Archivio storico dell'arte — 1.1888

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OPERE DI MAESTRI FERRAR RSI

parti tradisce dei lati deboli, troppo deboli e non causati dalla fretta, perchè lo si possa ascrivere
ad un artista come Ercole Roberti, sebbene in alcune particolarità lo ricordi. Non ha alcun punto
di riscontro colla rappresentazione di Getsemani nella predella di Dresda ; la composizione ne è
totalmente diversa. Per contrario la collezione Beckerath ci presenta ancora un eccellente dise-
gno di Lorenzo Costa. Nel mezzo sta la Madonna, in atto di guardare, colla testa rivolta verso
di lui, il Bambino, che tiene sul braccio destro ; sul dinanzi, a sinistra, vedesi un angelo che suona il
violino, a destra un altro che suona il liuto e attorno alla madonna teste di cherubini. Queste, la
metà inferiore della figura della Madonna, e l'angelo a destra, eccetto il capo, sono soltanto fatti
con un fino disegno a punta d'argento, tutto il resto invece è eseguito col pennello in colore bleu
e rilevato in bianco su carta bleu chiara. Le forme non ancora tanto magre e le teste piene e
rotonde accennano ai primi tempi del Costa; il disegno potrebbe essere circa dello stesso tempo,
a cui appartiene il suo più bel quadro, la Madonna in trono coi Santi del 1492 in S. Petronio in
Bologria. Un quadro per cui avrebbe potuto servire questo disegno, non m'è noto : forse è uno
schizzo non accettato da colui, che lo aveva commesso.

Sotto il nome del Dosso, si trovano tre disegni: una testa femminile, e dall'altra parte un
uomo ignudo, che porta sulle spalle un morto; disegno a matita rossa, le cui forme non concor-
dano con quelle del Dosso, e che io vorrei assolutamente non ascrivergli. Inoltre una figura ma-
schile, egualmente disegno in matita rossa, che offre troppo pochi punti di somiglianza per essere
attribuito al Dosso, e finalmente uno schizzo a penna, che ricorda il Dosso per il soggetto mistico-
romantico. Un giovane in un bosco siede sulla terra, guarda in uno specchio tenuto in alto;
innanzi a lui c'è un oriuolo a polvere, a sinistra un pavone, che a foggia di ruota allarga la sua
coda. L'enigmatico della rappresentazione ricorda la Circe della Galleria Borghese. ■— Ha voluto
qui il Dosso, colle sue idee romantiche, rappresentare una Vanitasi - - Quanto al concetto questo
disegno si approssima di molto a quel quadro, ed anche l'esecuzione e la trattazione delle forme
non ostano all'attribuzione.

Forse un'altra volta avrò occasione di tornare sulle opere di maestri di altre scuole italiane,
disperse qui presso privati collettori.

Pritz v. Harck
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