Archivio storico dell'arte — 1.1888

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LA TOMBA DI ROBERTO D' ANGTO IN NAPOLI

tomba di Roberto non avevano bisogno per la parto artistica della sorveglianza di un architetto ; e
se mai ne avessero avuto bisogno, noi crediamo che sarebbero stati coadiuvati da quell'architetto
la cui lapide sepolcrale fu letta dal D'Eugenio nel 1623 nella chiesa di Santa Chiara, concepita
nei seguenti termini: Hic iacet corpus magistri Gagliardi Primarii de Neap. Protomagistri
Reginalis Monasterii sacri corporis dir isti de Neap. Qui obiit anno domini 1348, mensis Madii
prime ind., 1 sia perchè ancora vivo allorché si scolpiva il real monumento, sia pure perchè come
primo maestro della costruzione della chiesa a lui solo spettava di dritto la sorveglianza artistica
e non ad altri; ma il suo nome non appare nei documenti che riguardano il monumento.

Molti altri nostri scrittori, per seguire le orme del De Dominici, furono tratti in errore, e noi
non crediamo utile citare i loro nomi, tanto più che al presente non v'è nessuno che possa prestare
fede sia al De Dominici, sia ai suoi seguaci, poiché la seria critica di Nunzio Faraglia ha mostrato
quante menzogne seppe riunire quell'audace scrittore.2

Speriamo che per mezzo di questo scritto i nomi dei fratelli Baccio e Giovanni di Firenze siano
più conosciuti, e che a loro sia tributata la stima che meritano.

Prima di terminare, dobbiamo osservare che il Perkins, per talune parole del Giannone, cioè
che il duca Carlo di Calabria fu il primo della famiglia angioina sepolto in Santa Chiara, opina che
la tomba di questo principe dovette essere imitata su quella di Roberto suo padre; ma questa idea
non può essere accettata, conoscendosi per gli studi dell'illustre G. Milanesi che Tino da Camaino,
detto pure Tino da Siena, costrui il sepolcro di Carlo nel 1338, poco tempo prima di morire, essendo
passato all'altra vita al principio dell'anno 1339. 3 È solo da accettarsi quello che il Perkins toglie dal
Giannone, cioè a dire che Carlo fu il primo della famiglia reale interrato a Santa Chiara, e che, per
non essere ancora terminata la costruzione della medesima, il suo cadavere fu riposto in un sepolcro
provvisorio: ciò si rileva dal documento accennato dal Faraglia nei seguenti termini: Magistri
Cino (sic) de Senis prò costruenda quadam sepultura in ecclesia S. Corporis Christi prò sepe-
liendo corpore ducis Calabrie, et prò quodam alio sepulcro parvo ubi nunc quiescit corpus
dicti ducis ime. 53 tar. 3 concordatis. 4

Antonino Maresca

1 Napoli sacra, p. 246.

2 Arch. stor. Prov. Nap., anni VII ed Vili. Le memorie digli artisti napoletani.

3 G. Milanesi, Sulla storia dell'arte toscana. Siena, 1872,

4 Arch. stor. Prov. Nap., an. VII, p. 347.
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