Archivio storico dell'arte — 1.1888

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LORENZO COSTA

più ancora col ritratto che ne dipinse il Costa medesimo, nella cappella Bentivoglio, per essere
persuasi che il quadro della Galleria degli Uffizi rappresenti Giovanni II. Come nella pittura della
cappella Bentivoglio, tiene gli stessi tratti fisionomici, una egual berretta, la simile disposizione
della capigliatura, la stessa grossa catena d'oro che gli scende dalle spalle, e quella fierezza della
figura propria anche del medaglione di Giovanni Metra eseguito nel 1501. Ma la iscrizione ricor-
data non si legge. Del resto il Costa, come pittore, si fa conoscere alcuni anni prima del Francia,
ond' è poco probabile che questi gli sia stato maestro.

Le pitture del Costa più antiche, quali sono i Trionfi della cappella Bentivoglio, addimostrano
la relazione di lui con Ercole Roberti, dalle cui pitture trae motivi pe' suoi dipinti. Vedasi, ad
esempio, nel Trionfo della Fama, il cavaliere vestito di ferro, simile a quello che, nella noia pre-
della del Roberti a Dresda, precede a cavallo la schiera che conduce Cristo al Calvario. Ma in
generale, tanto in quelle pitture, come nella contrapposta che rappresenta la famiglia Bentivoglio
intorno all'altare della Vergine, Lorenzo Costa dimostra quell'espressione severa e quella robustezza
e rigidità di forine proprie de' Ferraresi, tanto che Crowe e Cavalcasene lo dissero scolare di Cosmè
Tura.1 E di Cosmè Tura notasi difatti 1" artistica tradizione, ma passata attraverso allo stile del
Roberti. 2 Non è senza significato a questo riguardo un fatto narrato dal Vasari. Narra che il Costa
fece in S. Piero di Bologna, pel gentiluomo Domenico Garganelli, il principio d'una cappella bel-
lissima; ma, eseguite nel cielo di quella alcune figure, la lasciò imperfetta e a fatica cominciata.
E nella vita di Ercole da Ferrara soggiunge che questi fini la cappella in S. Piero da Lorenzo co-
minciata, e che, messosi a lavorare, finì quell'opera per sì fatta maniera, che passò il maestro suo di
gran lunga cosi nel disegno e colorito, come nella invenzione. 3 Ma Ercole Roberti e Lorenzo Costa
erano due giovani della stessa età all'incirca; epperò dal racconto del Vasari non desumiamo altro
che tra i due artisti corsero per tempo relazioni, e che lavorarono unitamente nella cappella di
S. Piero. Il Vasari, vedendo nel cielo della cappella di S. Piero alcune figure del Costa, dovette cer-
care una spiegazione del fatto che Ercole ferrarese, da lui supposto scolaro di quello, avesse dato
mano alle istorie principali; e non sapendo che Ercole Roberti ed Ercole Grandi erano due pittori
distinti, cadde in errore, creando il Costa maestro del Roberti, maestro il cooperatore. Un altro ar-
gomento si può ricavare dalla narrazione del Vasari, e cioè che le figure del Costa, di qualche
anno minore del Roberti, non istavano al confronto con le altre di questo pittore; e difatti man-
cava al Costa quella passione, che si rivela nelle animate figure del vecchio Ercole. Tanto appare
a chi esamini i Trionfi del Costa nella cappella Bentivoglio, ove i personaggi sembrano presentarsi
sulla scena, piuttosto che prendere parte alla rappresentazione. Il Costa fa un figurato commento
ai Trionfi del Petrarca, dà loro un' interpretazione, secondo lo spirito del Rinascimento, ispiran-
dosi forse ai commenti degli umanisti, del Filelfo, del Poggio o d'altri; ma tutto quel simbolismo,
tutta quella erudizione grave, non lasciò libero il genio del giovane artista. 1 Così nella Madonna
col bambino in trono, circondata da Ginevra e da Gio. II Bentivoglio e dai loro tìgli, i cui tipi qua
e là si riveggono anche ne' Trionfi stessi, noi troviamo la numerosa figliuolanza disposta come a
schiera, e poco sciolta ne' movimenti, non distribuita, raggruppata con qualche varietà, come da
altri artisti del tempo stesso si seppe usare in simili rappresentazioni. Quella famiglia si presenta
a noi, come nella enumerazione che Sabatino, degli Alienti ne fece noli* « Opera, nominala Gyne-

1 History of Painting in North Itali/. London, Murray.

1 II Laderchi disse il Costa scolaro di Francesco del Cossa, trovandosi nel quadro di S. Sebastiano, già
nella galleria Costabili, ora presso il Guggenheim a Venezia, una specie di cartello con alcuni caratteri ebraici,
interpretati da Salvatore Anau per il nome e cognome di Lorenzo Costa. Ma il quadro non richiama certamente
l'arte del Cossa, bensì quella di Cosmo Tura, a cui oggi pivi ragionevolmente viene attribuito dal sonatore Mo-
relli e da altri. Il quadro ha caratteri così essenzialmente cosmeschi da lasciare assai dubbiosi sulla verità del
cartellino ebraico, (v. Laderchi, Descrizione della quadreria Costabili. Parte prima. L'antica scuola ferrarese.
Ferrara, 1838).

3 Vite ecc. Ed. cit.

4 La descrizione de' Trionfi è data dal Gozzadini, op. cit.
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