Archivio storico dell'arte — 1.1888

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CRONACA DELL'ARTE CONTEMPORANEA

ammesso poro che la nazione la più ricca di
opere d'arte, manchi di provvedimenti efficaci
a tutelarle; sicché una nuova legge, secondo
ragionevoli previsioni, sarà riproposta. Non
parrà inutile che in questa cronaca si faccia
ricordo dei concetti fondamentali della legge
ora respinta. Tanto meglio se essi potranno es-
sere sostituiti da concetti migliori! Il voto del
Senato racchiude un invito a nuove meditazioni;
ma intanto è giusto riconoscere che quella legge
rappresentava quanto di meglio potea farsi per
conciliare il rispetto alla proprietà privata colle
esigenze degli studi, col culto del bello, col de-
coro nazionale. La legge adunque stabiliva in
tutta Italia attivi uffici regionali, i quali faces-
sero il catalogo completo del nostro patrimonio
artistico, non pur tenendo conto delle opere ap-
partenenti alle pubbliche amministrazioni, ma
anche delle private. Dichiarava inalienabile
tuttociò che, compreso nel catalogo, fosse pro-
prietà dello Stato, delle provincie, dei comuni;
sottoponendo a tutela speciale gli enti morali,
ai quali ogni vendita era interdetta senza li-
cenza del governo. Quanto a monumenti di
proprietà privata, concedeva al governo diritto
di espropriazione, senza però che nello stabi-
lirne il prezzo si tenesse conto del pregio ar-
tistico ; quanto ad oggetti d'arte e d'antichità
mobili, ordinava avesse il governo diritto di
prelazione. Ma essendo prevedibile che spesso
le finanze dello Stato non avrebbero dato modo
di acquistar opere private, a rendere almeno
più difficile la vendita all'estero, prescriveva
la legge che il contratto fosse gravato di una
tassa del venti per cento, calcolata sul valore
dell'oggetto. Contemporaneamente preveniva i
possibili abusi di questa disposizione, acciocché
i privati non fossero esposti spesso a sentirne
il peso, dando istruzione agli uffici regionali
di non usare, catalogando le opere di pro-
prietà privata, le norme medesime con cui si
doveano catalogare quelle appartenenti a pub-
bliche amministrazioni. Queste prescrivea fos-
sero legate molto, ponendosi nei cataloghi an-
che opere d'importanza secondaria da esse pos-
sedute; ai privati si ponessero i soli vincoli

Fascicolo II.

rigorosamente necessari, registrando tra le
opere custodite nelle loro case soltanto quello
le quali avessero un altissimo valore.

Si è aperta a Roma il 20 febbraio l'ordi-
naria esposizione della Società degli amatori e
cultori di belle arti. La recente esposizione di
Venezia, le prossime di Londra e di Bologna
recano il loro naturale effetto, estenuando le
periodiche esposizioni annuali. Vi sono bei pae-
saggi del Cabianca che, dagli acquarelli venuto
alla pittura ad olio, indefesso insegue e spesso
raggiunge una gentile poesia. Il De Maria,
amante del fosco, conscio della forza che hanno
sull'immaginazione le indeterminatezze degli
oggetti avvolti nell'ombra, ha portato un qua-
dro intitolato Una giornata nefasta, ossia
una veduta del Tevere sulla sera, con una
barca ove sono accumulati i morti di pesti-
lenza. Nuvolacci irrequieti pesano nell'aria;
frizzi di luce sinistra radono i tetti, i muric-
cioli, le figure. C'è potenza fantastica innega-
bilmente; e ce n'è pure nell'altro quadro in
cui il De Maria ha dato colore e vita ad una
chimera decorativa dell'arte greca, strisciante
appiè di un fauno che suona, seduto su di un
bassorilievo antico ; una caldissima luce di tra-
monto involge questi esseri strani. Benes
Knùpfer continua ad essere un felice amante
del mondo dei sogni, ove folleggiano e tripu-
diano lo ninfe oceanine, vago dello intona-
zioni madreperlacee. Sono esposti ' buoni pae-
saggi del Petiti, del Roesler Franz, del Ber-
tollo, del Raggio, sempre intento a ciò che di
più caratteristico offre la campagna romana.
Belle acqueforti del Gilli, belle ceramiche del
Novelli e del Simonetti. Ma tuttociò non im-
pedisce che dal complesso non derivi al visi-
tatore un'impressione di meschinità, e che non
si provi un gran senso di sconforto dinanzi a
sì frequente vacuità di pensiero, ad ardimenti
irrefìessivi, ad imitazioni che esagerano quel
che di più difettoso si trova nel Michetti e
nel Favrotto, a spavalderie di pennelli che
non modellano ma strapazzano le forme.

G. Cantalamessa.

Per difetto di spazio la BIBLIOGRAFIA è rimandata al numero prossimo

D. GNOLI, Direttore [Febbraio 1888.
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