Archivio storico dell'arte — 1.1888

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

EUGENIO MUNTZ.— Giovanni di Bartolo da Siena, orafo della
coìste di Avignone nel xiv secolo (Archivio slorico ita-
liano, serie V, tomo II, disp. 4a del 1888).

L'autore discorre di Johannes Bartoli, che eseguì
il celebre reliquiario con le teste di San Pietro e Paolo,
già esistente nella basilica Lateranense. Nei registri
consultati dall'autore, il suo nome apparisce per la
prima volta nel 1364, e continua a figurarvi fino al
1385, «e forse anche posteriormente». Notevole è il
documento comprovante esatto V asserto del Cico-
gnara, e cioè la cooperazione di Giovanni di Marco
argentarius nei lavori relativi al reliquiario desti-
nato a racchiudere le teste dei due principi degli
Apostoli, del quale purtroppo più non restano che la
descrizione datane da Baldeschi e Crescimbeni nel
secolo scorso, le stampe del Crescimbeni e del D'A-
gincourt, la restituzione tentatane dal Rohault de
Fleury dietro antiche stampe, ed una pittura che si
vede oggi ancora nell'oratorio prossimo alla Scala
Santa. Un'altra opera di grande importanza eseguita
da Giovanni di Bartolo, durante il pontificato di Gre-
gorio XI, fu un reliquiario destinato a racchiudere
il braccio di Sant'Andrea; ma ora non se ne conosce
l'esistenza, e dell'artista non restano che la statua
di Sant'Agata, e la cassa che racchiude le sue reli-
quie a Catania in Sicilia.

L'autore chiude le sue importanti ricerche col for-
nire un elenco d' altri orafi italiani in Avignone.

A. Venturi

ANTONIO PAVAN. Il rinascere della pittura in Italia nel se-
colo xiv (Ateneo Veneto, 1888, n. 435).

L'autore vuol dare un rapido sguardo allo svol-
gimento dell'arte cristiana, dal suo nascere fino a
Giotto ; ma in quella vasta sintesi nella quale sono
comprese le cause del decadimento dell'arte greco-
romana, il primo formarsi dell'arte cristiana e le
ragioni della sua sterilità (la quale però non è che
apparente) fino a Giotto, egli non solo non ha detto
nulla di nuovo, ma è caduto spesso nell'abuso di
viete e puerili considerazioni estetiche e, quel ch'è
peggio, in imperdonabili errori.

A proposito dei primi tipi delle figure cristiane,
« gli artefici - egli dice - se pur ve ne fossero stati,
larebbersi impauriti per timore che la bellezza delle

forme esteriori non diventasse occasione di scandalo
e di perturbazione delle coscienze ». « Nessuno prima
del ix secolo aveva osato di raffigurare l'Eterno,
spirito puro e incomprensibile, sotto le umane sem-
bianze ». « Nessuno sarebbesi permesso di affermare
che la Vergine fosse bella». Solo Sant'Ambrogio tentò
di manifestare con brevissimi-accenni che la fisono-
mia della Madre di Cristo « annunziava la purezza
celestiale dell'anima sua ». Si dipinse il Cristo brutto !
« coi tipi più strani ed equivoci (?!)».

Ora non v'è ormai fra gli studiosi dell'arte cri-
stiana chi non riconosca la falsità di queste affer-
mazioni.

Non sono certo frequenti le rappresentazioni del
Padre Eterno, ma già fin dal iv secolo esso inco-
minciò a figurarsi colle sembianze del Cristo; prova
ne sia il sarcofago del Laterano, ov"è scolpita la Tri-
nità nell'atto della creazione dell'uomo.

Certo ne' primi secoli non si pensò dai cristiani
alla bellezza del corpo, bensì a quella dello spirito,
e Maria si concepì piuttosto come Madre del Reden-
tore che non come bella fra tutte le donne ; ma i
pochi scrittori i quali accennano, benché fugace-
mente, alle doti fisiche di Maria, non lasciano dub-
bio che si concepisse come bellissima, e le imagini
di lei, dalle più antiche a quelle del Rinascimento,
anche prescindendo dalle imagini delle catacombe
che non erano usate pel culto nè si consideravano
come ritratti, se non sono quali noi le imagine-
remmo, pur mostrano negli artisti lo sforzo di dare
a Maria un bellissimo tipo.

D'altra parte basta leggere il ritratto che, secondo
gli antichi scrittori ed il concetto comune, fa di Ma-
ria il greco Niceforo Callisto. — Nè Cristo si dipinse
brutto, nè coi tipi più strani ed equivoci; anzi la
maestà data al tipo di Cristo dall'arte medioevale
non si potè neppure uguagliare nel Rinascimento.

Troppe cose avrei a dire se volessi continuare a
scorrere le poche pagine scritte dal signor Pavan;
mi basti di accennare ancora a qualche altro brano
per lasciarlo alla considerazione dei lettori.

« Dopo quella notte di mille anni e il rigore di

quel verno di secoli.....; fra l'xi e il xn secolo,

ecco apparire i primi bagliori d'un'aurora dorata — ».

Così, pur troppo, si usa fare in Italia la storia della
letteratura e dell'arte! Sappia il signor Pavan che
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