Archivio storico dell'arte — 1.1888

Seite: 44
DOI Heft: 10.11588/diglit.17347.2
DOI Artikel: 10.11588/diglit.17347.8
DOI Seite: 10.11588/diglit.17347#0066
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1888/0066
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
44

ARCHIVIO STORICO DELL' ARTE

di mollo qualunque altro dei suoi lavori prece-
denti, e otteneva, eolla massima semplicità di
mezzi tecnici, tale intonazione luminosa e tale evi-
denza nei caratteri delle cose, da meravigliare i
più esperti. In mezzo al suo trionfo il simpatico
artista è morto! Consideriamo questa perdila
come la più grave che l'arte italiana ha fatta in
quest'anno. Per la scultura segnaliamo: Belisario
di Urbano Nono; Ismaele del Formilli; Un giovane
baccante del Piccini; Paolo e Francesca del Del
Gobbo; la notissima Petroliera del Ghiotti, e i
fanciulli che, immaginati dal De Amicis nel libro
Cuore, definì, nei loro caratteri esteriori, assai
abilmente il Ximenes.

A Venezia, il 1° di maggio, fu inaugurata sulla
riva degli Schiavoni la statua equestre di Vittorio
Emanuele, dello scultore romano Ettore Ferrari.
Più che la calma sicurezza del re liberatore, piac-
que all'artista rappresentare l'ardore e l'impeto
della battaglia, e vi applicò uno stile energico e,
quasi direi, una ruvidezza molto significativa.
L'opera piacque, piacquero i bassorilievi della
base e le due statue colossali sedute in basso,
rappresentanti: l'ima, Venezia maestosa nel pa-
ludamento dogale, regina dei mari; l'altra, Ve-
nezia che si contorce nervosamente stretta fra i
ceppi, col leone esanime sopra un cannone. La
prima è Venezia del 1866, l'altra del 1849.

Nella stessa città fu inaugurato il monumento
a Garibaldi, opera del Michieli. Un'altra statua
di Garibaldi, scolpita pure da Ettore Ferrari, fu
inaugurata a Vicenza.

A Roma si è venuto finalmente a termine del
concorso pel palazzo di Giustizia, edifìcio immane
che sorgerà ai Prati di Castello, rimpetto al nuovo
ponte Umberto I. Il risultato del primo concorso
fu la scelta di sette concorrenti, i quali erano
sembrati degni di lottare in una seconda prova,
e vi furono espressamente invitati dal Ministro
di grazia e giustizia. Essi erano i signori Man-
fredi, Marchesi, Basile, Becchetti, Breglia, Calde-
rini, Quaglia. Da ultimo, rimasto per pochi giorni
dubbio il trionfo fra il Basile e il Calderini, que-
st'ultimo fu il preferito. Il pubblico ancora non
conosce i sette progetti venuti all'ultima gara.
Speriamo che il prescelto sarà cosa degna delle
tradizioni di Roma e della grandezza che le nuove
condizioni politiche le ripreparano.

È stata pure presa una deliberazione defini-
tiva relativamente alla casa detta la Farnesina dei
Baullari. Quest'elegantissima fabbrica, che fin
qui l'angustia delle strade quasi escludeva af-
fatto dall'attenzione, meritava davvero le cure
del municipio ora che, toccata da una larghissima
strada, fa l'effetto di un gioiello ch'era rimasto
ignoralo o era stato negletto ingiustamente. Al
concorso aperto dal municipio si cimentarono

venti architetti; il progetto prescelto è del si-
gnor Gui, romano. La Commissione era questa:
il sindaco di Roma, presidente ; il presidente del-
l'Accademia di S. Luca, corani. Busiri; il diret-
tore dell'Istituto di belle arti, corani. Prosperi,
il presidente della Società degl'ingegneri e ar-
chitetti, comm. Cadolini; il presidente dell'Asso-
ciazione artistica internazionale, Jacovacci; l'as-
sessore del piano regolatore, Re; l'ingegnere di-
rettore dell'ufficio tecnico municipale, Viviani;
l'architetto capo del municipio, Herzog; i signori
Tenerani, Vespignani, Janetli, Carnevale, Mariani;
ai quali si aggiunsero, delegati dal Governo, i si-
gnori Ercole Rosa e Bongioannini.

Una provvida deliberazione municipale stabi-
lisce pure che si apra un concorso per restau-
rare le case e la torre degli Anguillaia nella Lon-
garetta.

A Bologna, nei primi giorni dell'anno, si adu-
nerà la Commissione incaricata di giudicare i
progetti per la facciata di San Petronio. L'ardita
idea di fare una facciata a questo magnifico tem-
pio è antica. A tutti è noto, non foss' altro, il di-
segno del Terribilia pubblicalo dal Cicognara; e
il Vasari ci racconta che il Peruzzi fece due di-
segni della facciata, uno alla moderna, l'altro
alla tedesca. Importa però seguire l'idea in que-
st' ultima fase. Dal Comitato esecutivo dell' opera
della facciata di San Petronio si aprì, nel decem-
bre 1885, un concorso fra gli artisti italiani per
la scelta di un disegno di compimento della fac-
ciata. Si stabilirono dei premi: lire 5000 il primo,
2000 a ciascuno dei due seguenti. La durata del
concorso era fissata a diciotlo mesi. Insieme a
questo bando di concorso fu pubblicato, dal si-
gnor Corrado Ricci, un cenno storico della basi-
lica e un quadro delle misure. La pubblicazione
fu deposta in tutti gli istituti italiani di belle
arti e spedita a chiunque ne fece richiesta.

La R. Deputazione di storia patria, interro-
gata dal Governo su tal proposilo, rispose che
« ... consideralo il dovere di conservare la mag-
gior parte marmorea della facciata di San Petronio
per la sua importanza artistica e storica, sebbene
non risponda al concetto originario del tempio ;
visto che, se ragione vi fosse di portare a compi-
mento l'opera della facciata, sarebbe di farla se-
condo lo stile e l'ispirazione originaria, il che sa-
rebbe impossibile, crede opportuno e debito la-
sciare l'insigne monumento nello stato suo presente
che risulta dalle vicende della storia, del pensiero
e dell' arie italiana. »

Dopo ciò, la R. Deputazione di storia patria,
richiesta di nominare un membro della Commis-
sione giudicatrice dei progetti, riplicò: « di per-
sistere nelle medesime idee e deliberare di aste-
nersi dal prender parte al giudizio, che avrà luogo
loading ...