Archivio storico dell'arte — 1.1888

Seite: 143
DOI Heft: 10.11588/diglit.17347.36
DOI Artikel: 10.11588/diglit.17347.44
DOI Seite: 10.11588/diglit.17347#0233
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1888/0233
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
MISCELLANEA

143

chitectura aliisque ingeniorum artibus adeo excellenti,
ut si priscorum occubuisset temporibus, nostra illuni
felicius legerent. Yix. Ann. LV Mens. XI Dies XX.

Lucretia et Jo. Salustius optimo coniugi et parenti,
non sine lacrymis Simonis, Honorii, Claudi, Emiliae
ac Sulpitiae minorimi fdiorum, dolentes posuerunt.
Die IIII Januarii MDXXXVI.

Il Comune di Roma dovrebbe di nuovo far scolpire
questa epigrafe e collocarla non lungo dal sepolcro di
Raffaello. E vergogna che chi si reca a visitare il
Pantheon non vi trovi neppure il nome del grande
architetto che v'è sepolto. D. Gnoli

La prima edizione del " Libro d'Antonio
Labacco appartenente a l'architettura nel
qual si figurano alcune notabili antiquità di
Roma. " — La lunga serie degli illustratori dei monu-
menti di Roma nel sec. xvi, quali il Lafreri coi suoi
collaboratori francesi, spagnuoli e fiamminghi, il Cock, il
Dosio, il Du Perac, il Pitoni, il Cavalieri, è aperta da
un artista romano, Antonio Abbaco o Labacco, architetto
e maestro di legname (come lo disse il Vasari), e che li
ha tutti preceduti : e l'opera sua sulle antichità di Roma
è comunemente ritenuta per una delle più commende-
voli per la bellezza degli intagli, benché l'interesse che
essa può avere per la storia di queste antichità sia oggi
molto scemato, trattandosi quasi intieramente di rico-
struzioni di antichi edifici. Siili' autore di essa ben
poche notizie si hanno, riducendosi a quelle, e non
son molte davvero, che ne dà il Vasari, il quale ne
parla in tre luoghi, cioè nella vita di Marcantonio, in
quella del Sangallo, e in quella di Francesco detto dei
Salviati. Non si sa neppure quando sia nato, certo in-
nanzi il 1500 se in una lettera a Baldassarre Peruzzi
del 9 novembre 1528 (pubblicata dal Bottari nel To. II
della Raccolta di lettere sulla pittura scultura ed ar-
chitettura, ecc., pag. 377) gli annunzia di aver preso
moglie, e parla di ciò come uomo già assennato, anzi
maturo. Della sua valentia come architetto fa fede il
bel portone del palazzo Sciarra Colonna, comunemente
attribuitogli, benché ci sia chi lo ritiene del Vignola.
Nell'avviso ai lettori, che è preposto alla sua opera,
racconta di aver lavorato a misurare le antichità,
e ricostruirne i diruti edifici, insieme al Bramante e
Antonio di Sangallo suo maestro; che il figlio Mario
gli si offerse ad intagliare esse stampe, e quindi ag-
giungo : «... mentre eh' io attendeva a sollecitar Mario,
che riducesse a perfettione questa tal impresa, mi è
occorso alcun dubbio, che per haverla mostrata a certe
persone, ho dubitato di quel che ci sarebbe potuto in-
tervenire, si come ci è avvenuto in altro cose, che Ria-
vendole lassate vedere sono state stampate, et altri gode
le nostre fatiche. Per ciò mi son deliberato di metter
fuori queste poche ch'io mi trovo in essere, accio non
venisse ad effetto quel' di ch'io mi dubitava »; pro-
mette in fino di mandare in breve tempo a perfezione
tutta l'opera.

Di questo prezioso volume finora si credeva prima
edizione quella del 1558 (Impresso in Roma, in casa
nostra ne gl'anni del Signore M.D.LVIII...) ad onta
che il privilegio veneto pubblicato nel recto della quarta
carta abbia la data del 1552: però il Cicognara, al
n. 538 del suo Catalogo, rilevando questa circostanza
osserva soltanto : « Non abbiamo veduti esemplari colla
data del 1552, contemporanei al Privilegio della Signo-
ria di Venezia, che dovrebbero essere senza il privile-
gio dei Papi posteriori, quando realmente non seguisse
la stampa molto dopo. »

Ora la biblioteca Vittorio Emanuele ha avuto la
fortuna di acquistare un esemplare di questa rarissima
edizione, sconosciuta fin'a oggi. Essa si compone del
frontespizio inciso, identico a quello delle edizioni po-
steriori, di una carta stampata che contiene la prefa-
zione di Antonio Labacco a li lettori e il colophon :
Impresso in Roma in casa nostra ne gli anni del S.
M.D.LII. Con privilegio Apostolico e Veneto \ per anni
dieci; quindi 23 tavole senza numero, incise in 24 carte,
essendovene una doppia; poi la grande tavola del Porto
Trajano, coi numeri 29, 30 e 31, una carta di spiega-
zione stampata da ambedue le parti, e quattro tavole
senza titolo nò numero. La composizione del volume è
perciò identica a quella della edizione del 1558, salvo
le carte preliminari che sono due invece di quattro, e
alcune lievi differenze, cioè che la tavola 19, Pianta
del Tempio di Giove Statore nell'edizione 1558, ha
invece il titolo : Pianta del Tempio seguente nella edi-
zione originale ; che nella tavola doppia 23-24 la spie-
gazione è incisa dentro alla tavola in quella, e in que-
sta è a stampa sul margine sinistro; che il foglio di
spiegazione è stampato in corsivo invece che in ro-
mano ; e che le ultime quattro tavole sono senza titolo
nè leggenda alcuna. Come ho detto, le tavole sono
tutte senza numero, ad eccezione di quella numerata
29, 30, 31, circostanza singolare, poiché computando
anche le due carte preliminari, non si avrebbero per essa
che i numeri 27, 28, 29. La parte stampata è nel bel
carattere corsivo minuto caratteristico del Biado ; quindi
è da ritenersi che il Labacco affidasse la tiratura delle
tavole incise in sua casa, e la parte tipografica del
volume ad Antonio Biado che allora era senza dubbio
il miglior stampatore di Roma.

G. Fumagalli

Un quadro di Giovan Battista de' Rositi
da Forlì. — A Veli etri, nella chiesa di Santa Maria
del Triduo, vedesi nella prima cappella, a destra, in
una parete laterale, un quadro con la seguente iscri-
zione:

Jo. Baptista de Ro
sitis de Forlivio
pinxit • 1500
| de mense Martij

Vi è rappresentata, sotto ad un tempietto, la Ma-
loading ...