Archivio storico dell'arte — 1.1888

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LA QUINTA EDIZIONE DEL " CICERONE „ DI BURCKHARDT

tamente non possiamo dire altrettanto in proposito di due singoli esempi ch'egli adduce all' infuori
delle raccolte di disegni, poiché nel parer nostro non reggono al lume di una critica rigorosa. 1 E
passando ai dipinti, sarebbe stata opera presso che vana, secondo lui, quella di un esperto conosci-
tore dell'arte lombarda, mercè la quale si è studiato di sceverare dall'operato di Leonardo una parte
che spetta, come è a reputarsi per precisi indizi, ad alcuni suoi più o meno immediati seguaci ed
emuli di Lombardia. Tanto è vero che anco in questo caso l'erudito alemanno si compiace seguire
la versione tradizionale, prestando fede, fra altro, alla derivazione diretta dal Vinci del così detto
ritratto della Duchessa, all'Ambrosiana, ch'egli accosta per ordine di tempo a quello della Belle
Ferronière al Louvre, presumendo inoltre stabilirne l'origine intorno al 1485. 2 Stima opera
genuina del medesimo anche il ritratto detto del Duca, come che ci paia abbastanza evidente che
offra poca conformità con quello della Duchessa, e per le dimensioni, e pel modo con cui è
dipinto ; circostanza che non impedisce allo scrittore di ricercarvi la tecnica propria di Leonardo
(p. 668).

Non sappiamo d'altronde se sia a cognizione del lettore la circostanza che a Firenze, in vici-
nanza dei boschetti di giardino Boboli, risiede da anni la Ninfa Egeria, ispiratrice di uno stuolo
di giovani iniziati, se ci è lecito qualificare con quell'appellativo iperbolico un venerando amico,
noto altrimenti quale Nestore degli eruditi stranieri in materia d'arte. Ci consta bensì che alcuni
de' suoi suggerimenti hanno trovato accoglienza anche nelle più recenti edizioni del Cicerone,
come si nota per più segni. Tale l'attribuzione a Leonardo (in età giovanile) del quadro della Annun-
ciazione in galleria degli Uffìzi, accettata anche dalla Direzione locale, non ostante da secoli fosse
stato tenuto a Monte Olivete, presso Firenze, per opera del Ghirlandaio. Alla quale viene asso-
ciato un piccolo frammento contenente un profilo di giovane, rinvenuto nei magazzeni della
stessa galleria (p. 670) : dipinti intorno ai quali abbiamo avuto la opportunità di esprimere altrove
l'animo nostro.

Ora, come alla riserva rispetto a simili battesimi, deficienti, come ci pare, di ragioni intrin-
seche, abbiamo fatto seguire quella concernente un giudizio parimenti un po' arrischiato circa
un'opera di scultura voluta di Michelangelo nel museo di Berlino (una statua di San Giovanni
Battista), così non sapremmo fare pieno plauso al passaggio del Cicerone, dove cita fra le opere
genuine del Buonarroti le due tavole aggiudicategli nella galleria Nazionale di Londra (p. 689).
Non neghiamo che in quello rappresentante Nostro Signore morto, sorretto da" suoi, si possa
ravvisare un tentativo di Michelangelo, lasciato a mezzo come cosa non riescita; ma quanto
all'altro (una Madonna con due bimbi e un gruppo di angeli), crediamo che i migliori conoscitori
oramai non lo tengano per altra cosa che per un centone, composto con reminiscenze del maestro.

Infine, per non dilungarci troppo, ci limiteremo a notare alcune indicazioni intorno a Rafaello
nello stesso libro, le quali, se non andiamo errati, non possono altrimenti essere accolte dalla
critica al grado di maturanza a cui è giunta oggidì. Così, quando noi vediamo sostenere che nel
quadro della Risurrezione, di Pietro Perugino, nella pinacoteca Vaticana, la parte bassa rammenta
in modo cosi deciso le opere giovanili di Rafaello da doverglisi attribuire una parte essenziale
nella esecuzione, noi troviamo sempre seguito l'andazzo di chi altre volte pretendeva verificare la
collaborazione del giovane Urbinate anche in certe tavole del maestro suo nell'Accademia di belle
arti a Firenze e nel trittico di Londra, proveniente dalla Certosa di Pavia.3 Quando a Bergamo il
Bode ci addita per opera dello Spagna (che reputa essere il maestro al quale il giovane Rafaello
si accosta più che ad ogni altro) la tavola colla mezza figura di San Sebastiano (erroneamente
qualificato per Santo Stefano), ci fa specie che nella galleria di Berlino egli ammetta per opera di

1 Si tratterebbe qui di una testa di donna esposta fra i quadri di galleria Borghese (p. 668), probabilmente di un seguace
lombardo, e della testa di Cristo (sdolcinata e rifatta) nella pinacoteca di Brera (p. 671).

2 È noto che il Morelli, in base a un complesso di dati e di raffronti ponderati, addita per autore di quel ritratto il
miniaturista milanese Ambrogio de Predi s, che il nuovo Cicerone, forse per un lapsus calami, convertirebbe in un Matteo
de Pretis.

3 Infido argomento ad avvalorare tali giudizi sarebbe quello della esistenza di alcuni disegni in Inghilterra, tenuti per
rudimentali pensieri di Rafaello pel primo e per l'ultimo di questi quadri, quando in realtà nessuna ragione stringente
c'impone di accogliere l'attribuzione concernente i disegni stessi.
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