Archivio storico dell'arte — 1.1888

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

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servitù, et de quello possa et vaglia disponere et usare
come vero patrone, et possessore; et che Io dicto R.mo
Car.le o sui heredi et successori in futurum non possino
nè voglino per alcuno modo molestare, nò fare molestare
in diete case e solo concesse a dicto mastro Phobo ; imo
se dicto mastro Febo, o sui heredi in futurum fusseno
molestati sopra le diete 1 e solo da cpialuncha se voglia
persona, epso R.m0 Car.le o sui heredi siano tenuti
defensaro ad ogni sua spesa dicto mastro Phebo, o sui
heredi, et ogni lite che potesse nascere, su loro susci-
pere, e quella defensare e finire eorum expensis, senza
alcuno damno e interesse de dicto mastro Phebo, cum
questo inteso, che dicto mastro Phebo e sui heredi
siano tenuti et obligati a notificarlo et intimarlo a
dicto R.mo Car.le o sui heredi, e caso che diete cose
per lo R.m0 Car.le o sui heredi non lusserò obsorvate,
sia licito al dicto mastro Phebo, o sui heredi, propria
auctoritate et sine requisitione alicuius judicis, intrare
e possedere le diete case e solo concesse al dicto R.mo
Car.le, come se mai non fussero state pronuntiate, et

1 Manca case.

de quelle possa et vagla disponere, locare, e dislocare
come vero patrone e possessore; e questo dicemo, pro-
nuntiamo e sententiamo omni meliori modo via iure
causa et forma, absolvendo l'ima e l'altra parte, bine
inde, da ogni e ciascheduna spessa che fosse occorsa
por insino al presente di in dieta differentia.

« Bramante 1

« Lecta et data etc. ut supra in palatio apostolico
in loco qui dicitur Belvedere, sub anno etc. presen-
tibus discretis viris dominis Francisco domini Antonii
papiensi, Antonio Pelegrini laico fiorentino, et Petro
Sabatini laico carniolensi, testibus etc.

« B. de cenninis notarius rogatus.

« Al. Is. Turronus Polen.

(Archivio Urbano di Roma. — Registi'. X Instrum. c. 131.)

A. Rossi

1 Questo nome nel registro è scritto in maniera cosi di-
versa dal resto, da Ikr credere che l'amanuense abbia voluto
imitare la firma di Bramante, il che per sè solo basterebbe ad
infirmare l'opinione di chi lo credette illetterato.

RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

CAVALCASELLE e CROWE. — Storia della pittura in Italia.
Voi. IV. - I pittori contemporanei ai fiorentini ed ai senesi
del secolo xiv e prima parte del secolo successivo nelle
altre provincie d'Italia. - Firenze, Succ. Le Monnier, 1887.

In una rivista di storia artistica come YArchivio
storico dell'Arte sarebbe cosa affatto superflua il par-
lare dell' importanza della Storia della pittura in Italia
dei signori Cavalcasene e Crowe. Già da parecchi anni
quest'opera, compilata con ammirabile diligenza e con
cognizione rara a trovarsi, è divenuta il necessario fon-
damento per ogni genere di ricerche sulla pittura ita-
liana. Sarebbe sembrato impossibile che l'immenso ma-
teriale che si trova raccolto nell'edizione inglese e nella
tedesca potesse essere sostanzialmente aumentato ; ep-
pure ciò è avvenuto nella nuova edizione italiana. Già
nei tre primi volumi gli autori avevano lavorato instan-
cabilmente ad aumentare ed a completare i dati prima
raccolti; ed il risultato del lavoro ci si mostra splen-
didamente in questo quarto volume, nel quale ormai
la pittura dell'alta Italia viene studiata non meno ac-
curatamente di quanto lo era stata prima l'arte toscana.
Si è supplito cosi in modo assai lodevole albi mancanza,
finora deplorata, di un'ampia ed esatta statistica dei

monumenti dell'arte nel settentrione, e si è dato prin-
cipio anche in questo campo fino ad oggi inesplorato,
ad una critica stilistica, che per il Trecento presenta
sì grandi difficoltà.

Nel primo capitolo sono trattati gli artisti dell'Um-
bria e delle Marche, i quali, in sostanza, stanno sotto
l'influenza della scuola di Siena. Primo di tutti Ode-
risio da Gubbio, il miniatore celebrato da Dante, ma
le cui opere non si conoscono. Nelle altre edizioni gli
autori avevano espresso l'ipotesi, che possa essere stato
miniato da lui il celebre Messale in San Pietro — ipo-
tesi che io combattei noi Kunstfreund (1885), osser-
vando che le miniature sono senza dubbio opera di
Pietro Lorenzetti; sul che ora, lo noto con soddisfa-
zione, i signori C. e C. sono meco d'accordo. Viene
quindi Guido Palmerucci, del cui stile possiamo giu-
dicare da alcuni affreschi conservati in Gubbio. Non
possiamo però dire di avere un suo lavoro autentico,
perche gli affreschi in San Francesco a Cagli, che si
dicono firmati da lui, sono certo da riferirsi ad un
tempo posteriore; e quanto ad una serie di pitture mu-
rali esistenti a Gubbio in Santa Maria dei Laici e in
San Francesco, non si può determinarne il pittore. In
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