Archivio storico dell'arte — 1.1888

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UN DISEGNO INEDITO DI GALEAZZO ALESSI

comprendono due planimetrie, ima facciata e la decorazione del cortile d'onore — ci rappresentano
l'edificio immaginato sopra una pianta rettangolare e sono una parte dei primi disegni che l'Alessi
eseguì in Genova dietro la richiesta fattagli dal Marino e colla indicazione indeterminata dell'area
disponibile per l'edificio. Al momento della esecuzione, l'area si presentò più estesa e a forma
irregolare, il che condusse a rilevanti modificazioni nella distribuzione planimetrica dell'edificio,
le quali furono imposte altresì da circostanze speciali che qui non è il caso di richiamare.1 Una
delle piante della Raccolta Bianconi porta precisamente l'indicazione, in braccia milanesi, di alcune
varianti che furono introdotte : ma il disegno della facciata verso Piazza San Fedele 2 rimase nel

^ ______________ rapporto di palmi genovesi senza avere qualsiasi indica-

t*^Sfclni-,,^:|,7vt~^ zione delle modificazioni che lo scomparto decorativo

della facciata ebbe a subire m conseguenza del maggiore
sviluppo dato alla pianta dell'edificio. A questa lacuna
provvede il disegno che presento, il quale costituisce uno
studio di transizione fra il primo concetto della Raccolta
Bianconi e lo stato effettivo dell'edificio quale venne
costrutto. Infatti il disegno in questione è lo schizzo che
l'Alessi tracciò rapidamente per determinare in braccia
milanesi le altezze principali della facciata: egli però
non si è limitato a tradurre integralmente le dimensioni
J I^Sf-W'= in palmi genovesi del primo disegno, in braccia milanesi,

ma v' introdusse delle modificazioni sostanziali, pur non
alterando il concetto fondamentale. Così ad esempio il
cornicione tanto originale e poderoso del palazzo, che
nel disegno d'assieme si presenta eccessivo in altezza
(palmi genovesi 8 ossia metri 2 circa), venne ridotto a
sole due braccia milanesi e cioè metri 1 20: la trabea-
zione dorica del piano terreno, che nel disegno di assieme
era stabilita secondo le regole scolastiche ad una quarta
parte dell'altezza complessiva dell'ordine, venne resa
meno pesante, e lo stesso dicasi per la trabeazione jonica
del primo piano, la quale pure si scostò dal rapporto
classico del quinto dell'altezza dell'ordine. Le proporzioni
fra le varie masse della decorazione migliorarono senza
però arrivare a quelle che furono effettivamente adot-
tate. Infatti le varianti che ho indicato non miravano ad
alterare l'altezza complessiva dell'edificio quale era stata
stabilita nel primo concetto, giacché questo assegnava
l'altezza al canale di gronda di palmi 83 e cioè metri 20 50, misura che corrisponde a quella di
braccia milanesi 34 che si ha coll'addizionare tutte le misure parziali del disegno in questione:
uno schizzo a parte (v. schizzo B) dà l'altezza dell'attico in oncie 30 e cioè metri 1 50, misura che
corrisponde ai palmi genovesi 6 del disegno d'assieme. Dal che risulta che in entrambi i disegni
l'altezza dell'edificio, compreso l'attico, era progettata di metri 22. Ma all'atto pratico l'altezza
venne portata a metri 26 32. Questo aumento non indifferente dipende in parte dalla maggiore
importanza data all'attico il quale, in considerazione della strettezza delle vie che circondavano
il palazzo, venne eseguito coll'altezza di metri 3, e cioè il doppio di quella rappresentata nei di-
segni. La maggior parte dell'aumento in altezza dell'edifìcio venne però ottenuta col modificare
nuovamente il rapporto fra le trabeazioni elei vari ordini e le colonne o lesene allontanandosi

1 Delle varianti introdotte nel concetto primitivo della pianta si fa parola nel n° 2 della Raccolta Milanese 1888,
nel quale si dà altresì la riproduzione dei disegni planimetrici.

2 Venne pubblicato in facsimile nella Relazione della Giunta Municipale per il completamento del Palazzo
Marino — Milano, Rebeschini 1886.
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