Archivio storico dell'arte — 1.1888

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salvamento a prefata V. S.; casi mi rispose che faria,
lecto che lui havesse epsa sua littera, e finaliter so-
prastando al respondere mandai un mio a lui per in-
tendere quel volea fare. Fecime rispondere che per
hora non li accadeva fare altra risposta a la S. V.,
se non ch'io la advisasse che epso havea dato princi-
pio ad fare quello che desiderava epsa Y. S. da lui l.
Questo in soma è quanto io ho potuto retrare da decto
Leonardo; se altro occore ch'io possa servire la S. V.,
quella mi comande come a suo fidel servitore, a la
qualle di continuo mi racomando. Quae foelix ac diu
benevaleat.

Fiorendo ultimo Jiulij 1501.

111. D. V.

Servit.
Manfredus de Manfrodis
ducalis orator. »

Dal contesto chiarissimo della lettera del Manfredi
non so come l'Yriarte abbia potuto desumere che Leo-
nardo allora finalmente rispose: sia pure con poche
righe « banali » che sarebbero andate perdute. Nel-
l'Archivio Gonzaga nò il Baschet nè altri poteva tro-
vare il « prezioso autografo », per la semplice ragione
che Leonardo, dopo essersi dapprima impegnato di scri-
vere direttamente alla Marchesa, non credè in ultimo
di aver nulla da aggiungere alle vaghe promesso ver-
bali, che aveva fatto all'orator ferrarese e che lo pre-
gava a ripetere.

Nel 1502 fu profferte a Isabella l'acquisto di quattro
splendidi vasi appartenuti a Lorenzo il Magnifico ; od
ella, prima di risolversi a una spesa vistosa, volle fos-
sero stimati da Leonardo 2. Il giudizio del quale ci è
così riferito da Francesco Malatesta, che a Firenze
conduceva la pratica:

« Ulma Madòna mia Per Alberto chavalaro mando
a la S. V. li disegni de li vasi che quella me ha scri-
pto per la sua de 2 del presente, disegnati per insta
misura et choloriti de li proprij cholori, ma non con
ci proprio lustro, perchè questo è imposibilo a li de-
pintori a saperlo fare. Et perchè la S. V possa elle-
gore quello che più li piacerà, m'è parso mandar li
disegni de tutti quatro li vasi. Li ho facti vedere a
Leonardo Vinci depintore, sì come la S. V. me scrive:
esso li lauda molto tutti, ma specialmente quello di
christallo, perchè è tutto do uno pezo ìntegro e molto
netto dal piede e coperchio in fora che è de argento
sopra indorato, et dice el prefato Leonardo che mai
vide el mazor pezo. Quello di agata anchora li piace,

1 Di questo passo PYriarte ha l'atto una parafrasi inesatta :
onde l'equivoco in cui è poi caduto, ritenendo che Leonardo
abbia scritto di suo pugno alla Marchesa.

2 Leti. d'Isabella al Malatesta (Copiateti., Lib. 13) 3 mag-
gio 1502: « Haveressimo piacere che li facesti vedere a qualche
persona che ne havesse juditio corno seria Lionardo depinctore
quale staseva a Milano, che è nostro amico, se '1 se ritrova
adesso a Fiorenza, aut altro che te parerà, intendendo el parere
suo cossi circa la hclle/.a corno il pretio. »

perchè è cosa rara et è gran pezo, et è uno pezo solo,
excepto el piede e coperchio che è pur de argento in-
dorato, ma è rotto sì come la S. V. porà vedere per
le virgule signate in el corpo di esso vaso.

Quello de diaspis simplice è uno pezo netto et in-
tegro, et ha ci piede come ho ditto de sopra de ar-
gento sopradorato.

Quello de amatista, overo diaspis, si come Le onardo

10 bateza, che è di varie misture di cholori et è trans-
parente, ha el piede de oro masizo et ha tante perle
et rubini intorno che sono iudichate di preste de 150
due. Questo molto piace a Leonardo, per esser chosa
nova et per la diversità de cholori mirabile. Tutti
hanno intagliato nel corpo del vaso littere maiuschule
che dimostrano el nome de Laurenzo Medice.

Circha a li precij de li vasi io non li posso far
chalare più di quello che ho scripto, perchè li vendi-
tori dichono che a loro li furono dati in pagamento
per quello precio et che non ne vogliono perdere uno
dinaro per rehavere ci credito suo integro...
Florcntiao 12 maij 1502.

E. Ili™ D. V.

Servitor
Francischus de Malatestis.
El vaso de christallo due. 350

El vaso de diaspis con perle e piede

d'oro e rubini due. 240

El vaso de diaspis semplice due. 150

El vaso de agata due. 200 »

Malgrado il desiderio vivissimo della Marchesa di
possedere que' vasi superbi, ammirati da un giudice
insigne, per la tenacia de' venditori sul prezzo l'affare
non venne concluso.

Eran passati altri due anni; e Isabella, che si tro-
vava alle prese col Perugino per cavargli dalle mani

11 quadro destinato al celebre studio l, tentò di spun-
tarla anche con Leonardo. Del 14 maggio è la lettera
al Vinci, già da me pubblicata, con cui la Marchesa,
ormai costretta a rinunziare al suo ritratto, cerca umil-
mente supplichevole di ottenere in cambio un Cristo
giovinetto disputante tra' dottori; e dello stesso giorno
è quest'accompagnatoria all'agente mantovano in Fi-
renze, Angelo del Tovaglia (Copiateti., Lib. 17):

« Dno Angelo Tobaliac
M. Angelo Per lettere nostre scripte in Ferrara
havereti inteso che siamo coutente che '1 Perusino facci
la historia nostra doppo che '1 ce promette finirla fra
dui mesi et mezo, si che ve pregamo ad non man-
carli de diligentia. Apresso desyderando noi summa-
mente haver qualche cosa de Leonardo Vincio, il quale
et per fama et por presentia conoscemo per cxmo pie-
toro, gli scrivemo per la alligata che '1 voglij farni una
figura de tino Christo giovenotto de anni dodece: non
vi rincresca presentarli la lettera et cani gipnta di

1 cfr. Bra&HIROLLI, Notizie e Dar. intorno a Pietro \'an-
nueci, in Giom. di erudizione artistica, giugno 187:!.
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