Archivio storico dell'arte — 1.1888

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I

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IL BANCO D'AGOSTINO CHIGI

secolo xv. 1 Accanto alla stanza del banco, sussistono pure le due stanze indicate colla lettera F,
dove si teneva l'archivio, con volte a lunette della stessa costruzione; ma le due stanze sono oggi
unite da un arco aperto nel muro divisorio.

« In uno stanzione dell'ultimo piano (così la Descrizione citata) vi è un suffltto scorniciato
fatto a ottangoli e quadretti con pitture che rappresentano Marte e Venere presi nella Rete, et

STATO ODIERNO DEL BANCO DAGOSTINO CHIGI

Vulcano che lavora alla fucina, e Cupido gli assiste, con il motto sotto: Furto amoroso scoperto
dal sole. E vi sono alcune lettere majuscole scritte in oro nel pariete di d.° stanzone del tenore
seguente :

« Mars Venus et Natus Somnus Corais Paterq. Lieus sint procul

« Is quondam Mercurii est thalamus montibus auratis

« Affulsit stella secundi Mercurii a radiis est mihi nata... 2

« Seguivano altre lettere che hoggi non possono distinguersi per esservi stato dato di bianco.

1 Agostino venne in Roma l'anno 1485, ma solo più tardi tenne banco a sè. Egdi faceva grande stima del
Perugino e del Pinturicchio, che molto dipinse in Roma sulla fine del secolo. Nel 1500, Agostino così scriveva
a Mariano suo padre: « Sopra la cappella vostra ho inteso l'intenzione vostra... che voi dite ha ver parlato a
Mr.° Pietro Perugino, vi dico, che volendo fare di sua mano, Lui è il meglio Mastro d'Italia. E questo che si
chiama Patorichio è stato suo discepolo, il quale al presente non è qui; altri mastri non ci sono che vaglino. »
Arch. della Soc. Rom. di St. Patria, voi. II, fase. IV, p. 481.

2 Sono due distici, trascritti scorrettamente, e che credo debbano leggersi così :

Mars, Venus et Natus, Somnusque, paterque Lyaeus

Sint procul : is quoniam Mercurii est thalamus,
Montibus auratis affulsit stella secundi

Mercurii: a radiis est mihi nata (dies).

— Stieno lunge Marte, Venere e suo figlio, il Sonno e il padre Lieo, poiché questo è il talamo di Mercurio.
La stella del propizio Mercurio rifulse sui monti dorati: da' suoi raggi è a me nato il giorno. — E chiara l'al-
lusione allo stemma dei Chigi, formato di sei monti d'oro sormontati da una stella. Questa doveva esssere la
stanza dove Agostino trattava gli affari.
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