Archivio storico dell'arte — 1.1888

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MISCELLANEA

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Weyden, venuto a Roma nel 1450, vide in San Gio-
vanni Laterano i lavori di Gentile, per la morte che
lo colpì mentre vi accudiva, lasciati incompleti. In-
vece un protocollo del notaro Giovanni di ser Fede-
rico da Cerreto, esistente nell'archivio del comune
di Fabriano (armario XX, busta 1391), porta Tatto
d'accettazione dell'eredità di mastro Gentile morto
in Eoma, per parte della parente Maddalena, figlia
di ser Egidio di Fabriano, con la data del 1428, 22 no-
vembre. Però Tanno della morte è forse il 1427, avendo
Gentile lavorato in San Giovanni Laterano dal 28 di
gennaio a tutto il luglio del 1427 col salario di 25 fio-
rini al mese, e non avendosi notizia di lavori fatti
posteriormente a quella data.

0. Maruti

ANTONIO SCHIAVON. Guariento pittore padovano del secolo xiv.
(Archivio veneto, tomo XXXV, parte II, 1888).

I materiali storici intorno al Guariento erano già
stati raccolti con diligenza da Cavalcasene e Crowe,
i quali nel loro magistrale lavoro diedero anche Te-
lenco, la descrizione, la critica delle opere dell'artista.
A quell'elenco nulla aggiunge Tautore; e nelle de-
scrizioni, mentre Cavalcasene e Crowe disegnano con

tratti sicuri, con contorni precisi, TA. riesce incerto,
pieno di sforzo, e intramezza qua e là al discorso
osservazioni e sentenze, ispirandosi all'estetica di
Del Rio. Parlando del Cristo del museo di Bassano,
osserva: « La fisonomia fa esclamare come al Centu-
rione: Veramente era figliuolo di Dio»; e poscia,
dicendo della figura di Giovanni, vi trova « uno
slancio d'amore che ti innalza dal frastuono mon-
dano delle passioni, e ti trasporta beatamente nei
regni dell'infinito ». Accennando al Cristo di Giotto,
egli nota che in esso trovasi « Yideale ascetico di
cui parla il Rio porta o all'ultimo limite ».

E cosi mentre lo studio dell'arte dal Del Rio ad
oggi si è fatto obbiettivo, e si procede nell'analisi e
nelle ricerche col metodo delle scienze naturali, an-
cora vi sono persone degnissime che potrebbero por-
tare preziosi contributi agli studi, e che invece, per
mancanza di metodo, lavorano invano. L'opera di
Cavalcasene e Crowe sulla pittura in Italia ruppe
circoli viziosi della metafisica, fece tacere vane dis-
quisizioni accademiche, e diede agli studi dell'arte
amplissimi confini; eppure oggi Antonio Schiavon
nemmeno cita la grandiosa opera sintetica, ove di
Guariento è detto più e meglio ch'egli non dica.

0. Maruti

MISCELLANEA

Scultura Doiiatcllcsca a Solarolo. — Di

un tabernacolo in marmo con entrovi un bassorilievo
della Madonna col bambino discorre il signor F. Ar-
gnani, benemerito custode della pinacoteca comunale
di Faenza, in un apposito suo scritto col titolo : Il-
lustrazione d'una Scultura Donatellesca esistente a
Solarolo di Romagna, Faenza, 1886. Appoggiandosi
sul giudizio di parecchi conoscitori, la competenza
dei quali in quanto a cose d'arte è ben nota, l'autore
attribuisce a Donatello l'opera in questione. Essa si
trovava originalmente nel castello di Solarolo, situato
nelle vicinanze di Faenza ed appartenuto già ai Man-
fredi, finché, nel 1665, fu trasportata nel palazzo co-
munale di Solarolo. Senonchè Tattribuzione dell'Ar-
gnani viene smentita dalla prima occhiata che diamo
alla riproduzione fotografica aggiunta alla pubbli-
cazione suaccennata. Vi si vede, rappresentata in

mezza figura, la Madonna, che sostiene con ambedue
le mani il divin pargolo, ritto in piedi davanti a lei su
un cuscino, col braccio intorno al collo della madre.
La composizione, eseguita in bassorilievo, è cinta da
una incorniciatura pure in marmo, ricca di orna-
menti e composta di due pilastri laterali con una
trabeazione al di sopra. Quelli riposano su d'uno
zoccolo, mentre questa è coronata da due cornu-
copie, collocate simmetricamente ai lati di un vaso che
si leva nel centro. Il tutto ha metri 1.75 d'altezza
su metri 1.14 di larghezza. Nè la composizione nè
le forme stilistiche della parte figurativa, nè il ca-
rattere della ornamentazione del riquadro architet-
tonico corrispondono punto al concetto, ormai abba-
stanza fissato, della maniera artistica di Donatello,
vuoi nella prima vuoi nella seconda delle sopraindi-
cate parti principali dell'opera. All'opposto, l'affinità
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