Archivio storico dell'arte — 1.1888

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NUOVI DOCUMENTI

Federico ebbe in dono dal conte Nicola Maffei. Lo ri-
leviamo da un documento del 1531, quando Giulio Ro-
mano preparava gli appartamenti della nuova princi-
pessa Margherita Paleoioga. Alcune stanze del castello
furono allora serbate a piccola ma scelta galleria di
quadri; e Ippolito Calandra, soprastante a' lavori, con
lettera del 28 ottobre cosi descriveva al Gonzaga l'or-
dinamento che i pittori ne facevano :

«... Comincieranno a mettere suso li quadri per
adornamenti, li quali staranno a questo modo come
scrivo, se li pare perhò a V. Ex. Primo nella camera
delle arme se mete quello quadro grande che fece
mes. Julio, et il quadro di Papa Leone l, et il quadro
di V. Ex. che fece mes. Ticiano et anche quello che
fece Rafaelo de Urbino a Roma di V. Ex. 2, et quello
quadro che sa V. Ex. che già li donò uno venetiano a
V. Ex. de quella donna con quello putino quale è molto
laudato da mes. Julio, et anche se li mette uno bellis-
simo quadro di uno St0 Hieronimo fatto in Fiandra a
olio che già comprò V. Ex. quale è bello, et tutti li
sopradescritti quadri sono stati adorati li suoi cornisa-
menti et fanno bellissimo vedere. Nel camerino dove
alogierà -la Illma S. Duchessa vi è da metere, se'1 pare
a V. Ex., forse da sei quadri... come quello quadro che
fece el Mantegna de quello Christo ch'ò in scurto, et
quello St0 Hieronimo di mes. Tiziano, et quello che
fece mes. Julio de la Sta Caterina, et quello di Leonardo
Vinci che donò il conte Nicola3 a V. Ex., quali tuti
faranno bello adornamento in dieta camera... »

Nell'inventario del 1627, pubblicato dal D'Arco 4, è
infatti registrato un « quadro dipintovi una tosta d'una
donna scapigliata, bozzata, opera di Lonardo da Vinci »
stimato L. 180.

Alessandro Luzio

1 Dipinto da Rall'aello e donato al marchese Federico da
Clemente VII; cfr. nelVAre/i. st. it., Serie Terza, T. VII., P. II
l'articolo del Braghirolli e del D'Arco.

2 cfr. il mio scritto su Federico ostaggio alla corte di
Giidio II néLVAreh. della li. Soei"tà romana di st. p., voi. IX

3 Maffei, familiare del Principe e intelligente amatore d'arte.

4 Arte e Artejiei, 11, 161.

Giulio Campagnola, fanciullo prodigio.

Figlio di Girolamo, mediocre pittore di Padova,
Giulio Campagnola, nato noi 1482, a quindici anni si
rivelava già per una natura artistica privilegiata; di-
pingeva, miniava, incideva con egua1^ maestria; era
versato in latino, in greco, in ebraico; musicista, poeta.
Desideroso di brillare in più largo campo che non fosse
la sua città natale, Giulio insisteva con la famiglia per
esser collocato in qualcuna delle magnifiche corti ita-
liane del tempo: e il padre fissò anzitutto la sua scelta
su Mantova. Un cognato di Giulio scriveva perciò al

cavaliere Ermolao Bardelino, uno dei consiglieri più
autorevoli del marchese Francesco Gonzaga:
« Magnifico miles et Dne hon.

Ho havuto grato che '1 mi venga occasione de scri-
ver a V. M. per visitar quella cimi mie lettere in loco
de la presentia et darli in primis notitia de la salute
del padre et de tuti mei fratelli, desiderando el simel
esser de V. M. et de la madona sua consorte et filioli
che idio etorno prospere et felicito per longa secula.

In questa sera incluso uno soneto de Julio Campa-
gnola mio cugnado, el quale havendo grandissima gra-
tia di sonare et cantare et molto apreciando le cosse
del Tromboncino 1 desidera di haver qualche suo bel
stramodo novo notado insieme cum le parole. Pertanto
el padre, lui et io pregamo V. M. non li sia molesto
mandar per esso Tromboncino, zovene singulare, et
darli l'introcluso soneto et pregarlo da parte de esso
Julio che '1 voglia compiacere.

Questo mio cugnado è garzone do anni XV, dotato de
belissime virtù dal cielo et da la natura senza precep-
tore: prima è venuto a tanta perfectione in pictura che '1
Belino non po' far cossa sì bella che Julio non facci
uno simele exemplo a l'exemplare. Come ho predicto,
ha una man mirabele de lauto; minia excellentemente,
le cui miniature non sono inferiore a quelle del q. Ja-
cometo che fo el primo homo del mondo. Dasse a let-
tere grece, latine et hebraico ; taia do bolino, et anche
in calcidonio chi li mostrasse. Et perchè queste cosse
ha solum da la natura, come dico di sopra, intendendo
il garzone che quel signore è molto inclinato a dar
recapito a simel spiriti, et anche no la sua corte sono
nomini excellenti in tute virtù de le qual lui si dilecta,
et presertim m. Andrea Mantegna de pictura, haveva
molto stimulato il padre che volesse de lui farne un
presente a quel Illmo S., adeo che l'era condesceso a li
pregieri soi etiam che li fusse dura cossa a privarsene,
et havea tolto el mezo de m. Antonio dei Ruberti et
quello del S. mis. Phebo 2, et deliberando ultimamente
de venir a Venezia ad offerirgelo eversa sunt omnia
Consilia, et posse dir quel che dice Ovidio et deplorata
colonis vota jacent, ot questo è quel che toca il ritor-
nello del soneto. Denotando a V. M. che '1 Signore
cognobe el garzone a Ravena, ci qual sonò et cantò
et mostroli molte sue belle cosse, et le vide il S. m.
Phebo ; et fece una cossa mirabile che sonando et can-
tando tolse la effigie del S. ne la imaginativa et vene
a casa, et fecele naturalissimo cossi di grosso per noi
mandare ad oblivione, et quando le cosso li succedesse
prò voto el farebe in tuta excellentia.

El padre voria cose che a sua S. Illma soriano mi-
nime et a lui maxime. Primo, che se dignasse de ac-
ceptarlo in suo familiare, facendoli una ampia et ho-
norifica lettera de familiarità. Secundo, che li conce-

1 Famoso musicista, sul quale cfr. Da vari, La mugica a
Mantova, in Rio. st. mant., I, 53.

2 Gonzaga.
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