Archivio storico dell'arte — 1.1888

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MISCELLANEA

di quest'ultima con simili lavori di Antonio Rossellino
si palesa subito a chi la esamini con un po' d'atten-
zione. Le forme delle figure sono appunto quelle
caratteristiche di questo maestro: proporzioni corte;
forma della testa alquanto rotonda, collo corto e
robusto: il bambino ha pure i panni aderenti che
fanno trasparire le forme del corpo, come appunto
il Rossellino li adopera di preferenza; la Madonna,
come presso a poco tutte le sue sante Vergini, mo-
stra la sciarpa avvolta scioltamente intorno alle reni,
le maniche strette, abbottonate tre volte, formanti
da un bottone all'altro uno sparato. L'ordinamento
del velo è addirittura simile a quello del bassorilievo
della collezione di Ambras a Vienna, attribuito pure
al Rossellino, e parimente il trattamento della capi-
gliatura e il nastro stretto che le cinge in cerchio la
fronte, sono comuni alle due opere. Quanto alla fisio-
nomia non c'è però fra loro nissuna somiglianza.
Questa si rintraccia invece in modo del tutto sor-
prendente, sia nelle sembianze della Madonna, sia
in quelle del bambino, fra il nostro bassorilievo e il
medaglione posto al di sopra del sarcofago nel mo-
numento sepolcrale del cardinale di Portogallo in
San Miniato a Firenze. Senonchè l'espressione fisiono-
mica nel bassorilievo di Solarono sembra molto meno
animata, anzi irrigidita e senza espressione. In ge-
nerale il lavoro, in quanto si può giudicarne dalla
riproduzione fotografica, rivela, piuttosto che la com-
pitezza e la leggerezza della mano del maestro stesso,
il fare alquanto timido, perchè inceppato dalF insuf-
ficienza tecnica, di un suo discepolo, molto valente
del resto, il quale pare che abbia preso a modello
per la sua opera i due bassorilievi suindicati del
Rossellino. Anche gli ornati in guisa di candelabri
sui pilastrini dell1 incorniciatura mostrano grande af-
finità con quelli del monumento di San Miniato. Da
quanto abbiamo fin qui esposto, si deve dunque trarre
la conseguenza che il tabernacolo di Solarolo non si
possa punto ritenere un lavoro di Donatello, ma in-
vece, se non di Antonio Rossellino, certamente della
sua bottega o scuola. Ne esiste una riproduzione in
stucco contemporanea, e, se si eccettui lo zoccolo,
del tutto identica, nel museo di South-Kensington
(N. 7622). Il signor I. C. Robinson nel catalogo delle
sculture della collezione indicata, senza che abbia
avuto notizia del suo originale a Solarolo, la quali-
ficò come « Riproduzione di un'opera importante di
uno dei principali maestri fiorentini, vissuti sullo
scorcio del quattrocento », accennando pure ipotetica-
mente, in quanto riguarda il suo autore, all' « uno o
all'altro dei membri della famiglia de' Majani ».

C. de Fabriczy

II monumento di Criovauni Sadoleto,
opera di C ristoforo §toporone. — All'e-
sterno della cattedrale di Modena, verso la piazza, era

appoggiato il monumento di Giovanni Sadoleto, giu-
reconsulto insigne, padre del celebre cardinale segre-
tario di Leone X. Tolto nel secolo nostro da quel luogo,
fu collocato al museo lapidario, nell'albergo Arti, e là
restaurato dei danni sofferti anche prima del trasporto,
e specialmente a causa d'un fulmine che lo invest
sull'aurora delli 4 maggio 1828. Il monumento è di-
viso in due ordini : l'inferiore costituito da due co-
lonne, attorcigliate da rami con fiori e foglie di vite
e di campanula. Sui capitelli compositi delle colonne
si appoggiano due mensole, che vengono a quel modo
a tener ufficio d'architrave ne' fianchi. L'ordine su-
periore si compone d'un basamento, sull'estremità
del quale si elevano due pilastrini con faccie ornate
da candeliere vaghissime, e racchiudono il sarcofago
di Gio. Sadoleto, poggiante su zampe leonine. Il ba-
samento presenta dai lati due piedistalli con l'arma
de' Sadoleti sugli scudetti scolpiti nelle faccie; e tra un
piedistallo e l'altro una lunga iscrizione incisa ricorda
la dottrina, l'ingegno, le virtù dell'onorando citta-
dino. Il sarcofago semplice, per sagoma bellissimo,
mostra la figura del vecchio giureconsulto giacente
con le mani conserte al seno, come d'uomo che ri-
posi tranquillo ; e il libro amico, frutto de' lunghi
studi e della esperienza della vita, gli sta accanto,
poggiato all'origliere. Gli ornati de' pilastrini, nello
stile ricco del Rinascimento, mostrano anfore, tabelle
ansate, corone, libri, bucrani, aquile imperiali, trofei,
tripodi. Una sola candeliera laterale non ha l'ele-
ganza, la gentilezza dell'intaglio e della linea come
le altre; e presenta una vera catasta d'elmi, di scudi,
di armi svariatissime di forma. Superiormente, da
un pilastrino all'altro, corre una trabeazione, sormon-
tata da una cappa ribassata e limitata lateralmente
da due antefisse. Essa si dimostra, tanto per la tinta
del marmo, come per la poca finezza con cui sono
tirate le cornici, anzi per una certa pesanza parti-
colare, posteriore a tutto il resto del monumento,
ove si appalesa grande la diligenza dell'artefice.
Tutt'attorno, nell'interno dell'ordine superiore, ri-
corre una semplice cornice, su cui vedonsi incastrate
le figure di una Madonna col divin Figlio in piedi,
e due angioli in atto di adorazione.

Il monumento fu eseguito nel 1517, data questa
scolpita nel piano disotto all'arca, in modo che per
effetto prospettico si avesse a leggere come in un
piano obliquo.

La tradizione, che faceva capo al Vedriani, ne in-
dicava come autore Guido Mazzoni, detto il Moda-
nino ed anche il Paganino; e fino ad oggi quella
tradizione fa a Modena costantemente conservata.
« Vi sono cose che tutti ripetono perchè furono dette
una volta», così scrisse il Montesquieu; e la verità
di questa sentenza traluce anche in questo caso spe-
ciale. L'attribuzione del Vedriani fu ripetuta dal ve-
nerando Tiraboschi; poi dai benemeriti illustratori
delle opere del Mazzoni, del Begarelli e d'altri artisti
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