Archivio storico dell'arte — 1.1888

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MARMI E BRONZI DHL RINASCIMENTO ITALIANO

n'oiio attribuite non c'è d'autentico che un ammirabile bassorilievo in marmo, la Madonna col
Figlio adorata da molti angeli (proprietà Gambier Pavus). Questa opera è segnata Opus Mini:
e benché di piccole dimensioni, ricorda nello stile i grandi ciborii di Santa Croce a Firenze e di
Santa Maria in Trastevere a Roma. - - Nulla abbiamo nella collezione di mano di Antonio Ros-
sellino, benché due opere molto inferiori gli siano attribuite nel catalogo, una delle quali forse è
uscita dal suo studio. Un busto in bronzo (del sig. Heseltine), qualificato come Filippo Strozzi e
attribuito a Benedetto da Majano, certamente non è di questo maestro, e neppure mi sembra rap-
presentare lo stesso personaggio che ritroviamo nella terracotta del museo di Berlino e nel marmo
del Louvre. Lord Wenyss ha mandato il busto in gesso duro creduto il ritratto di Lucrezia Borgia,
e inciso nel libro dell'He'iss, Les Mèdaillons de la Renaissance: è la figura di una donna giovane
e graziosa acconciata con molta civetteria, e le cui sembianze non hanno niente di comune con
quelle che riscontriamo nelle medaglie autentiche di Lucrezia. Pare che il museo di Berlino ne
abbia acquistato l'originale in marmo, e che ivi lo si ritenga come il ritratto della sposa di Fe-
derigo da Urbino.

Il sig. Drury-Fortnum ha esposto un'altra volta la sua famosa maschera di Lorenzo il Magni-
no», creduta con molta verisimiglianza essere stata modellata sul viso del principe estinto. Gli
occhi sono stati ritoccati e i capelli e il basso del busto aggiunti alla modellatura primitiva. Questa
maschera è forse l'abbozzo che ha servito per il busto dello stesso principe, coperto di berretto,
che appartiene a Lord Taunton.

Le scuole dell'Italia del Nord sono appena rappresentate fra le sculture, ed è invece nella
maravigliosa serie di medaglie, di plaquettes e di piccoli bronzi che bisogna qui ricercare le loro
principali caratteristiche. Tuttavia, ecco qui, nella collezione di Lord Wemyss, un mirabile meda-
glione in marmo, contenente il ritratto di profilo di una fanciulla, colla lunga capigliatura annodata
a treccia ; è una scultura un poco dura, ma molto espressiva, che forse ha fatto parte di un insieme
architettonico. Bisogna ricordare anche un bellissimo altorilievo in bronzo, la Flagellazione, che
il suo possessore, il sig. Salting, descrive senza ragione evidente come della scuola di Siena, ma
che è certamente di un artista di Padova, che si approssima molto da vicino al Riccio.

In mezzo di questa raccolta troneggia maestosamente il magnifico altorilievo, la Madonna
col Figlio e S. Giovannino, opera celebre della gioventù di Michelangelo, che è una delle più
preziose sculture possedute dalla Royal Academy. E noto che questo gran medaglione, più im-
portante per dimensioni di quello del Bargello, appartiene come questo al periodo fiorentino fra
il 1501 e il 1505. Non ha quell'armonia d'insieme, e l'adattamento perfetto alla forma rotonda,
che distinguono il tondo di Firenze; ma è di una concezione più ardita e più grandiosa, di una
modellatura più vigorosa. In questa opera sì fortemente ispirata della personalità del Buonarroti
si è in grado di vedere come egli, anche scegliendo un tema sì spesso trattato dai quattrocentisti,
fosse già lontano dal loro punto di vista, dalla loro maniera realistica di considerare la natura,
Irasligurandola con l'ardore e la delicatezza dei sentimenti. Michelangelo ricerca già qui il vago
e il grandioso, la concezione subiettiva del proprio temperamento morale ed artistico piuttosto
clic la concezione oggettiva che sì a lungo aveva soddisfatto i bisogni del secolo xv.

Sir J. C. Robinson espone una statuetta in terracotta dipinta, del Salvatore morto, che appare
intieramente nudo, in una attitudine che ricorda quella del Cristo nella Pietà di S. Pietro: ed è
forse per questa ragione che il possessore l'attribuisce, senza esitazione veruna, allo stesso Mi-
chelangelo. Essa è uno studio molto corretto e modellato con gran cura nello stile del grande
maestro, ma di una eleganza manierata e sforzata, che è molto lontana dalle concezioni proprie
di lui. Dove si vede del resto ch'egli abbia mai modellato la creta in quella forma laboriosa, o
terminato con mano tanto incerta un'opera di quelle dimensioni, che — se egli ne fosse veramente
l'autore — non sarebbe stata che lo sbozzo di una scultura più importante? Niente di tutto quello
che troviamo nella casa Buonarroti o fra i lavori in cera autentici del museo di Kensington, ci
autorizza ad accettare come esatte le conclusioni di Sir J. C. Robinson. Io sarei d'avviso piuttosto,
che questa statuetta, la quale fu scoperta in Spagna, fosse di mano di un imitatore spagnuolo di
Michelangelo; ma non saprei affermare niente su questo proposito.

Citerò anche un graziosissinio altorilievo minuscolo della Sacra Famiglia, attribuito ad Ago-
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