Archivio storico dell'arte — 1.1888

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NATALE BALDORIA

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simbolica, giacché al concetto del Dio che s'era immolato per gli uomini si volle anche unire
quello del Dio glorioso nell'atto della redenzione del genere umano. Nello stesso secolo vi il Cristo
crocifìsso si continua a rappresentare, come prima, assai calmo, ancor vivo, colla testa alquanto
chinata verso Maria che sta costantemente alla sua destra, mentre le rivolge, riferendosi a Gio-
vanni, le parole: Vedi il figlio tuo; 1 senonchè le braccia sono alquanto piegate e la persona è del
tutto coperta da un lungo coiodio senza maniche,2 che nella miniatura del codice Siriaco di Zagba,
conservato nella Laurenziana, è di colore purpureo con due liste verticali d'oro, e nella stauroteca
di Monza, che si ritiene sia uno dei doni che Gregorio Magno mandava ad Aduluvaldo, figlio della
regina Teodolinda, è legato ai fianchi da una cintura.3 II tipo di Cristo in queste due rappresen-
tazioni è presso a poco quello già adottato, con barba alquanto lunga e lunghi capelli, sebbene
parecchie siano le varianti che un tal tipo manifesta nei diversi monumenti in cui ci apparisce. Le
mani ed i piedi sono oramai inchiodati, e sotto di questi, nella stauroteca di Monza, si vede anche
il suppedaneo. Nella stessa Cristo ha il nimbo crocigero, mentre nel codice Siriaco il nimbo è sem-
plice con un orlo ceruleo.

Nei secoli vii e vili, il Crocifisso 4 mantiene ancora quella calma solenne che abbiamo notata
nei monumenti del v e del vi secolo ; soltanto, invece di essere del tutto coperto dal lungo colobio,
esso ci apparisce cinto i lombi da un drappo, che nei diversi monumenti varia di colore tra il
rosso ed il bianco, e gli cade fino alle ginocchia. Questo fatto, che trova la sua ragione nella reda-
zione più antica dell' Evangelo apocrifo Ada Pilati (Tischendorf, cod. A, capo X), dov'è narrato
che Gesù Cristo, spogliato delle sue vesti, fu cinto i fianchi d'un drappo di lino, diede pur origine,
io credo, alla leggenda, accolta fin già dall' vili secolo nelle Meditationes del Venerabile Beda, che,
cioè, la stessa madre Maria, vista la nudità del figlio, si sia levata il velo dal capo e glien'abbia
coperte le parti pudende.

Nel ix secolo, mentre ne' codici miniati bizantini 5 il Cristo, pur piegando alquanto di più il
capo ed assumendo un'espressione di dolore, che per lo innanzi non aveva, mantiene la calma
primitiva di tutto il corpo ; nell'arte occidentale, invece, sebbene troviamo qualche monumento che
non si discosta dalle tradizioni antiche di rappresentare il Crocifisso perfettamente calmo,6 cono-

1 Parecchi sono i monumenti, sì greci che latini, in cui sotto alle braccia della Croce appariscono le scritte indicanti
le parole che Gesù prima di morire, secondo il Vangelo di San Giovanni (XIX, 20, 27), rivolgeva alla madre e al discepolo.
È inutile ch'io le citi; mi basta soltanto notare questo fatto, giacché se Cristo fu costantemente, fino al x secolo almeno
(Borgia, De Onice velit., pp. 191-196), figurato vivo sulla croce e rivolto a Maria, credo che ciò sia avvenuto perchè i cristiani
pensavano specialmente a fermare quest'importante momento della sua passione.

2 Sia per un senso di rispetto (si consulti Gregorio di Tours, De gloria mart., 1. I, c. 28, e Ven. Beda, Meditationes)
come anche per influenza degli apocrifi (Ada Pilati, cod. B, c. X, ed. Tischendorf), già fin dal vi secolo si usò coprire il
Crocifisso dapprima col colobium, poi con un drappo intorno ai fianchi (Acta Pilati, cod. A). In parecchi monumenti, anche
del pieno medio-evo, ma specialmente in miniature di codici greci, si trova Cristo in croce tutto coperto dal colobium (tunica
interiore senza maniche). Cito, fra gli altri, quello dipinto nel cimitero di San Valentino (Garrucci, voi. Il, tav. 84, n. 2),
eh' io ancora ritengo del vii secolo; il Crocifisso miniato nel ms. di San Gregorio Nazianzeno (Bibl. Naz. di Parigi, 510; Rohault
de Fleury, L'Évangile, voi. Il), ch'è del sec. ix; un altro, pur del secolo ix, nel psalterio di Mosca studiato dal Kondakoff
(Mosca, 1878, iigg. i e vm), e finalmente altri ne' due psalterii già notati nel fase, antecedente (p. 159, nota 1) dei secoli x e xi
(Brit. Mus., add. 19352; Barberiniano 91), i quali, derivando l'uno dall'altro, hanno per prototipo quello di Mosca. Il Croci-
fisso di Lucca, detto di Nicodemo, certo non posteriore al secolo vii, indossa una lunga tunica podere, cinta ai lombi. Altri
Crocifissi sono coperti in questa maniera; mi basti per ora citare quello della cripta di San Martino in Altemberg Emmerich.

3 Poco importerebbe che questo Crocifisso fosse stato fatto nel secolo vii, perchè deriverebbe in ogni modo da un altro
più antico. Il tipo del Crocifisso nelle stauroteche (come in quello di bronzo dorato del museo Vaticano) mantiene per un
certo tempo quasi gli identici caratteri; soltanto il colobio può esser anche discinto.

4 Oltre i Crocifissi di questi secoli, già ricordati; quelli della pace d'avorio del duca Orso ; del cimitero di San Valen-
tino, e di Lucca, aggiungiamo anche il Crocifisso dell'antico mosaico di San Pietro, di cui il Grimaldi conservò uno schizzo.

s I due già citati; codice di San Greg. Nazianz., N. 510 della Nazion. di Parigi (R. de Fleury, L'Évangile, voi. II), e
Psalterium di Mosca (Kondakoff, La miniatura di un psalterio di Mosca, Mosca, 1878, tavv. i, v, vm).

6 In tal modo è rappresentato il Crocifisso nel rozzo dittico di Rambona del museo Vaticano, eseguito certo in Italia e
forse a Roma, giacché sotto al Calvario è rappresentata la lupa che allatta i due gemelli ; nella pittura della cripta di San
Clemente a Roma e nella miniatura già citata dell' Evangel. latino, N. 257 della Nazionale di Parigi, pubblicata dal Louandre
(op. cit., pi. v). Di altri crocifissi in calmo atteggiamento, posteriori al secolo ix, abbiamo fatto menzione notando i princi-
pali fra quelli figurati giovani e imberbi.
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