Archivio storico dell'arte — 1.1888

Seite: 47
DOI Heft: 10.11588/diglit.17347.2
DOI Artikel: 10.11588/diglit.17347.10
DOI Seite: 10.11588/diglit.17347#0069
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1888/0069
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
ARCHIVIO STORICO DELL'ARTE

47

ISABELLA D'ESTE E DUE QUADRI DI GIORGIONE

Isabella d'Este, che spiava ogni occasione per ac-
crescere i tesori della sua Grotta, appena saputa la
morte di Giorgione, mise subito in moto i suoi corri-
spondenti di Venezia, Taddeo Albano e Lorenzo da
Pavia,1 perchè vedessero di accaparrare per lei un qua-
dro singolare - a quanto recava la fama - rimasto
agli eredi del giovane pittore. Scriveva dunque all'Al-
bano (Ardi. Gonzaga; copialettere della Marchesa, Li-
bro 28):

« Sp. Amice noster diarissime: Intendemo che in
le cose et heredità de Zorzo da Castelfrancho pictore
se ritrova una pictura de una nocte, molto bella et
singulare; quando cossi fusse, desideraressimo haverla,
però vi pregamo che voliati essere cum Lorenzo da
Pavia et qualche altro che habbi judicio et designo,
et vedere se l'è cosa excellente, et trovando de si
operiati il megio del mco m. Carlo Valerio,2 nostro
compatre diarissimo, et de chi altro vi parerà per
apostar questa pictura per noi, intendendo il predo
et dandone aviso. Et quando vi paresse de concludere
il mercato, essendo cosa bona, per dubio non fusse
levata da altri, fati quel che ve parerà; che ne ren-
demo certe fareti cum ogni avantagio e fede et cum
bona consulta. Offeremone a vostri piaceri ecc.

« Mantue XXV oct. MDX. »

Pochi giorni dopo, l'Albano, che s* era informato
da'più intimi amici di Giorgione, rispose alla Mar-
chesa, dicendosi dolentissimo di non poterla servire,
né la pratica ebbe più seguito:

« IH»* et Exc.nia M.a mia obser.ma

« Ho inteso quanto mi scrive la Ex. V. per una
sua de XXV del passatto, facendome intender liaver
inteso ritrovarsi in le cosse et eredità del q. Zorzo
de Castelfrancho una pictura de una notte, molto
bella et singulare; che essendo cossi si deba veder
de haverla. A che rispondo a V. Ex. che ditto Zorzo
morì più dì fanno da peste, et per voler servir quella
ho parlato cum alcuni mei amizi, che havevano gran-
dissima praticha cum lui, quali me affirmano non es-

1 L'Albano era un mercante, del quale la Marchesa si va-
leva continuamente per le compere d' ogni sorta che faceva a
Venezia. Su Lorenzo da Pavia, insigne fabbricatore di stru-
menti musicali, ed uno de'più zelanti ed esperti corrispondenti
artistici d'Isabella d'Este, efr. Baschet, Aldo Manutio. Ve-
nezia 1867, appendice seconda.

2 Circa le relazioni di Carlo Valerio, e di suo figlio Gio-
vali Francesco con la corte di Mantova, cfr. CiAX, P. Bombo
e I. d'Este in Giorn. st. della leti. U., IX, III.

ser in ditta heredità tal pictura. Ben è vero che ditto
Zorzo ne feze una a m. Thadeo Contarmi, qual per
la informatione ho autta non è molto perfecta si-
chondo vorebe quela. Un' altra pictura de la nocte
feze ditto Zorzo a uno Victorio Becharo, qual per
quanto intendo è de nieglior desegnio et meglio finitta
che non è quella del Contarmi. Ma esso Becharo al
presente non si atrova in questa terra, et sichondo
m'è stato afirmatto nè l'una né l'altra non sono da
vendere per pretio nesuno, però che li hanno fatte
fare per volerle godere per loro ; sichè mi doglio non
poter satisfar al dexiderio de quella ecc.
« Venetijs Vili novembris 1510.

« Servitor
« Thadeus Albanus. »

In questi documenti è da rilevare anzitutto la data.
Il Vasari, seguito finora da tutti i biografi, ripone la
morte di Giorgione al 1511. Dopo aver accennato agli
amori del pittore con una facile madonna, soggiunge:
« avvenne che l'anno 1511 ella infettò di peste; non
ne sapendo però altro, e praticandovi Giorgione al
solito, se li appiccò la peste, di maniera che in breve
tempo nella età sua di trentaquattro anni se ne pas^ò
all'altra vita... »1 Ora, come si vede, la fine del grande
artista fu anche più immatura : e dalle lettere della
Marchesa e dell'Albano è facile desumere che Gior-
gione dovè mancare ai primi dell'ottobre del 1510.

L'Albano, poi, conferma la versione del Vasari
che Giorgione mori di peste; e l'avesse o no con-
tratta da una ganza, resta ad ogni modo esclusa la
storiella patetica del Ridolfi, che attribuisce la morte
al crepacuore di amante tradito.2

Ma l'importanza vera dei documenti mantovani è
nell'indicazione che danno de'due quadri di Giorgione :
- qui però presentano qualche quesito, che non mi
par facile risolvere. - Che cosa deve intendersi per
quella pictura de una notte, che Giorgione avrebbe
eseguito tanto pel Coniarmi, quanto pel Beccaro? E
dove sono ora, e con qual nome vanno questi due
quadri?

L'anonimo morelliano3 vide nel 1525 in casa di
Taddeo Contarmi tre dipinti di Giorgione:

1 Vasari, Opere, ed. Milanesi (Sansoni, 1880), IV, 99

2 Ridolfi, Le meraviglie dell' arte. Venezia, 1648, I, 88. — Pie-
tro Luzzo da Feltre, scolaro di Giorgione, gli avrebbe svialo
un'amante, « perlochè datosi in preda alla disperatione... ter-
minò di dolore la vita. »

3 Notizia d' opere di disegno pubbl. e illustr. da Jacopo Morelli,
seconda ed. riv. ed aura, per cura di Gustavo Frizzori. Bo-
logna. 1884, pp. 164-167.
loading ...