Archivio storico dell'arte — 1.1888

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

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simili ed una pala d'altare composta di varie parti
e rappresentante la morte di Maria, tutte tre nella
Pinacoteca di Bologna. E forse è anche opera sua un
affresco col Cristo sulla croce fra Maria e Giovanni
presso il portale di San Giacomo Maggiore.

Tutti questi pittori, insieme ad altri ancora, lavo-
rarono certamente nella chiesa di Mezzarata allora esi-
stente fuòri della città, che contiene affreschi, in mas-
sima parte distrutti, dell'antico e del nuovo Testamento.
Nelle aniiche guide sono nominati un Cristoforo, un
Jacopus, un Laurentius, un Simeon. Ho ripetutamente
esaminato gli affreschi, ed ecco i risultati a cui credo
di esser giunto, ma che esprimo colla massima riserva:
Le storie della vita di Mose sono rozze, e, come osser-
vano anche C. e C, si allontanano dai Bolognesi finora
considerati; ciò vale ancor più per la vita di S. Giu-
seppe, che si dice contrassegnata col nomo Jacopus.
La Nascita di Cristo, una composizione molto grande
sulla porta d'ingresso, ascriverei, come il Malvasia, a
Vitale; gli affreschi della Giovinezza di Cristo, che il
Malvasia dice firmati coi nomi Jacobus e Simeon, a
Jacopo degli Avanzi; e nella serie che sta più sotto
credo di riconoscere lo stile di Simone, quantunque
C. e C. vi trovino il nomo di Jacobus. Non mi pare
di veder qui la mano di Jacobus Pauli, di cui si tro-
vano quadri firmati nell'Accademia, in S. Giovanni Mag-
giore e nel Louvre.

L'ultimo dei pittori bolognesi nominati da C. e C.
è, oltre a Petrus Johanis (Lianori), un Zuan da Bolo-
gna; un suo quadro esiste nell'Accademia di Venezia.

Ora seguiamo le nostre dotte guide a Ferrara. Il
più antico pittore di cui si fa cenno, Gelasio, si può
quasi dire un personaggio mitico. Come C. e C. di-
mostrarono, tutti i lavori che ancor oggi gli si attri-
buiscono a Ferrara, non hanno nulla a che faro con
lui. Molto ingenua è l'asserzione che sia opera sua una
Madonna della prima metà del secolo xv, ora nell'A-
teneo, una figura, che, a quanto paro, andò molto in
voga; tanto è vero che ne trovai due antiche riprodu-
zioni nella Galleria Lombardi. Anche di Laudadio Ram-
baldo e di altri, la cui conoscenza dobbiamo al Cam-
pori ed al Venturi, non si sanno finora che i nomi.
Maggior chiarezza invece sembra si vada un po' alla
volta facendo su Antonio da Ferrara, che, stando al
Vasari, fu scolaro di Agnolo Gaddi, dipinse nel 1438
nel Palazzo degli Este, e più tardi maritò una sua figlia
con Bartolomeo Viti. Le ricerche sul conto suo comin-
ciano da un quadro con la sua firma e con la data
del 1439, che da S. Bernardino passò nella Galleria di
Urbino, e dagli affreschi del 1437 a Talamello presso
Pesaro, che ultimamente furono studiati dal Pina. In
qual grado possano questi ultimi confermare il giudizio
che di lui ci facciamo esaminando il quadro di Pesaro,
non sta a me il dire. Debbo però confessare che da
essi mi feci un'idea alquanto differente da quella di
C. e C. sullo stile particolare di quell'artista. Che nulla
sveli un'influenza di Agnolo Gaddi, osservarono già gli

autori della Storia della pittura. A me sembra piutto-
sto che nei lavori di Antonio si veda chiaramente la
imitazione di Gentile da Fabriano. Vi si notano però
anche una durezza ed una energia ferrarese, che noi
osserviamo benissimo in opere di maestri posteriori, e
che qui per la prima volta ci si presentano come ca-
ratteristiche dell'arto di Ferrara. Non mi pare da attri-
buirsi ad Antonio l'Annunciazione nella chiesa deHa
Santissima Annunziata fuori d'Urbino, che mostra piut-
tosto lo stile del Nelli; e nemmeno gli affreschi della
cappella Bolognini in S. Petronio a Bologna. Invece mi
sembra di trovare il suo stile in un gonfalone nella
Galleria d'Urbino, rappresentante la Crocifissione e due
Santi. Certo sarebbe questa un'opera posteriore del
maestro; e l'imitazione del suo stile si fa vedere in
un secondo gonfalone della stessa Galleria, che rappre-
senta la Predica di S. Giovanni Battista. Come precur-
sore diretto di Cosimo Tura e di Francesco Cossa,
questo maestro ferrarese merita veramente di essere
studiato più da vicino. Falsamente gli sono attribuiti
dei dipinti nella Galleria di Ferrara.

Da questa scorsa nel Quattrocento ritorniamo alla
pittura in Modena nel secolo xiv. Perdura ancor sem-
pre l'oscurità intorno al pittore Tommaso da Modena.
Non si può ancóra determinare con precisione, se egli
sia nato a Treviso o a Modena, e se gli affreschi di
Treviso che gli si attribuiscono (S. Niccolò, S. Fran-
cesco, Santa Margherita) sieno tutti suoi, o di un altro
pittore dello stesso nome. Certo è, che fu chiamato
da Carlo IV a dipingere nel castello di Karlstein in
Boemia, e che vi dipinse affreschi in gran parte ancora
conservati, e quadri, uno dei quali giunse nel Belvedere
a Vienna col nome di suo padre Rarisinus o Barisinus.
C. e C. dubitano che sia lavoro suo un piccolo altare
nella Galleria di Modena, opera di un Tommaso. Quivi
trovasi pure un quadro del 1370, dovuto ad un pittore
che del resto ci è sconosciuto, Paolo de Mutina. Di
altri maestri non conosciamo che i nomi. Soltanto di
uno, Barnaba da Modena, ci sono conservati numerosi
dipinti (a Francoforte, Berlino, Torino, Pisa, Alba, Ri-
poli), e questi ce lo dimostrano come un artista severo,
amante della grandiosità antica, da un lato in relazione
con la scuola bolognese, dall'altro colla sienese. Su una
pala di altare del 1385 nella cattedrale di Modena tro-
viamo il nome di Seraftnus de Serafinis, che nel 1373
fu occupato in S. Domenico a Ferrara. Barnaba lavorò
a Genova nel 1364 e nel 1370.

Di pittori della Liguria ne troviamo nominati pochi :
un Bartoloìneo de Camulio, di cui è conservato un
unico lavoro nel Museo di Palermo; un Franciscus
Nerii de Yultrio (un suo quadro esiste a Modena), ed
un Francesco d'Oberto, che, secondo Soprani, dipinse
nel 1368 una Madonna con due Santi. Questo dipinto,
che C. e C. conoscono soltanto da un' incisione del Ro-
sini, si trova presentemente al Municipio di Genova.

Nelle chiese di Verona, specialmente in San Zenone,
Sant'Anastasia e S. Fermo, si conservano abbastanza
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