Archivio storico dell'arte — 1.1888

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PROSPETTO DEL PALAZZO DEI BINI

LE DEMOLIZIONI IN ROMA

IL PALAZZO DEI BINI

L CENTRO della città nel Cinquecento si veniva a poco a poco
spostando, e dai Rioni di Borgo, di Parione e della Regola,
passava a quelli di Campo Marzio, di Trevi e di Colonna, dove
i giardini e gli orti cedevano il luogo a vie nuove e a sontuosi
palazzi. Così quella parte di Roma che ne' principi del secolo
era stata la più nobile della città, a mano a mano scadeva, e
i palazzetti fabbricati da banchieri, da Protonotari apostolici,
da Abbreviatoli, Datari ed altri personaggi di corte, erano abitati
dalla mezzana e dall'infima classe del popolo. Dico palazzetti,
ma in verità li chiamavano case, e il nome di palazzo era ri-
servato quasi unicamente agli edifici, sontuosi come reggie, co-
struiti dai Principi della chiesa, cioè dai cardinali.
Lo scadimento di quel quartiere che da ponte S. Angelo si estendeva all'Orso, a Sant' Agostino,
a Campo di Fiori, lo avea salvato finora in gran parte dalle trasformazioni della ricchezza e del
lusso: le antiche piante topografiche corrispondevano ancora alle nuove, e molle vie, salvo le so-
praelevazioni e l'abbandono, conservavano fino a poco fa, e alcune conservano ancora il loro an-
tico carattere. Così abbiamo visto stare tuttavia in piedi la sala dove Agostino Chigi teneva il suo
banco, e in quello di Binde Alto viti conservarsi al suo posto il busto in bronzo di lui, e perfino
in una stanzetta vicina l'antico archivio e i registri.

Il palazzo ora demolito, sulla via del Consolato presso Banchi, accanto alla chiesa di Santa
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