Archivio storico dell'arte — 1.1888

Seite: 67
DOI Heft: 10.11588/diglit.17347.26
DOI Artikel: 10.11588/diglit.17347.28
DOI Seite: 10.11588/diglit.17347#0153
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1888/0153
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
CORRADO RICCI

67

trata dallo genti di un castello a piò del Cimino, si trovano figuro che Lorenzo ricordava certo
trescando nella chiesa della Verità.

Qui avrei finito, se una nota dei signori Growe e Cavalcasene non m'obbligasse alla ricerca
d'altri lavori. Essi scrivono che Lorenzo è probabilmente l'autore di una serie di affreschi rap-
presentante episodi della vita di S. Bernardino e di Sant'Antonio in S. Francesco di Montefalco.
Una lunetta, scrivono gii egregi storici, dimostra una larga influenza di Benozzo, che prima, come
ho notalo, aveva dipinto in quella chiesa dodici storie del fraticello d'Assisi. Ma i signori Crowe
e Cavalcasene aggiungono che uno di quegli affreschi scopre un ampliamento del modo di fare di Pier
dei Franceschi degenerato in caricatura de' suoi tipi e de' suoi difetti. Concludono affermando che la
serie osservata è inferiore a quella di Santa Maria della Verità, ma la mano è apparentemente
Ut stessa! Io non ho visto le pitture di Monlefalco, ma un criterio dei più semplici,.espresso sulla
fede degli stessi signori Growe e Cavalcasene, mi fa più che dubitare, escludere ogni ombra di
vero dalla loro ipotesi. Essi scrivono che in quelle pitture si legge la data MCCCCLXI. Ora nel 1401
Lorenzo da Viterbo aveva appena sedici anni. E lecito quindi chiedere come poteva così fanciullo
esser chiamato tanto lontano a rivestire di pitture le pareti d'una chiesa famosa ove poco prima
aveva dipinto anche Benozzo, e come poteva già esprimere e rivelare lo studio suo sui modelli
di Pier dei Franceschi e dimostrare, quantunque in mezzo ai difetti, la franchezza e la disinvol-
tura di un artefice provetto?!

Escluso quindi che le pitture di S. Francesco in Montefalco possano esser sue, vedo invece
la sua mano in una tavola che si trova nel museo municipale di Viterbo, assai rovinata. In mezzo
è la Vergine col putto, ai lati sono San Giovanni Battista e Santa Caterina. Questa tavola mi
sembra che preceda immediatamente ai primi lavori della cappella di Santa Maria della Verità.
Lo scorcio di due angeli, in alto, è interamente fallito. Sono schiacciati e non di scorcio. Ned le
due donne c'è però il tipo prediletto di Lorenzo, col naso rotondo e la bocca curva. Anche le vesti
di S. Giovanni sono trite e frastagliate come quelle dei Profeti e dei Santi Padri della vòlta de-
scritta. Null'altro mi è riuscito di trovare in Viterbo che ricordi il fare di Lorenzo. Del resto
sono convinto, contro l'opinione del Rosini, che ben poco possa ancor trovarsi di lui. La sua
vita fu troppo breve; lo splendore del suo ingegno rifulse e dileguò troppo presto.

Vapori accesi non vici' io sì tosto
Di prima notte mai fender sereno
Nè, sol calando, nuvole d'agosto !

Corrado Ricci

Errata-corrige. Nella parte di quest'articolo edita nel precedente fascicolo correggi:
a pag. 29, lin. 6 invece di leggende e figure — leggende e figure imaginate dai singoli artefici;
a pag. 30, lin. i invece di Sono finalmente conosciuti e credo — solo Credo ecc.
loading ...