Archivio storico dell'arte — 1.1888

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ADOLFO VENTURI

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naio 1501; 1 ma quando si pensi olio quel verseggiatore, per quanto è noto, non fu dopo il
18 giugno 1499 a Mantova, conviene ammettere che già a quel tempo Gian Cristoforo si trovasse
colà, e stringesse allora dimestichezza col bizzarro poeta. Scultor del marchese lo chiama il Pi-
stoia, in quella lettera con la quale chiede la punizione d'un ermedario spagnuolo, da Cristoforo
Romano a lui inviato, che invece di guarirgli di mal francese il figliuolo, glielo aveva con certo
unguento ucciso. Gian Cristoforo, al quale si era rivolto il Pistoia, era affetto pure di mal fran-
cese; cosicché il poela nei versi, ove scherza sul male che travagliava lui pure, dopo aver detto
di essere stato eletto a nuova dignità, tra i baroni di Francia, così si esprime:

Tre ne son meco nel regale ofizio
Galasso, Giancristofano e Diodato. 2

Come il Cammelli, così Gian Cristoforo doveva per quella incuràbile infermità,* terminare
innanzi tempo i suoi giorni. Non valsero le cure grandi ch'egli si ebbe, né le medicine appresta-
tegli da chi, avendo in istima le sue virtù, desiderava che avessero a manifestarsi appieno. L'in-
teresse che Isabella d'Este prendeva alla salute di Gian Cristoforo era vivissimo, e può inferirsi
anche dai suggerimenti che Margherita Cantelma dava alla Marchesana a prò dello scultore.4

(Continua) A. Venturi

1 Rime edite ed inedite di Antonio Cammelli detto il Pistoia, per cura di A. Cappelli e S. Ferrari. Livorno,
Vigo, 1884, lettera Vili, p. XLIX.

2 Op. sudd., sonetto a p. 189.

3 Parole di Sabba de Castiglione.

4 Arch. Gonzaga (Doc. favoritomi dal signor archivista Davari).

1502. 21 Agosto — Ferrara — Alla mar.sa Isabella,
jpma gra e^ patrona mia, humil. comm. Non dubito la Ex. V. desiderare la sanità del suo deditiss0 Johau
Cristophoro romano, sì per meritare cosi sue virtù, sì che quella sene potrà prevalere et servirsene, donde
desiderosa insta la mia forsa far cosa grata ad quella la exhorto et prego li piaccia ordinare al pto Johau cri-
stophoro se tranferischa in ferrara in casa che è qui Maistro Sebastiano de laquila medico singulare il quale se
obliga fra pochissimi jorni restituirlo in la pristina bona valitudine, et so certo che farra quanto dice por haverne
vista la experientia in Mosr Sigismundo mio consorte. Del governo et cura qual habia ad havere equi non riferirò
che mancarla al officio et debito de mia servitù et devotione con quella. Lo offecto demostrara lo animo il qual
con omni sua appendentia e de V. Ex. et ad quella deditiss." In bona gratia de la quale humilte mi racdo. Dat:
Fgrrarie XXI Augu 1502.

E. V. 111. d. Sertdce Margarita Cantelma.
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