. Non m' é avvenuto d'incontrarne in Roma alcuna con
data certa, anteriore al 1432 ; il che se fosse, quella sepoltura acquisterebbe maggiore impor-
tanza come prototipo delle successive : ma non oserei affermarlo.

La nicchia entro cui giace il defunto è abbastanza profonda : la testa, benché assai logora,
lascia nondimeno riconoscere i tratti del volto e la profonda incavatura dell'occhio • le pie-
ghe della tonaca scendono larghe e varie. Notevoli e discretamente conservati sono i due geni
alati sopra il giro dell'arco, che sostengono una corona entro cui, sul fondo d'una conchiglia,
era scolpito lo stemma. È un piccolo saggio dell'imitazione classica di cui parla il Vasari;
in perfetta armonia col guscio elegante della nicchia, essi ricordano nelle forme, nell'atteggia-
mento, nello svolazzo delle vesti, le vittorie degli archi di trionfo e i geni alati de' sarcofagi,
tanto da parere scultura antica.

Donatello scolpì nel giro dell'iscrizione il suo nome, e questo è forse l'unico caso in cui,
almeno a Roma, si trovi in una di tali sepolture il nome dello scultore. Ciò dimostra senza
dubbio che quest'opera, di cui ci resta appena un vestigio, fu lavorata di sua mano, e ch'egli le
attribuiva un valore speciale; il che parrà strano per una scultura destinata a camminarvi

1 Memorie isteriche della Chiesa e Convento di Santa Maria in Aracoeli. Roma, 1736.
- E da notare quell'aggiunta di fiorentini, che secondo lo TsCHUDl (Donatello e la critica moderna) si
troverebbe per la prima volta nel (lattamelati, e poi soltanto nel fregio del S. Lorenzo.
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