Archivio storico dell'arte — 1.1888

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GIAN CRISTOFORO ROMANO

veva il Trivulzio, « che insieme co' figliuoli, Plinio dice esser tutta d'un pezzo, Giovannangelo Ro-
mano e Michel Cristofano Fiorentino, 1 che sono i primi scultori di Roma, negano ch'ella sia d'un
sol marmo, e mostrano circa a quattro commettiture, ma congiunte in luogo tanto nascoso, e tanto
bene saldate, e ristuccate, che non si possono conoscere facilmente, se non da persone peritissime
di quest'arte. » 2

Non è noto a quali lavori Giulio II applicasse lo scultore: può soltanto affermarsi che gli
commise una medaglia con l'effigie propria. Essa è quella che porta nel diritto la leggenda
IVLIVS II LIGVR SAON(msft) PONT(ifeoo) MA3L(imus% scritta intorno alla testa del Papa, vòlta
di profilo, coperta da una callotta. Nel rovescio, veggonsi le figure allegoriche della Pace e della
Fede, in atto di stringersi la mano sur un tripode ardente: la prima tiene un ramoscello d'olivo
nella sinistra, e la seconda poggia il piede su di una sfera, e tiene un remo essa pure con la sua
sinistra. Intorno stanno le parole, a continuazione della scritta del diritto della medaglia: IVSTI-
TIAE PAGIS FIDEIQ(we) ■ REGVPERATOR. Da quanto abbiamo esposto, risulta che la medaglia
non fu eseguila verso il 1505, come suppose il Valton, bensì nei primi mesi del 1506.

Lo scultore stette a Roma nel 1506 e parte del 1507; ma di lui in quel tempo non abbiamo
notizie di sorta. Il carteggio d'Isabella d'Este non offre che scarsi documenti, in quel periodo, per
la storia di Gian Cristoforo. Ai primi d'agosto del 1506, la Marchesana non lasciava di eccitare

10 scultore a spedirle cose rare; e fingeva di mostrarsi indispettita con lui, perchè, nel suo
passaggio per Urbino e Fossombrone, non aveva dato un esemplare della medaglia gettata in suo
onore all'Unico Aretino, e gli rendeva conto delle cose d'arte di recente acquistate, cioè un vaso
di agata del quondam Vivianello, la Faustina del Mantegna, 3 e un altro oggetto rappresentante,
forse in bassorilievo, la summersìone di Faraone.4

che V. S. gli avera comodo stare e dolce compagnie e maxime quella di madonna felise figliola del papa quale
e donna gentilissima e de gentile ingegno e bontà e dedita a lettere et a le antichità e a tutte opere virtuose
ed e schiava a V. S. che più volte parlando io con lei me la replicato.

Io mi sono alegrato et alegro del bel parto di V. S. che dio ne sia ringratiato poi chel male a habuto cosi
bel fine ma state di buona voglia che dio ha diterminato darvi molte letitie a la fila. Dico ancora a V. S. chel
cupido quale a tolto Mesr lodovico brugnolo per V. S. e cosa excellente e singulare e potrassi mustrare sicura-
mente per cosa rara e vale ogni denaro e vi giuro per lo dio chio adoro che sei fussi stato tolto in nome de
altra persona che di V. S. chel non saria maj uscito di roma. Perche altre volte chio era putto ebi ingegno e
forza di retenere simile cose al cardinal di ragona morto e lorenzo di medicis perche mi doleva e duole quando
roma se spogli de cose cosi singulare perche ve ne son rare de simile ma per conto di V. S. io son per non
stimar tutte le cose del móndo pur chio sapia farvi cosa grata a la quale come uni il servo me ricomando Rome
die primo decemb'8 1505.

El servo de V. S. Joan Christofano Romano
Io credo che in questa ora monsignore sia creato cardinale e se non e non può far molta dimora perche cosi
vole il papa.

1 Su questo scambio erroneo del secondo nome de' due artisti discorre il Fea.

2 Bottari, Raccolta di lettere, ecc., 1754-1768, III, lettera CXCVI, p. 321.

3 Era una Faustina antica di marmo pario. (V. Labus: Museo della R. Accademia, ecc., al voi. II, p. 70;
e D'Arco: Delle arti e degli artefici di Mantova, voi. II, Mantova, 1859).

4 Arch. sudd. — Copialettere d'Isabella d'Este Gonzaga. Lib. 19.

Dn0 Bernardo de Accoltis Aretino
Clarmo ecc. Verissimo è che noi dessimo commissione a Jo. Christophoro sculptore nostro familiare che nel
transito suo da Urbino per Roma dovesse giungere ad Fossimbruno o dove fussi per visitarvi et donarvi una
de le medaglie che esso de la testa nostra haveva facte et questo per dui respecti: el primo per fare honore al
sculptore de l'artificio suo, capitando in mane de persona de tanta virtù e di tanto judicio quanto è in la S. V.

11 secundo perchè la conoscesse che noi tenevamo quel conto de lei che per la affectione intendemo portarci
siamo debitrice. Havemo presa non mediocre admiratione che Jo. Christophoro tolto ni havesse exemplo non vi
la desse nò anchora vi l'habbi data: dolemone cura nostre lettere di lui et di novo gli imponemo a darvila cum
avisarni le cause de la retentione. Se altro vorrà intendere V. S. da noi haverà sempre libera et senza fraude la
risposta.

Sachetis III augusti 150G.
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