Archivio storico dell'arte — 1.1888

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NUOVI DOCUMENTI

ponzoneria. Così nel 1502 e nel 1506 fu Giannantonio
da Foligno, orefice di corte, che eseguì i conii; nel
1532 e nel 1540 furono Pandolfo Cervi e Girolamo
Della Penna, detto Pennone, ferraresi; nel 1553 fu
Pastorino. In quest'anno la zecca era stata affittata al-
l'orefice reggiano Giovanni Antonio Signoretti, che,
secondo l'istruraento di locazione rogato il 10 febbraio,
s'impegnava a tener aperta l'officina per un triennio
coll'annuo canone di centoquindici scudi d'oro. Forse
il duca, come altre volte, impose alla comunità l'artista
di sua scelta; fatto è che verso la metà dell'anno Pa-
storino venne a Reggio e cominciò a lavorare attorno
alle stampe delle monete d'argento. 1

Poco però eg.i vi stette, perchè sui primi d'ottobre
dovè fuggire, colpito dalla gravissima imputazione di
avere fabbricato degli scudi d'oro falsi; e riparò nella
vicina Parma presso Ottavio Farnese, aspettando che
la burrasca, probabilmente suscitata da false accuse,
fosse calmata. Tuttavia il governatore di Reggio, Al-
fonso Estense Tassoni, instava presso il Farnese perchè
Pastorino fosse imprigionato e gli scriveva in questi
termini :

« Ill.mo et ecc.mo s.or mio oss.mo
« Pastorino da Siena scultor viene imputato d'haver
spesi et forsi fatti certi scudi falsi qui in questa città:
et perchè la cosa è d'importanza et il signor Duca
nostro desidera che la si chiarisca: pertanto essendosi
egli trasferito costà in Parma dove io intendo ch'è, ho
volluto supplicar V. Ecc.tia che si degni in servitio, et
per far piacere al prefato S.r Duca nostro, et ancho a
fine che la giustitia babbi il luogo suo, fargli dar le
mani adosso et tenerlo sino che da S. Ecc.tia a quella
sia scritto altro. Offerendomi anch' io in simili casi et
in maggiori al servitio di quella alla quale bascio le
mani.

« Di Regio, il dì xvj ottobrio del Liij.
« D. V. Ecc.tia

« deditissimo servitor
« Alfonso Este. Tasson. »

L'accusa dovette essere chiarita falsa, perchè meno
di un mese dopo l'artista era tornato a Reggio e scri-
veva al duca di Parma ringraziandolo caldamente per
la tanta umanità che aveva usato verso di lui in quel-
l'occasione; e a Reggio riprese l'interrotta fabbricazione
di conii, preparando le stampe degli scudi d'oro, dei
testoni, dei giulii, dei soldi e dei sesini.

Dopo un anno circa di permanenza a Reggio, Pa-

1 Da documenti dell'archivio comunale di Reggio Emilia
(Recapiti alle Riformazioni) risulta che nell'agosto del 1553 si
batterono in notevole qnantità e colle nuove stampe, bianconi
e colombine, due sorta di monete d'argento.

storino, compiuto il lavoro necessario per la zecca, tornò
a Ferrara ove fu subito impiegato a lavorare per le
monete ducali; e di là scrisse ancora ad Ottavio Far-
nese, pregandolo gli facesse pagare un credito che
aveva col senese Agnolo Fraschini, zecchiere in Pai ma,
il quale si era valso dell'opera di Jacopo, nipote di
Pastorino, per accomodare alcuni conii. La lettera è la
seguente :

« Ecc.mo signor et patron mio,

« Questa per salutar e racornandarsi a vostra Ec-
celenza e pregarla che si degni di favorir mio nipote
aportator di questa el qual mando apposta per essar
pagato da Agniolo Frascin che sonno stati zechier
chostì o chi è costì per loro, di quanto sonno le con-
ventioni fra loro e noi, sicome ve inf'ormarà abboccha
el capitan Francesco e mio nipote e mi rendo certo
che Vostra Eccelenza li farà far ragione e presto, perchè
non può star costì a spendar e perder tempo. E vi ra-
mento ancora a vostra Ecc.za che se si fa zechier
nuovo, che noi faciamo le stampe nuove che o fatti
più tempo fa e polzoni de la lira e de tre gulii e
penso che piaceranno a V.a Ecc.a e ali altri. Altro non
dico a V.a Ecc.a se non che mi tengi raccomandato
asse stesso e ala Ecc.a di Madama e a don Alesaudro
vostro figlio e dio vi feliciti. Vi bacio le mani. Di
Ferrara, el dì 7 di settembre 1554.

« Di V.a Ecc,a « servo

« el Pasturino.

« {fuori) Allo Ecc.1110 signiore il signor duca di
Parma, patron mio osservandissimo in Parma. »

Nell'anno che rimase in Reggio, Pastorino eseguì
parecchie medaglie che portano quasi tutte le date
1553 e 1554; si può anzi dire che appunto in Reggio
egli abbia cominciato a dedicarsi ex professo all'arte
della medaglia, in cui doveva poi levarsi a tanta al-
tezza. L'Armand ci descrive quelle di Laura Sessi-
Boiardi, di Alessandro Bonzagni colla moglie Cecilia,
di Elisabetta Ruggieri, di Gaspare Scaruffi, di Baldas-
sarre Vigarani, di Ippolito Malaguzzi; vi si possono
aggiungere quelle di Paolo Vitelli e del governatore
di Reggio Alfonso Estense Tassoni, e forse altre an-
cora restano a scoprirsi.

Alla corte di Ferrara Pastorino dispiegò maraviglio-
samente il suo talento d'artista, lavorando quella serie
di medaglie che lo ha collocato al primo posto fra i
medaglisti del cinquecento; a Reggio aveva fatto an-
cora meglio, educando nella sua arte due valenti di
cui dirò forse altra volta, Nicolò Signoretti e Alfonso
Ruspaziari.

Umberto Rossi
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