Archivio storico dell'arte — 1.1888

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UN AVORIO DEL MUSEO VATICANO

pure usato da Giotto nella Crocifissione che ornava dapprima gli armadi della sacrestia di Santa
Croce, ed ora si trova colle altre composizioni della vita di Cristo nell'Accademia di belle arti a
Firenze.

Un atteggiamento che non fu molto usato nel medio evo, ma che pure ha un riscontro fra
quelli di dolore trovati dall'arte classica,1 si presenta nella Crocifissione (xi secolo) dipinta nella

chiesa di Sant'Angelo in Formis, presso Capua ; in
cui Maria, alla destra del Crocifisso, lo guarda
pietosamente, col capo alquanto chino, colle brac-
cia distese lungo la persona e le mani l'una
sopra l'altra. Tale movimento fa Maria anche
nella Crocifissione rappresentata in smalto sulla
cassa di reliquie di Siegburg (xn secolo, vedi Aus'm
Weerth, op. cit., tav. 49v 1).

Derivato forse da quest'ultimo è il vivace at-
teggiamento della Madonna su di un legno, scol-
pito probabilmente nel secolo xn, della collezione
Timbal,2 e riprodotto dall' arte gotica anche in
un manto del tempo di Bonifacio Vili (fotografia
del Simelli, n. 211) in San Giovanni in Laterano.
La Madonna di prospetto allontana lo sguardo dalla
vista del Crocifisso, volgendo il viso dall' altra
parte e intrecciando sotto il petto le mani. Nè di-
versa derivazione deve avere l'incrociare che fa
Maria delle mani sul petto, nell'avorio d'arte go-
tica del secolo xin, conservato nel Louvre, di cui
presentiamo uno schizzo.

Già sulle porte in bronzo della cattedrale di
Benevento, come pure (se si deve credere che
i restauri abbiano mantenuta almeno l'antica com-
posizione) nei mosaici di Monreale, l'arte greca,
fin dal xn secolo, era arrivata ad esprimere la
compassione intorno a Maria pel suo dolore; onde
essa è circondata dalle pie donne e tenuta por mano da una di .esse, o da Giovanni. Ma l'arte
settentrionale arrivò dove l'arte bizantina per sé non sarebbe mai voluta arrivare; giunse, cioè,
ad esprimere lo spasimo di Maria ed il suo svenimento.

(Continua)

Natale Baldoria

del Didron, XXVII, I]; l'avorio di Carrand e quello della biblioteca Nazionale di Parigi, studiati dal Cahier {Mèlangès, II,
Cinq ivoires, ecc., fece); ma non mancaceli'arte bizantina, come p. es. sull'avorio dell'xi secolo, conservato a Parigi nel Cabinet
des Médailles (cfr. Bayet, Art bizantin, lig. 63); e fu usato anche dall'arte gotica, onde si trova in quell'avorio del sec. xin,
di cui tante volte abbiamo fatto parola, pubblicato dal Labarte (Les arts iadustr., pi. xvm). Più vivacemente esso fu reso
dall'arte antica (cfr. p. es. Issipile nella Morte di Archemoro in un rilievo del palazzo Spada [Baumeister, Denkm.,\A. 119]),
ed è motivo conservatosi dall'arte più arcaica (cfr. il bassorilievo rappresentante Oreste che uccide Egisto [Arrfiàol. Zeitung,
1849, tav. xi, 1]).

1 Cfr. Baumeister, Denkm., fig. 793, p. 740.

8 Cfr. Gazette archéol., 1883, pi. 17.
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