Archivio storico dell'arte — 1.1888

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LA QUINTA EDIZIONE

DEL " CICERONE „ DI BURCKHARDT

NNO 18 8 4

E noi avessimo a seguire a rigore di termine le massime
sacrosante del Vangelo, certamente dovremmo essere assai
più solleciti (per servirci di una imagine del medesimo) a
rimuovere la trave che ingombra il nostro occhio, che non
a estrarre il fuscello dall'occhio del prossimo. Se non che
il rispetto ditale massima non dovrà essere d'impedimento
ad esortarci fraternamente gli uni gli altri e ad esercitare
una critica benevola, diretta all'intento di un migliora-
mento reciproco. E come nella sfera morale, cosi anche
nella intellettuale: anzi, per determinare maggiormente
il nostro pensiero, anche nel campo della storia dell'arte.
Con simili intendimenti quindi speriamo non vorrà sen-

___^_» tirsi offeso un nostro collega, se noi, prendendo in esame

l'opera accennata nella intestazione, vi noteremo parecchi punti che nel parer nostro andrebbero
opportunamente riveduti e modificati in una prossima edizione.

E ormai scorsa quasi una trentina d'anni da che un illustre professore alemanno, innamorato
dell'Italia e della sua arte in ispecie, volle far tesoro delle sue elette osservazioni, raccolte nei
diuturni soggiorni e ne'replicati viaggi pel bel paese, col quale egli erasi reso famigliare, pubbli-
candole nel ben noto libro intitolato II Cicerone; libro inteso principalmeute a predisporre l'animo
dello straniero al godimento dei tesori artistici dell'Italia. Non era nò una storia, nò una guida,
nel senso proprio della parola: era qualche cosa di più ideale, una espressione lirica, starei per
dire, degli studi fatti dall'autore sui nostri antichi monumenti ed artisti, e come tale formava un
tutto compito in se stesso, sotto l'ispirazione del motto pliniano: haec est Italia diis'sacra. Dopo
il 1871, fattisi più frequenti, specialmente da parte de'Tedeschi, i viaggi in Italia, per opera di diversi
eruditi furono intraprese nuove edizioni dell'opera del Burckhardt, giustamente apprezzata, intro-
ducendovi notevoli aggiunte, intese a darle compimento come indicatore e a conferirle maggior-
mente il carattere di una guida artistica.

Non istaremo ad indagare se i nuovi compilatori che s'incaricarono di siffatta trasformazione
abbiano voluto conformarsi maggiormente alle tendenze dei tempi coli'indirizzo pratico impresso
al libro ; quello che non possiamo a meno di osservare si è che, se per un verso nella nuova forma
il Cicerone ha perduto nella sua qualità di opera d'arte spiccatamente individuale, per l'altro esi-
teremmo a dire che abbia guadagnato in proporzione per corrispondere adeguatamente ai requisiti

Archivio storico dell'Arte — Anno I, Fase. Vili. 1
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