Archivio storico dell'arte — 1.1888

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GIAN CRISTOFORO ROMANO

in San Salvatore in Lauro e quella di Santa Monica in Sant'Agostino a Roma, come pure la sua
collaborazione nell'arco di trionfo di Castelnuovo a Napoli, ed altro. Il Muntz trovò notizie di
quello scultore negli anni 1463 e I4G4, in cui egli intagliò marmi per la loggia papale della be-
nedizione, e scolpì, insieme con Paolo Romano, il tabernacolo di Sant'Andrea nella, basilica
vaticana. 1

Nacque probabilmente verso il 1405, come si può desumere da quanto racconta Gian Cristo-
foro stesso, e cioè d'aver egli avuto in età giovanile ingegno e forza di contrariar le voglie del
Cardinal Giovanni d'Aragona, il quale morì nel 1485. Conviene ammettere che, alla morte del
Cardinale, lo scultore avesse almeno vent'anni per dolersi che Roma si spogliasse1 di cose singolari
e preziose, e per trovar il modo di impedire che uomini grandi e polenti venissero a capo di
possederle.

Suo maestro, secondo il Vasari, fu Paolo Romano; ed è probabile, del resto, che il cooperatore;
del padre suo lo iniziasse nell'arte, quando questi venne meno. Scrive il Vasari: « Fu creato di
Paolo Jancristoforo romano che fu valente scultore, e sono alcune opere di sua mano a S. Maria
in Trastevere ed altrove. » A chi si riferisce quel di sita ranno? Probabilmente a Paolo, e non a
Cristoforo, nonostante la costruzione, per la quale del resto può riferirsi all'uno o all'altro, e tanto
più che a Santa Maria in Trastevere trovasi un monumento sepolcrale, che porta scolpito il nome
Paulus romanus.

Quantunque non sia possibile per ora di determinare qual parte potesse avere Isaia da Pisa
nell'educazione artistica del figlio, perchè il monumento di S. Salvatore in Lauro, ove quegli
si rivelerebbe a noi schiettamente, sta coperto da un muro, pure Cristoforo Romano, nelle opere
note, dimostra l'innesto dell'arte paterna nell'arte classica. All'eleganza della scultura toscana
congiunge un profondo studio dell'antichità; intagliatore di gemme e cristalli, sa condurre sottil-
mente i particolari della forma; architetto, egli trova nobili cornici alle sue decorazioni.

Degli anni della sua educazione, de' suoi primi lavori a Roma non un ricordo. Noi lo incon-
triamo già lungi da Roma, nel 1491, a Milano ; ed è quello il primo incontro con lui. Da quell'anno
noi cominciamo a tessere il racconto della sua vita e a seguirlo nelle opere; ma, sussidiali da
scarsi documenti stilistici, non ci verrà fatto di presentare ben determinato il tipo dell'artista.
Noi speriamo tuttavia che, a poco a poco, quella figura riceverà luce ed anima dalla storia; egli
offriamo intanto il contributo delle nostre ricerche.

Nel 1491, alli 22 di giugno, Isabella d'Este scriveva alla sorella Reatrice, duchessa di Bari,
moglie di Ludovico il Moro, avvisandola di aver chiesto a questo, per qualche zorni, ciuci m.ro
Zohan Christophoro qual retroe in marmo la S. V., avendo d'uopo dell'opera di lui. 2 Un busto
di Reatrice d'Este comincia quindi la serie delle sculture di Gian Cristoforo. Probabilmente esso
era stato eseguito qualche tempo prima delle nozze di Beatrice, celebratesi alli 17 di gennaio 1491,
tanto più che Isabella non era stata a Milano, e non avrebbe avuta occasione di vederlo, e di

1 E. Muntz, Les arts à la cour des Papes. I. — Paris, Thórin, 1878, p. 255, 277, 285 e segg.

2 Archivio Gonzaga. Copialettere. Libro I.

111. noster Cimi quella securtà che me ha concosso la Ex. V. potere usare de lei et cose sue, la prego voglia
essere contenta de fare dire a quel mro Zohan Christophoro qual retroe la Illma Ma Duchessa vostra consorte et
mia sorella honma in marmo, che 4 venghi fin qua da me, perchè haveria bisogno de l'opera sua, et lo reputare)
per singolare piacere de la Ex. V. a la quale sempre mi raccomando. Ex Palatio Portus XXII Junij 1491.

111. Dnae Ducissae Bari

111. Io prego per la alligata lo 111. S. vostro consorto che 4 voglia essere contento de concedermi per qualche
zorni quel mr0 Zohan Cristophoro qual retroe in marmo la S. V., et dricio questa mia a lei, pregandola che, se
la intenda che dicto mro sia a Milano, voglia presentare la lettera al pt0 Sr suo consorte: se non gli fusse, non
ge la dia et la laceri, aciò che indarno non venghi ad usare troppa securtà do la Ex. S. a la quale insome cum
la vostra me raccomando sempre.

Ex Palatio Portus XXII Junij 1491.
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