Archivio storico dell'arte — 1.1888

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MISCELLANEA

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Prima il Museo Poldi Pezzoli di Milano, poi la col-
lezione di tessuti di Modena donata dal conte Luigi
Alberto Caudini, posero in mostra interessantissimi
avanzi di tessuti del vi secolo, scoperti nelle necropòli
copte dell'Egitto. Il Museo di Roma ha acquistato re-
centemente dal signor Simonetti una raccolta impor-
tantissima di questi medesimi tessuti. Sono frammenti
di vestes clavatae avanzi di polymitum, con disegni
romani e con colori di porpora, degni di essere studiati
dagli archeologi non meno che dagli artisti.

Di molti oggetti moderni lavorati nelle Indie, legni
intagliati e intarsiati, utensili di terra cotta rossa e
nera, oggetti di metallo niellato o inciso, si è aumen-
tata la piccola seziono indiana del Museo, costituita
esclusivamente coi doni d'un benemerito straniero, il
signor William Lambe, governatore inglese nell'India.

Anche la biblioteca del Museo viene pian piano au-
mentando la sua importanza. Recentemente ha acqui-
stato VEnciclopédie des arts décoratifs de l'Orient dei
signori Collinot e Beaumont, grande edizione di 500
esemplari numerati, in 3 volumi in folio con 250 grandi
tavole. 1

e.

Il duomo di Faenza e il suo architetto. —

In uno degli ultimi numeri della rivista Ber Kirchen-
Schmuck, Bldtter des christlichen Kunstvereins der
JDiócese Seckau (Graz), anno XIX, n. 7, troviamo un
importante articolo sul duomo di Faenza.

Questo monumento rimase a lungo quasi affatto
sconosciuto ai cultori dell'arte, o per lo meno non fu
oggetto dell'attenzione che si merita. Non se ne trova
nemmeno un cenno nel Kugler, nel Burckhardt nel
Lùbke, e soltanto ultimamente ne parlarono il Gey-
mùller ed il Gsell-Fels nella loro « Guida dell'Italia
centrale. »

La chiesa fu cominciata nel 1474 dal vescovo Fe-
derigo, che appartenne alla famiglia dei Manfreddi,
i quali dal 1313 al 1500 dominarono nella città. La
costruzione durò molto tempo, giacche appena il 15 ot-
tobre 1581 il vescovo Annibale Grassi la consacrò so-
lennemente a S. Pietro.

L'A. fa una esatta ed accurata descrizione della
pianta e della costruzione della cattedrale, e rileva giu-
stamente come una particolarità molto notevole, l'alter-
narsi di colonne e di pali a sostegno degli archi delle
navate, motivo il cui primo e più interessante esempio
si trova nella chiesa di Santa Prassede a Roma. Ed è
strano il trovare questo motivo che ha tutta l'impronta
dello stile romanzo in una basilica del Rinascimento
quale è quella di Faenza.

Tutto l'insieme dell'edifizio impone per la sua no-
bile semplicità e per l'euritmia seguita fino nei più
minuti particolari.

Interessante è quella parte dell'articolo in cui si

1 Paris, Canson, 1883.

tratta la questione del nome dell'architetto che costruì
il duomo. Per lungo tempo se ne ritenne autore il Bra-
mante. Ma anche ad una prima osservazione della ba-
silica, si vede subito l'opera di un fiorentino, e vera-
mente della scuola del Brunelleschi. E in fatti nessuno
dei cronisti di Faenza parla di Bramante, ed appena
nel 1675 un certo Tonducci inventò la favola, che la
tradizione popolare lo dicesse autore della costruzione.
Grandissima invece è l'analogia di questa chiosa con
quella di San Lorenzo a Firenze, opera del Brunelleschi.
Anche il capitello delle colonne è come quello della
scuola del Brunelleschi, cioè dello stile del puro rina-
scimento fondato sull'antico capitello romano composito.
Già il Ricci (Storia dell'arte) aveva fatto il nome di
Giuliano da Majano, fratello dello scultore Benedetto.
Ma se finora si potè esitare a credere a questa asser-
zione, oggi ogni dubbio scompare innanzi alla testi-
mogianza di un importante documento finora inedito,
che si trova in un voluminoso manoscritto intitolato
« Memorie storiche di Faenza » di Gian Marcello Val-
gìmiglia (voi. XI, pag. 131) nell'Archivio di Stato in
Faenza. E questo il rogito notarile del 18 marzo 1481,
nel quale i canonici del capitolo della cattedrale dichia-
rano formalmente architetto dell'edifìcio il magister
Julianus de Florentia, 1 posponendo a lui un certo Ma-
riotto (forse Domenico Mariotto, morto nel 1519) il
quale, a quanto pare, aspirava a quell'ufficio. Giuliano
mori nel 1400 a Napoli, dove costrusse la Porta Ca-
puana ed il celebre palazzo di Poggio Reale.

C.

Per Gian Cristoforo Romano. — Nello studio
citato di U. Rossi su Pier Jacopo Alari-Bonacolsi, detto
l'Antico, si trovano due documenti ov'è citato Gian
Cristoforo Romano. Il primo è una lettera d'Isabella
d'Este all'Antico stesso, con la quale lo invita a fare
qualcosa ne la porta del nostro camerino, secondo i
desiderii che gli saranno espressi da Zoan Cristophoro
nostro scalatore (Mantova, 17 marzo 1500); il secondo
è la risposta dell'Antico ad Isabella. Avendo intesa da
Gian Cristoforo la qualità de' lavori desiderati, si di-
chiarava costretto a non soddisfare alla marchesana,
perchè doveva attendere ad alcune forme fate di novo
(Bozolo, 29 marzo 1500).

1 II passo più importante di quest'atto, comunicato alFA.
dal canonico Vincenzo Hiasoli ili Faenza, è il seguente : « Con-
gregati convocati & coadunati domini Canonici Capituli ecclesie
Cathedralis s. Petri de Faventia unanimiter & concorditer ne-
mine ipsorum discrepante deliberaverunt, quod prout alias in
dicto eorurii capitolo deliberatum fuit, non laborare circa fabri-
cam s. Petri nisi in compiendo primam partem jam inceptam
et quod magister Julianus de florentia qui fuit & est hedifìcator
et magister dieta liedificii et quod non laboret per mag. mariot-
tùm ultra dictam partem jam inceptam donec dieta pars fuerit
finita. Et quod dictus mag. Mariottus, si volet laborare circha
dictam ecclesiam, debent laborare sub Juliano et usque quod
ipse mag. Julianus duxerit laborandum ete. »
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