Archivio storico dell'arte — 1.1888

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BENEDETTO DA MAIANO

ritenersi di Luca della Robbia; ma finora, nonostante le più accurate ricerche, non m'è riuscito
di rinvenire alcun documento che escluda od affermi l'opinione del ciotto tedesco, che le attri-
buisce a Benedetto da Maiano. Al Bode non è sfuggito che solo le due lunette situate sulle porte
della sacrestia di nord-ovest e di quella di nord-est sono di terracotta smaltata; ma se avesse
potuto osservare le altre due sotto buona luce, si sarebbe anche accorto della loro contraffazione
ottenuta per mezzo di calchi fatti sul S. Matteo, al cui Angelo venne sostituita l'Aquila, e sul S. Luca,
al cui Bove venne surrogato il Leone. Ove ora esistono queste nuove lunette che nel 1868 furono
plasmate in stucco e verniciate ad olio per opera del Recanatini1 è a credere, sebbene non se ne abbia
veruna memoria, che una volta sian state due altre in terracotta vetrinata fatte per mano dello
stesso artefice di quelle del S. Matteo e del S. Luca, e che ne fossero rimosse, allorquando vi fu-
rono impostate le mensole a sostegno delle cantorie dei due più antichi organi, eretti il primo
tra il 1512 e '13 sopra la porta della sagrestia di sud-ovest, ed il secondo, tra il 1564 e '65, su
quella della sagrestia di sud-est; dei quali, benché distrutti nel 1796, conservansi ancora le di-
pinte portelle.

Quanto poi all'affermazione del Bode, che il lavamani sia opera giovanile di Benedetto, non
vedo come egli possa appoggiarlo all'autorità del Vasari; poiché questi dice bensì che Benedetto
nella sua giovinezza lavorò di legname e d'intarsio; ma parlando di lui in Loreto, non trovo
che, tanto nella sua quanto nella vita del fratello Giuliano, faccia alcuna allusione alla sua età
giovenile. Altro argomento addotto dal Bode, è quello desunto dall'arme della Rovere; ma osser-
vando bene, si vedrà come questo debba condurre ad una conclusione opposta. Infatti di queste
armi, sieno la scolpita e insieme dipinta e dorata sul centro della volta, le intarsiate sugli armadii
e la pennelleggiata nel sottarco della porta della sagrestia della Custodia; ovvero sieno le inta-
gliate nelle imposte della medesima e delle altre due sagrestie di sud-ovest e di nord-ovest, o
finalmente le scolpite sul fregio degli ornamenti in pietra delle porte di tutte quattro, sopra cui
sono le antiche e le moderne lunette degli Evangelisti; ognuna di esse, tanto negli emblemi od
imprese dello scudo, quanto nel cappello che lo sormonta e nel numero dei fiocchi che lo fian-
cheggiano, è pienamente conforme a quella del lavamani innanzi indicata. Tale arme, come ho detto,
a nessun altro dei Della Rovere può appartenere, all'infuori che a Girolamo Basso figliuolo di una
sorella di Sisto IV. Il quale precisamente per essere stato adottato da quel Pontefice nella propria
famiglia, allorquando nel 1472 fu preconizzato vescovo di Albenga 2 perchè si distinguesse dagli altri
che vi erano nati, ai fianchi del tronco o fusto della rovere, che sola campeggia nello scudo del loro
stemma, dovette congiungere i due triangoli che si appuntano nel medesimo fusto. Questo Girolamo
dalla sede di Albenga fu traslatato alla Recanatese dopo rimasta vacante per la morte del vescovo
Andrea de Pilis accaduta sui primi di ottobre 1476 3 e dopo la breve amministrazione tenutane
da Giorgio della Rovere vescovo di Orvieto ; 4 e ne prese possesso per mezzo del suo procuratore
Pietro da Pescia il 2 dicembre dell'anno medesimo.5 Quand'anco adunque si potesse ammettere

1 Innocenzo Recanatini nato in Ancona il 28 dicembre 1816, mori nel marzo 1886 in Loreto, dove dal 1843
insegnò costantemente disegno e pittura. Egli fu aiutato nei lavori di queste lunette da Daniele Cingolani capo-
mastro muratore di S. Casa morto nel 1887 e da un muratore tuttora vivente del quale era solito servirsi nei
lavori di plastica.

2 Vogel: 1. c. tom. I, pag. 238.

3 Vogel: ivi, pag. 234. Il Capitolo Recanatese nominò il proprio Vicario Capitolare il 6 ottobre suddetto, e
il 10 mandò istanza al Pontefice perchè volesse dare a Recanati per Vescovo il Cardinale Anton Giacomo Venieri
nativo della stessa città, ma Sisto non volle accordarglielo.

4 II Vogel, 1. c. tom. I, pag 238, ha Oropitanus ; ma negli atti del Notaio Recanatese Giacomo di Maestro
Petruccio sotto il 13 decembre 1474 e 15 ottobre 1476 leggesi Urbevetanus ; così almeno ha ricopiato nel primo
tomo della sua Miscellanea Recanatese che inedita si trova fra molti altri volumi di manoscritti Vogeliani pos-
seduti dai Marchesi Cesare e Girolamo Solari di Loreto.

5 Vogel: De Ecclesiis Recanatensi et Lauretana, tom. I, pag. 238. Monaldo Leopardi nella sua Serie dei
Vescovi di Recanati pubblicata coi tipi del Morici nel 1828 sulla fede di qualche documento, pag. 175, lo dice
da Pescia, ovvero di Piscidia.
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