Archivio storico dell'arte — 1.1888

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NUOVI DOCUMENTI

Nè si alleghi la vastità dell'impresa, nè si inventino difficoltà che non esistono. Sembrerà
difficile a chi in quindici o vent'anni di lavoro ha veduto produrre la copia incisa di un solo
oggetto d'arte, se copia può dirsi, mentre con minore spesa e in una frazione minima dello stesso
tempo, si otterrebbero le riproduzioni di due o tre mila monumenti ; monumenti sui quali la mano
dell'uomo passa talvolta sacrilega, e che il tempo logora, ma di cui resterebbe almeno una im-
magine e un ricordo.

Se però la R. Calcografìa, fondata per servire alla illustrazione dei patrii monumenti, venisse
convertita in istituto o scuola di incisione, se l'Italia dovesse restare in ciò da meno delle altre
nazioni, per un rispetto male inteso a ciò che si faceva in passato, allora, alla nobile apostrofe
diretta dall'on. Vitelleschi al Senato: « Volete lasciar disperdere il nostro patrimonio artistico?»
si vorrebbe aggiungere l'altra: « Non volete dunque che dei nostri monumenti si serbi neanche
il ricordo? »

Italo Timarghi

NUOVI DOCUMENTI

Un nuovo documento sulla casa di Raffaello

Il sig. Alessandro Corvisieri, addetto al R. Archivio
di Stato in Roma, gentilmente mi comunica un docu-
mento che ci fornisce ulteriori notizie sulla storia di
quella casa. Sapevamo già, da un documento pubblicato
in parte dal prof. Adamo Rossi in questo periodico, 1
che il mercante fiorentino Benvenuto de Oliveriis aveva
comprato dal cardinal Benedetto Accolti, cardinal di Ra-
venna, il palazzo di esso cardinale e quello che olim
fuit Raphaelis de Urbino colle casette intermedie, al
prezzo di seimila scudi d'oro.

Ora pel presente Istromcnto veniamo a conoscere
che il De Oliveriis comprò il palazzo quale socio e rap-
presentante della ditta bancaria Giulio e Lorenzo Strozzi
e compagni.

Il cardinal Benedetto Accolti condannato, in seguito
ad un famoso processo, a sborsare una forte somma per
malversazioni esercitate nel governo d' Ancona, si fece
somministrare il danaro che gli occorreva dal banco
Strozzi, che in compenso d' una parte della somma ri-
cevette il palazzo del cardinale, col diritto di ricompra,
allo stesso prezzo, entro un tempo determinato; al qual
diritto il cardinale rinunziò nel 1541, mediante un com-
penso di 700 scudi.

Il palazzo venne poi, per divisione coi fratelli, in
possesso di Roberto Strozzi figlio di Filippo; e contro
lui insorsero Benedetto e Pietro Accolti, il primo di-
cendosi figlio del cardinal Pietro Accolti, che avea com-
prato il palazzo dagli esecutori testamentari di Raffael-

1 Fase, ri, p. I,

lo, e il secondo, nepote del cardinale stesso, per mezzo
di Adriano fratello di Benedetto. La causa fu deferita
dal Papa al rev. d. Giulio Aradino, Uditore, delle cause
del Sacro Palazzo Apostolico; e a' 13 maggio 1559 le
parti contendenti si accomodarono col presente atto di
concordia.

Dall' Istromento risulta che a quel tempo i due pa-
lazzi, quello primitivo del card. Pietro Accolti e quello
di Raffaello, erano già stati uniti essendo scomparse le
casette intermedie appartenute agli Zon, probabilmente
colla costruzione del gran balcone che tuttavia esiste.
Neil' Istromento infatti si legge: «. cum certis aliis do-
munculis que sunt, sive erant tunc, inter dictam domum
magnan et domum qm Raphaelis de Urbino. »

Questa notizia, d' aver cioè il palazzo appartenuto
agli Strozzi, vale a spiegare quel che afferma il Torri-
gio nelle Sacre Grotte Vaticane. 1 Ivi, nell'Indice, che
è a capo del volume, si legge : « Raffaello d' Urbino
muore in Borgo nel Palazzo degli Strozzi, pag. 286. »
Alla qual pagina si ripete: « Nel detto Palazzo di Borgo
passò all'altra vita Raffael d'Urbino, tanto celebre pit-
tore, d'anni 37. »

D. Gnoli

Archivio di Stato Roma.
Lud. Reydettus. Not. A. C. Voi. 6179. c. 68.
Die XIII Maii 1559.
Concordia inter III. dominum Robertum Strozzum
patritium florentinum ex una et dominos Benedic-
tum et Petrum qui se asserunt esse de Accoltis
partibus ex altera.

« Cum fderit et sit prout 111. d. Robertus de Strotiis
i Seconda impressione, Roma, presso Vitale Mascardi, 1639,
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