Archivio storico dell'arte — 1.1888

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CORRADO RICCI

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videro nelle pareti della chiesa di Santa Rosa sino al settembre del 1632 in cui la ehiesa fu am-
pliata. Nel libro manoscritto del Monastero, citato dal Ceccotti come avente la data del 1462, si
legge il brano : « Anchora, per ornamento della decta ecclesia feron pengere li archi di epsa
ecclesia per mano de Mastro de Amelia. Et intorno la decta ecclesia per le sue circumferentie,
per immortale memoria feron pegnere la istoria de la decta Santa Rosa, tucti ad colori (ini et
ornare d'oro, per mano de mastro Benozo da Fiorenza, computate le spese facte alli detti maestri,

PARTE DEL PAVIMENTO NELLA CHIESA DELLA VERITÀ IN VITERBO

da un acquarello del prof. G. Gnoli
(Vedi fase. 2<>, pag. 29)

et loro salarij de quelle periture, montarono ducati trecento d'oro ». Il signor Oddi aggiunge che
il vescovo di Viterbo, Tiberio Muti, pensò a conservar copia di quelle pitture e « con atto solenne,
a rogito del suo cancelliere, in data del 31 agosto 1632, ordinò venissero riconosciute e copiate
da Francesco Sabatini pittore orvietano.... e nello stesso atto fu indicato con opportune iscrizioni
il soggetto di ciascuna delle nove pitture. Il pittore le riprodusse a disegno e colori in nove fogli :
e compiuta l'opera, le consegnò nella cancelleria vescovile, confermandone la verità con giura-
mento espresso in atto del 20 novembre 1632. I due rogiti originali, coi nove fogli disegnati, sta-
vano nel monastero : nel 1873, all'atto della soppressione sparirono : ma i sospetti ben fondali

Archivio storico dell'Aiate — Anno I, Fase. III. 2
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