Archivio storico dell'arte — 1.1888

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NUOVI DOCUMENTI

del sonano pittore padovano, 1 in (pianto che per esso
vien tolto ogni dubbio sul tempo in cui il Mantegna
venne ai servigi del detto marchese.

Nel suaccennato documento il marchese chiama An-
drea Mantegna, carissimo nostro famigliare ed aggiungo,
che da poco tempo abbiamo condotto ai nostri servigi.
Da queste espressioni noi dobbiamo ritenere, che se il
Mantegna non erasi ancora definitivamente stabilito a
Mantova sul finire di giugno del 1459, per le ragioni
esposte dal Baschet, egli era però fino dal gennaio del
detto anno inscritto fra i famigliari di Corte, e mostrano
che i patti proposti dal marchese Lodovico al Mantegna
nell'aprile del 1458 2 erano stati subito accettati dal pit-
tore, e confermano (pianto lo stesso Mantegna scriveva
nel maggio 1478, 3 che cioè, erano presso che 19 anni
che egli trovavasi ai servigi del marchese.

Ma ciò che di più interessante veniamo a conoscere
da questo documento egli è la fin qui ignorata onori-
ficenza colla quale volle fino dal bel principio il detto
marchese decorare il suo pittore.

Il dotto quanto munifico principe con animo squisi-
tamente gentile volle attestare al Mantegna l'alta stima
e considerazione in cui lo teneva collo insignirlo dello
stemma della propria Casa solo con qualche modifi-
cazione (modicum diferente) e coll'accordargli anche
Yimpresa del Sole col motto - par un désir -, che lo
stesso marchese aveva assunto nel 1448, dopo la bat-
taglia di Caravaggio, autorizzandolo ad usarne pubbli-
camente.

Al Mantegna, che, stando al suaccennato documento,
pare avesse sollecitato un simile favore, dove certamente
essere tornata gradita questa onorificenza, perchè tosto
l'assunse nei suggelli dello sue lettere, e deve averla
considerata come stemma della propria famiglia, se come
tale ancora lo si vede dipinto nella cappelletta della
chiesa di S. Andrea ove il Mantegna è sepolto.

Dopo ciò ecco il documento :

Ludovicus etc. Egregia virtus ac morum prestantia
quibus egregium virum Andream Mantegnam pictorem
de Padua, carissimum familiarem nostrum et quem ad
servicia nostra nuper conduximus, preditum esse intol-
leximus, ac rerum a se gestarum experientia cogno-
scimus, iure merito ad eum cumulatius exornandum
nos movent et alliciunt; et cum inter alia ornamenta
(pio a nobis cuperet illud sibi gratissimum et eius voto
consontaneum videretur insigne videlicet sou divisa
gonzago nostra, opere precium oxistimavimus ipsum
Andream hoc a nobis miniere non indonatum abire. In
nostri igitur in eum amoris et dilectionis testimonium

1 II comm. B. Cicchetti prova per un documento del 1152,
2 gennaio, che Andrea Mantegna fu nativo di Vicenza - Andream
Blaaij Mantegna de Vineentia - Arch. Veneto, Fase. 57 del
1885, pag. 1!J1 e seg.

2 Lett. del marcii. Lod. Gonz. M58, 15 aprile, pubbl. dal Ba-
schet, op. cit.

3 Lett. di A. Mantegna; Mantova, 1178, 13 maggio, pubbl. dal
Baschet, op. cit.

eundem memorato insignio seti divisa nostra, tamen quum
nos deferimus modicum diferente, (sic) presentimi! np-
strarum serie donamus insignimus et exornamus quam
in huius presontis nostri decreti^ medio ad majoreni
evidentiam pingi iussimus et transcribi. Est nempe
scutum listis quatuor, duabus scilicet aureis et reliquia
nigris intertextum 1 cum sole ac breve circumvolitante,
literis francigenis in eodom scriptis, videlicet, par un
désir, in supremo ipsius scuti margine in campo albo
insignito et picto; volumusque ut ipse Andreas dietimi
insigne privatim et publice prò eius arbitrio et volun-
tate in eius divisam ubiquo gestandi, eo tamen modo
quo supradictum est, liberam habeat potestatem. Que
res cum sibi iucundissima fuisse videatur, ita ad vir-
tutem et laudem assequendam non mediocre incitamen-
tum futurum speramus nec minus sue erga nos atque
nostròs augende dilectionis argumentum. In quorum
robur et fidem prosentes nostras fieri iussimus et regi-
strari, nostrique sigilli magni impressione muniri. Man-
tue die penultimo januarij 1459.

S. Davari

Un documento su Giovanni da Brescia

Nel libro d'Alfonso Rubbiani intorno La chiesa di
S. Francesco in Bologna (Bologna, Zanichelli, 1886) a
pag. 12 si leggono raccolte insieme tutte le notizie e
le ipotesi che riguardano l'architetto di quella chiesa
e che si possono riassumere in poco. Il Ghirardacci
dice che fu Marco Bresciano, che Ottavio Rossi chiama
Marco Marenda bresciano; l'autore della Guida di
Bologna edita nel 1791 scrive Nicolò bresciano. Il Rub-
biani dico che, quantunque molti Lombardi si trovas-
sero nel secolo xm in Bologna, pure ne' documenti clic
riguardano i Lombardi in quella città, non è riuscito
a trovar mai alcun Marco o Nicolò da Brescia. « Certa
è invece, egli aggiunge, l'esistenza in Bologna di un
maestro Giovanni da Brescia inzignerio o architetto,
dal 1231 al 1269. Esso noi 1231 è tra i firmatari del-
l'atto di Altedo; nel 1250, come apparisce dagli Statata
civitatis di quell'anno, dovè essere consultato da mastro
Alberto ingegnere del Comune circa le arginature del
Lavino; membro della Compagnia dei Lombardi come
alla matricola del 1269; ed ascritto alla Società dei
muratori (magistrorum muri) come alla matricola del
1272. Ma dello opero di cotesto mastro Giovanni o
Johaninus de brixia, il quale doveva pur ossero di gran
merito se il Comune lo fece consultare da (pici mastro
Alberto che era esso stesso una celebrità, nulla si co-
nosce. Sarebbe osso per avventura l'architetto di San
Francesco se è vero che fu un bresciano ? Il Ghirar-
dacci avrebbe errato solo nel nomo !' »

1 Avverto che nello stemma antico della Casa Gonzaga vi
sono tre l'ascie d'oro e tre nere.
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