Archivio storico dell'arte — 1.1888

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Infatti il giorno appresso scriveva quest'importante
letterina al Marchese:

« Ill.mo S.re mio

« Hoggi ho parlato cnm m. Gentile Bellino circa il
retracto de Venetia: me ha T'esposto haverne uno che
fece suo patre, quale me ha offerto de darmi, et perchè
l'è antiquo in modo che '1 non si può affigurare me
dice che seria necessario tocarlo con penna, et che a
fare questo se gli starla duoi mesi almeno, unde il
prega V. Ex. se digni farli intendere so la vole che se
ge lavori dentro, che subito gli farrà dar principio, et
non volendo quella aspectare sino a quello tempo esso
ni. Gentile gli manda per il presente cavallaro il re-
tracto de S.t0 Marcho, citm tutta la piaza et pallazo
de Venetia, dicendo che omne puoca gionta che se ge
facesse forsi supplerìa al bisogno e contento de V. Ex. ecc.

« Venetijs XXIII decembris 1493.

« Servus
« Ant. Salimbenus »

Il Marchese per al'ro volle anche il disegno completo
di Venezia, e per maggior sollecitudine chiese in pre-
stito al Bellini (pud « retracto » lasciato dal padre,
senza farlo ritoccare, non dubitando che gli artisti va-
lenti della corte avrebbero ben saputo egualmente va-
lersene. Cosi per certo deve arguirsi dall'avviso che
dava l'agente mantovano il primo gennaio 1494:

« Biasio cavallaro porta il retratto de Venetia ha-
vuto da m. Zontile et molto volentieri Vha presidio
a V. S., pregandomi che poi ge lo facia remettere. »

Proseguendo con sempre maggiore attività le fab-
briche de' suoi palazzi di Marmirolo, Gonzaga, il Mar-
chese non cesso dal far ricerca di altri disegni per le
camere delle città — come vengono chiamate nei vec-
chi inventari —; e nel 1498 ricorreva ad entrambi i
fratelli Bellini, con queste lettere scritte il giorno stesso
ai due pittori {Registro risero. Lib. 7):

« D.n0 Gentili Bellino

« M.ce vir amice noster charissime, Ve pregamo et
astringemo quanto possimo ad voler finire quella Ze-
nova de la quale Franceschino nostro familiare presente
exhibitore in nome nostro vi parlò et vi dette il qua-
dro, che ne fareti cosa grat.ma et subito che '1 sij finito
ve satisfarimo che ve contentareti de noi.

« Reveri IIII oct. 1497. »

« Joanni Bellino

« Sp.lis vir amice noster charissime, Alli zorni pas-
sati ve mandassimo per Franceschino nostro famigliare
presente exhibitore uno quadro, sopra el quale vole-
vamo gli dipingesti la cita de Paris et perchè gli re-
spondesti che non l'havevate mai vista siamo contenti
et cusi se remettemo al iuditio vostro che gli poniati
sopra quello che ad voi pare. Dat. Reveri IIII oct. 1497. »

Giambellino s'afrettò compiacente a rispondere, ma

*

purtroppo non sappiamo se e quale lavoro eseguisse
poi in cambio, limitandosi la sua lettera, che qui ri-
portiamo, a una promessa generica.

« Ill.me et Ex."ie Domine observandissime
« Per littere di V. S. ho intexo quella esser mutata
di opinione ch'io faci la cita de Paris sopra el quadro

10 ho. Et questo per non l'haver io veduta. Poi V. Ex.ma S.
per sua Immanità et benignità si remette al juditio
mio che faci sopra dicto quadro quello ad me pare. Io,
S.r Ex.mo, sum per far quanto da la Iìl.ma S.a V. mi è
sta' comesso, et cussi afforceromi cum el mio picolo
ingegno de far cosa che sij grata a V. Ex. Ancor che
cum animo più securo l'haria servita, havendo intexo
qualche sua fantaxia, ma non risterò, come ho dicto,
di ponere ogni mia cura per contentar V. Il'.ma S., a
la qual come bon servitore di continuo mi raeomando.

« Venetijs die XIIrao octobris 1497.
« E. V. S.

« Joannes Bellinus »

Con Giambellino il Marchese era entrato in diretta
relazione l'anno prima, quando, reduce dall'impresa di
Napoli, recatosi a Venezia, vi aveva ricevuto tutti gli
onori spettanti al suo grado e alle prove valorose com-
piute. Allora il Gonzaga s'era intrattenuto co' fratelli
Bellini, e desideroso di secondare la sua gentile Isa-
bella - che andava formando il celebre studio - aveva
richiesto a Giovanni un quadro da collocarvi. Alberto
da Bologna ne scriveva alla Marchesa il 26 novem-
bre 1496:

« Eri sera el nostro Ill.mo S.re me disse che Zohan
Belino, che è pintor excelentissimo, farrà uno quadro
nel studio de la S. V., et S. S.ria el voi far fare. Pa-
trona mia, mai non lo vedi che el non me parila de
la S. V. et honorevolmente, a mi par che el ve habia
schulpita nel chore, sichè voi sete la sua putina dolzc
e chara. »

Quante lunghe pratiche e vive insistenze occorres-
sero poscia ad Isabella d'Este per avere da Giambellino

11 quadro promesso, è stato ampiamente chiarito dalle
ricerche del Gaye, del D'Arco e del Braghirolli. Mi si
consentano qui due sole rettifiche di qualche impor-
tanza. — Sulla fede del Pungileoni (Giornale arcadico,
L, 288) si è ripetuto che anche Giambellino esegui un
ritratto della Marchesa; e il Pungileoni invero affer-
mava di aver visto una lettera d'Isabella nell'Archivio
di Mantova « nella quale ringrazia Giovanni del ri-
tratto fattole e graziosamente aggiunge spiacerle che il
ritratto sia molto più bello dell'originale. » Nella cor-
rispondenza della Marchesa che abbiamo minutamente
e con tutta diligenza esaminato, questa lettera non
esiste, e non è supponibile sia andata smarrita; cre-
diamo piuttosto che il Pungileoni fosse ingannato dalla
sua memoria, e attribuisse a Giambellino quanto Isa-
bella aveva scritto per il suo ritratto compiuto dal
Francia. Al quale appunto, con lettera del 25 novem-
bre 1511 si diceva gratissima « havendomi vui con
l'arte vostra facta assai più bella, che non mi ha facto
natura. »

Un abbaglio anche più grave fu preso dal diligente
Braghirolli. Nel Carteggio d'Isabella d'Este intorno ad
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