Archivio storico dell'arte — 1.1888

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LE TOMBE DI ACCURSIO, ODOFREDO E ROLANDINO DE' ROMANZI

Le arche di Accursio e di Rolandino poggiavano sopra basi rettangolari rivestite, quelle della
prima, di lastre di macigno, di lastre di marmo bianco e rosso e di Verona quelle della seconda; coro-
nata la base della tomba di Accursio di una cornice di pietra d'Istria, la base della tomba di Rolan-
dino di una cornice intagliata di rosso veronese. Al disopra della base ergevasi il tabernacolo sopra
colonnette di un peristilio a loggetta, delle quali le quattro d'angolo più grosse con ricchi capitelli
a fogliami di stile romanico; le quattro colonne angolari della tomba di Rolandino poggiavano poi
sopra piccoli leoni simili a quelli che nelle chiese romaniche sogliono sorreggere le colonne del
pronao ; le altre colonnette del peristilio erano molto più esili e binate. Sulle colonnette stesse pog-
giavano poi gli archetti di pietre smaltate bianche e verdi, e così pure in pietre smaltate era il
rimanente del muro che alzavasi sino alla cornice su cui ergevasi la piramide del tabernacolo, essa
pure tutta in pietre smaltate e sormontata dalla croce; «culmine questo caratteristico dei monu-
menti sepolcrali di quel tempo, che raggiunse poi la sua più meravigliosa espressione di genio e di
ricchezza nelle tombe degli Scaligeri di Verona ».1

La tomba di Odofredo fu assai più ricca di queste e servi di modello alla tomba del famoso
notaio Rolandino dei Passeggieri, che oggi ancora ammirasi nella piazza Galileo di Bologna; in
essa, a differenza delle altre due, il tabernacolo, non molto diverso di foggia dagli altri, anziché pog-
giare sopra uno zoccolo massiccio, alzavasi sopra un primo peristilio di grosse colonne poggiate
a terra, come può vedersi nella parte del monumento tutt'ora esistente.

Sotto i tre tabernacoli, nel mezzo, erano collocate le arche che racchiudevano gli avanzi di
quei tre celebri glossatori. Dell'arca di Accursio non si conosce qual fosse la foggia, né si hanno
di essa notizie, da che nel secolo scorso serviva di abbeveratoio o secchiaio nell'abitazione, allora
ed anche al presente, sovrastante al monumento. Dell'arca di Odofredo conservansi soltanto i due
fianchi; essa era evidentemente costruita, come il rimanente del monumento, di marmi tolti da altre
costruzioni più antiche, giacché la scultura che quei resti portano impressa, come i capitelli delle
colonne ancora esistenti, è di carattere puramente bizantino. L'arca di Rolandino invece ha avuto
sorte migliore; dessa è quasi interamente conservata, è di marmo rosso di Verona e porta scolpiti
alcuni fogliami ed ornati caratteristici del secolo in cui fu eretto il monumento.

Tombe tanto importanti sotto l'aspetto storico ed artistico furono in antico anche dagli stra-
nieri tenute in si grande onore, che nella stessa Germania, in una raccolta di incisioni rappresen-
tanti le tombe più famose, edita nel 1589, furono pubblicati i disegni dei tre monumenti in discorso.

Le tombe restarono intatte ed isolate fino all'anno 1598 in cui i frati costruendo il lungo por-
ticato tutt'ora esistente, appoggiarono alle tre tombe dei glossatori, togliendole così in gran parte
alla vista del pubblico. In seguito, con altre costruzioni addossate al portico guastarono le tombe
di Accursio e di Odofredo; restava soltanto intatta quella di Rolandino, quando nel 1803, sotto pre-
testo che potesse servire di nascondiglio a malviventi, fu atterrata, portandone, come già ebbi a
dire, i frammenti al cimitero comunale, dove si pretese di dar forma al monumento col ricomporre
gli stessi frammenti in modo affatto immaginario.

Ora, il progetto del Rubbiani, accolto dalla Deputazione di storia patria ed approvato dalla Com-
missione conservatrice dei monumenti e dal Governo, tende a rimettere le tombe nel pristino loro
stato, ma importa di necessità la demolizione di buona parte del porticato e del fabbricato ad esso
soprastante. Da ciò nacquero difficoltà, che fino ad ora parvero insormontabili, quel fabbricato
essendo presentemente occupato da uffici governativi e sembrando al R. Demanio gran perdita il
cederlo. Per tali difficoltà, fino alla fine dello scorso maggio pareva perduta ogni speranza di vedere
almeno iniziato il restauro prima delle feste del centenario, ciò che tutti i Bolognesi amanti del
decoro della città loro vivamente desideravano. La stessa graziosa nostra Regina, nella sua recente
visita a San Francesco, ebbe a deplorare che non si fosse ancora posto mano ad opera tanto impor-
tante sotto l'aspetto storico ed artistico. Se non che, mercè l'energia ed il buon volere di S. E. il
ministro Boselli, per accordi da esso presi col collega ministro delle finanze, parvero ad un tratto
sparite tutte le difficoltà ed assicurata per l'anno venturo la completa attuazione del restauro.

Dopo presi tali accordi, il ministro Boselli commetteva al cav. Rubbiani l'incarico di far ripu-

1 Alfonso Rubbiani, op. cit.
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