Archivio storico dell'arte — 1.1888

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FRTTZ v. HARGK

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alla mente le teste coi larghi zigomi ed il mento appuntito, le grandi bocche colle labbra grosse
e gli occhi oscuri alquanto socchiusi. Benché nell'esecuzione sia molto lontano dalla predella della
galleria vaticana indicata siccome di Benozzo Gozzoli, che oggi si può con sicurezza dire opera
di Francesco Cossa, pure il quadro ha con quella comune il colore chiaro e la maniera sciolta.
Con ciò intendo accennare soltanto al maestro, cui, secondo il mio parere, il quadro più si avvi-
cina, senza però che si possa metterlo, a mio avviso, sotto il nome di Gossa.

Nella raccolta del sig. prof. Kauffmann c'è un'opera di Domenico Panetti, una delle poche
sue, che trovinsi fuori d'Italia. Era prima nella raccolta del conte Redern, e recentemente è stata
ricordata dal Bode nel Jaìirbuch der preuss. Museen, anno 1884 p. 147, dove trovasi pure il fac-
simile dell'iscrizione. La quale suona: Anno nativitatis DNI MDIII Klis Aprilis Dominicus Panetus
cepit. Il quadro fu dipinto per la chiesa di S. Giobbe in Ferrara, passò più tardi nella chiesa di
S. Maria di Bocche e quindi in possesso del sig. Nicolò Zeloni di Roma (v. Barotti, Chiese di Fer-
rara, BarufFaldi, I, 192; Frizzi, Guida di Ferrara). Nò il Bottari, nò il BarufFaldi danno l'indicazione
completa, forse perchè si trova incisa in diverse parti del quadro : a destra ed a sinistra sulla spal-
liera del trono e giù alla base. Il BarufFaldi afferma che il quadro è stato compiuto nel 1600 dallo
Scarsellino; gli annotatori dicono invece che lo Scalpellino aggiunse quadretti d'ornamento; e
questo potrebbe essere esatto, poiché il quadro, come ora noi lo vediamo, appartiene del tutto alla
mano del Panetti. Rappresenta, con figure di circa 3^4 della grandezza naturale, la Madonna in
trono: sul suo ginocchio destro è il bambino, col braccio sinistro steso dietro il dorso di lei, e collo
sguardo rivolto all'ingiù verso S. Giobbe e Sant'Antonio di Padova, che stanno a sinistra del trono; a
destra di questo invece si vedono S. Vito e S. Pietro martire e nello sfondo un paesaggio. — Lo
stesso raccoglitore acquistò circa un anno fa una piccola e molto graziosa Madonna col Bambino,
seduta sotto un baldacchino, con Santa Maddalena a sinistra ed a destra Santa Caterina: essa era
prima posseduta da privati in Ferrara, e andava sotto il nome del Francia. Le amabili testine ro-
tonde cogli occhi oscuri ed i capegli lisci, i colori vari, ecl un certo fare alla maniera del Costa,
che si manifesta ad onta di tutti i caratteri particolari, ricordano il suo più importante scolare,
Ercole di Giulio Cesare Grandi, e credo che gli si potrà attribuire il quadretto senza errare.

Del Costa stesso la ricca galleria del sig. Wesendonck possiede un'opera più grande e molto
conservata. E un dipinto a mezze figure, quasi di grandezza naturale; nel mezzo in prospetto siede
la Madonna col Bambino in seno, che è adorato da S. Gerolamo in ginocchio a sinistra : di dietro,
tra questo e la Madonna, S. Francesco d'Assisi, con un crocifìsso in mano, e a destra accanto alla
Madonna, S. Giuseppe. A sinistra, nel fondo, un verde paesàggio con un paio di alti alberi e monti
azzurro-chiari in lontananza, ed una tenda rossa chiude a destra il quadro. I colori sono molto
forti e di grande luce, la carnagione ha un tono chiaro d'oro e delicate ombre brune; il quadro
sarà circa del 1500. È indicato con L. COSTA F.

Conservato men bene e di piccola dimensione è un quadro del Garofalo, che proviene dal
palazzo Altieri di Roma. Sur una balaustrata siede il Bambino, dietro a lui la mezza figura della
Madonna innanzi ad una tenda verde, a sinistra s'affaccia il piccolo Giovanni, e dietro a lui lo
sguardo cade sopra un paesaggio con un erto monte conico, che il Garofalo pone in tutti i suoi
paesaggi. Quadro di per se poco importante, esso ha tuttavia valore, perchè fa fede di un'epoca della
vita dell'artista, di cui abbiamo notizie documentate, e che trova qui la conferma. Del suo tipo di
Madonna, quale si osserva in tutte le sue opere posteriori, non havvi qui traccia ; la testa rotonda
cogli occhi chiari, dallo sguardo pensoso, ma alquanto fìsso, che il Morelli ha esattamente indicato
col nome di « occhi di civetta », pare come se fosse tagliata da un quadro di Beccaccino da Cremona.
E quindi stabilito approssimativamente anche il tempo, in cui fu dipinto. Io credo, che qui ab-
biamo una delle prime opere del Garofalo, come nel quadro della galleria Doria di Roma (II stanza
n. 90). La lettera di Boccaccino al padre del Garofalo, in cui gli annuncia, che suo figlio lo ha
lasciato senz'altro, per recarsi probabilmente a Roma, ha la data del 29 gennaio 1499. La data
non è sicura, e tuttavia il quadro dev'essere stato dipinto ancora sotto l'influenza degl'insegna-
menti del Boccaccino, probabilmente adunque circa nel 1500.

Non conosco in queste gallerie private nessun'opera di Dosso Dossi; in mio possesso è un pic-
colo ma buon quadro di suo fratello Battista, una fuga, in Egitto, con un paesaggio molto bello
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