Archivio storico dell'arte — 1.1888

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LE RAPPRESENTAZIONI DELLA GENESI IN S. MARCO A VENEZIA

parazione della terra dall'acqua Dio sta sulla riva del mare, dalla quale si eleva la terra con
alcuni alberi: e si vedono scorrere due piccoli fiumi. E questa una concentrazione della natura,
che confina coi geroglifici. Nella scena Fiant luminaria Dio, stando, come nella precedente e
sempre nelle seguenti, nella posizione -che prima abbiamo soprannominata dell'annunciazione
(v. pag. 220), benedice un cerchio azzurro cui riempiono il sole, la luna e delle stelle calligrafiche. 1

Le due prime rappresentazioni a Monreale sono già state menzionate. La separazione delle
acque è concepita affatto diversamente da quella di Palermo, però è ancor più enigmatica. Come
in tutte le scene della creazione, eccettuata la prima, Dio siede sul globo celeste. Di sopra si vede
un cerchio, la cui parte inferiore è occupata dall'acqua; di sotto il globo celeste posa pure sul-
l'acqua. La separazione del continente dalle acque è uguale a quella di Palermo. Nella scena che
segue subito appresso il Creatore poggia la mano sul sole di color rosso, il quale, insieme con la
luna azzurra e con le stelle dorate, spicca dal fondo di alcuni cerchi concentrici, variopinti.

Dell'avorio di Berlino abbiamo già descritto la prima scena (la mezza figura del Creatore
rappresentato quale un giovanetto nel mezzo di un cerchio, Lux e Ten., la colomba e la testa
sopra Tacqua come personificazione di essa). Poi Dio, seduto sur un cerchio, riceve gli omaggi
degli angeli. In un'altra scena, sempre seduto sur un cerchio, ed assistito da due angeli, benedice
un albero. Poi, di nuovo alla presenza di due angeli, sembra che, colle mani alzate in atto tutt'altro
che bello, fissi il sole e la luna nel cielo. E lo stesso motivo che in Monreale.

Nel paliotto di Salerno vediamo la colomba sopra il mare, in mezzo a Luco e Nox. Come
nell'avorio di Berlino, Dio riceve gli omaggi degli angeli che si chinano profondamente ^innanzi
a lui. Però ha la barba e sta in piedi. Pure stando in piedi e seguito da due angeli, benedice un
albero. Benedice anche il cielo pieno di stelle, nel quale le due mezze figure del sole e della luna
che appaiono in mezzo a cerchi più piccoli, tengono tese le mani verso di lui in atto di adorazione.

11 Kondahoff fa derivare tanto i mosaici di Venezia che i siciliani dalla redazione che impa-
reremo subito a conoscese nelle Bibbie illustrate della fine dell'epoca bizantina. Però, quando si
consideri la grande differenza che passa fra queste serie di composizioni, quelle della Sicilia e
quelle di Venezia, si dovrà già a priori ritenere questa asserzione molto inverosimile. Ma i nostri
sospetti sono pienamente confermati dallo stesso Codice fiorentino, di cui il KondakofF fa osservare
la speciale importanza. In questo noi troviamo pure qualche cosa di affatto nuovo e particolare,
che richiama tutta la nostra attenzione.

Una essenziale differenza dalle serie innanzi considerate sta già in ciò, che in nessuna delle
scene della creazione Dio appare in persona, e nemmeno è rappresentato da angeli ; per cui anche
le scene perdono ogni interesse artistico, e sembrano piuttosto esperimenti fisici o chimici. Soltanto
come una specie di figura iniziale trovasi nel ibi. I v°, nella prima delle cinque divisioni, il Dio
Padre, un vecchio (del li]io di Abramo) vestito di bianco, in mezzo ad una mandorla azzurra,
circondato da cinque cori di angeli, serafini, tetramorfi e ruote di fuoco. 2 E adunque una di quelle

1 La stessa composizione si osserva a Salerno ; qui inoltre troviamo per la prima volta un notevole accordo
colla scena corrispondente in Venezia.

2 Nell'arte bizantina dell'ultimo periodo sono molto comuni i tre cori supremi di angeli : Troni, Cherubini e
Serafini, e inoltre la variazione dei tetramorfi (vedi Hermeneia, pag. 99), senza che però si possa osservare una
differenza precisa fra i varii tipi. Secondo la narrazione biblica, Dio pose, per esempio, un cherubino a guardia
della porta del paradiso; questo però si trova di raro nelle rappresentazioni artistiche della cacciata o dell'estremo
giudizio (si noti l'avvicinamento) con la caratteristica di occlduto per gli occhi sparsi sulle ali (cosi, per esempio,
nel Cod. parig. 510). — Isaia al capo 6° ci dà una descrizione dei serafini: «Stavano sopra di fui i Serafini, ed
aveva ciascuno di essi sei ali; con due ali si coprivano il volto, con due i piedi e con due volavano». Ciò non
pertanto le parti del corpo che si devono nascondere appaiono di solito con speciale evidenza. Pure si trovano
anche non di rado di quelli multialati, dei quali si vede appena appena il volto in mezzo alle ali. Secondo
fsaia, essi si gridavano l'uno all'altro « santo, santo, santo », e nelle rappresentazioni di cerimonie dell'arte
bizantina (come nel Cod. vat. di Cosmas) ciascun Serafino ha scritto accanto Syiog, anche in luoghi dove non
si parla per nulla della visione d'Isaia (come, per esempio, nel Cod. par. 74, fol. 1 r°). Anche l'Arcangelo che
sta solo nello scompartimento superiore della pala d'oro in Venezia, ha la stessa leggenda del triplice fiyt0S-

Secondo Daniele (7, 9), nelle rappresentazioni più antiche, le ruote sono rappresentate come ardenti (per
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