Archivio storico dell'arte — 1.1888

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NOTA ALL'ARTICOLO PRECEDENTE

I preziosi documenti pubblicati qui sopra dall'erudito professore Adamo Rossi, non pote-
vano giungere più opportuni. Nello scritto a cui egli accenna nel suo articolo, io mi proponeva
di dimostrare che Raffaello possedeva un palazzo tra Borgo Nuovo, la piazza di San Giacomo
Scossacavalli e Borgo Vecchio, nel luogo dov'è oggi l'ospizio dei Convertendi; e che questo
palazzo era appunto quello che il Vasari dice edificato da Bramante, colle colonne e le bozze
d'ordine dorico e rustico, di cui il disegno ci è conservato dalla stampa del Lafreri del 1549,
riprodotta a capo del presente fascicolo.

Sul primo punto non era possibile alcun dubbio ; ma sul secondo, se gli argomenti da
me addotti parvero ai più sufficienti, confesso nondimeno che non mi riuscì di vincere i dubbi
d'alcune persone autorevoli le quali pensavano che quella fosse bensì una casa, ma non
la casa di Raffaello. La più grave ragione di dubitare nasceva da ciò, che nelle Loggie
superiori a quella di Raffaello è un affresco d'Antonio Tempesta nel quale, poco dopo il 1580,
cioè un sessantanni dalla morte di Raffaello, il palazzo de' Convertendi è rappresentato nella
forma che ha oggi. Pareva a taluni assurdo il credere che, nel termine di poche decine
d'anni, il bel palazzo del Bramante fosse stato trasformato o deformato quale oggi si vede.
Dunque doveva essere altrove.

Sotto la stampa del Lafreri è segnata la scala in palmi romani. Conveniva dunque ridurre
alla stessa scala il disegno del Lafreri e quella parte del palazzo de' Convertendi che io sosteneva
essere la casa di Raffaello; e fu fatto. Ne risultò la stessa estensione della facciata, la stessa
altezza del pianterreno e del primo piano, la stessa distanza e misura delle botteghe, delle
finestre del primo piano e del mezzanino, tantoché sovrapposta una facciata all'altra, esse
combaciano perfettamente, salvo menome differenze, e, in simili casi, inevitabili.

Ciò non poteva essere effetto del caso, poiché non credo possibile trovar nò a Roma, nò
forse altrove, altro palazzo di cui tutte le misure combacino col disegno del Lafreri; e ciò
pareva non solo confermare quel che avevo dedotto da altri argomenti, che cioè quello fosse il
palazzo di Raffaello, ma anche dimostrare che esso, eccetto la decorazione esteriore, india sua
ossatura stia ancora in piedi.
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