Archivio storico dell'arte — 1.1888

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RECENSIONI

e di storia della cultura in una forma facile e senza
studio profondo, troverà istruzione e diletto nello stesso
tempo nel suo Gentilhomme vènetien ed in altri pic-
coli scritti. L'Yriarte però s' è diretto più volte anche
agli studiosi serii; e ciò non solo in singoli articoli
della Gazettedes Beaux-Arts o d'altri giornali spe-
ciali, ma anche in opere generalmente apprezzate quale
è quella su Rimini, ricca di contenuto e molto accu-
rata: e di simile carattere e d'egual merito è il suo
recente lavoro su Matteo Civitale, su cui vorrei qui
con poche parole richiamar l'attenzione degli Italiani
amatori dell' arte.

Farà forse meraviglia che V Yriarte abbia dedi-
cato una voluminosa monografia appunto al Givitale,
l'ultimo della serie dei grandi scultori della Toscana
nel quattrocento: mentre Desiderio, i due Rossellino e
Benedetto da Majano non hanno finora avuto che po-
che pagine di trattazione nei manuali e perfino le re-
centi monografie su Donatello e Ghiberti non corri-
spondono punto, né per la mole, né per la critica, né per
l'edizione stessa al merito di questi artisti. L'Yriarte
stesso dice la ragione, per cui ha dato al Lucchese
Givitale la preferenza sui maestri a lui superiori. Su
Matteo Civitale e sulle sue opere abbiamo un ricco
materiale di documenti, grazie alle ricerche molto pre-
gevoli di Enrico Ridolfi e dei suoi predecessori, e
d'altra parte le sue opere, quasi tutte accertate da do-
cumenti e datate, sono, meno poche, riunite in un sol
luogo e quindi facili ad essere esaminate e riscontrate.
Donde proviene che i lavori in marmo del Givitale
hanno un' attrattiva particolare, che può benissimo
eccitare a scrivere sull' artista una monografia*

L'Yriarte ha adoperato tutto il ricco materiale
raccolto dallo studioso italiano e fu nel suo lavoro
aiutato da questo nel modo più gentile. Non ha sepa-
rato la storia della vita- dell' artista dalla descrizione
delle sue opere: anzi dà le poche notizie che si hanno
di lui, per ordine di tempo, nel mezzo della tratta-
zione della sua attività artistica. E questo, credo, un
difetto del libro; in una monografia tanto minuta si
sarebbe dovuto fare, nonostante la scarsità delle no-
tizie, almeno il tentativo di dare separatamente una
idea della sua vita, e di far conoscere al lettore le
sue relazioni esteriori, la sua condizione civile e il
suo carattere. D' altra parte in una monografia che
mira ad essere compiuta, l'autore avrebbe dovuto dare
i documenti, benché già quasi tutti pubblicati. In simili
monografìe artistiche pubblicate negli ultimi anni in
Francia, è notevole la scrupolosa esattezza nel racco-
gliere tutto il materiale dei documenti.

E per Bartolomeo Civitale una tale raccolta sa-

rebbe stata specialmente gradita, in quanto che essi
sono sparsamente pubblicati.

Nel determinare il carattere del suo artista
TYriarte si trattiene dall'esagerarne il valore, difetto
in cui sì facilmente si cade. Dice espressamente che egli
non fu poini un inventeur et clone pas clu tout de
premier ordre, e lo nomina le dernier des Quattro-
centistes. Ma la sua versatilità, la sua attività come
scultore, decoratore, architetto, costruttore di fortezze,
la sua partecipazione alla fondazione della prima tipo-
grafia di Lucca, anzitutto poi la natura della sua arte,
la peculiare unione di estasi e di eleganza autoriz-
zano a porre Matteo Givitale accanto ai grandi scul-
tori fiorentini della seconda metà del secolo XV.

Nel trattare dell'attività dell'artista e delle sin-
gole sue opere, 1' Yriarte si trattiene più a lungo sulla
importante questione, che cosa possa aver fatto il
Givitale prima del 1472, in cui per la prima volta
nei documenti appare come artista. Allora aveva già
36 anni, doveva quindi aver già eseguiti non pochi
altri lavori.

L'ipotesi dell' Yriarte, che 1' attraente ritratto
in rilievo di P. d'Avanza, morto nel 1457, sulla porta
maggiore di San Martino, sia opera giovanile del Ci-
vitale, è per il carattere di quel lavoro molto proba-
bile. All' incontro la supposizione, che egli sia stato
occupato per anni come assistente dei lavori dei suoi
maestri Ant. Rossellino e Desiderio da Lettignano
non può essere accettata che come ipotesi tanto più
dubbia, in quanto che non abbiamo alcun punto d' ap-
poggio per sostenere, che realmente sia stato suo
maestro uno di questi critici, ovvero ambedue.

Nella cronologia e nella critica delle opere, indi-
cate con grande diligenza, si sarà d'accordo coli'au-
tore, meno pochi lavori di minor conto. In appendice
alle opere del Civitale avremmo desiderato almeno
un breve cenno sui lavori di Vincenzo Civitali e sulla
influenza di Matteo sulla plastica di Lucca e di Ge-
nova, sul quale argomento l'autore non s' estende.

L' edizione del libro dell' Yriarte è bellissima;
stampa, carta, tipi e le illustrazioni (specialmente in
eliotipia) sono quali si doveva aspettarsi dalla nota
casa di F. Rothschild. Peccato, che non siano date che
poche ed incomplete riproduzioni dei lavori in marmo
del duomo di Genova, i quali appartengono alle più
grandi e più segnalate opere di Matteo. E vero, che
esse, collocate nel battistero, sono in luogo molto
oscuro : pure, per mezzo della luce elettrica, si sareb-
bero potute ottenere delle buone fotografie.

YV. Bode.
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