Archivio storico dell'arte — 1.1888

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J. J. TIKKANEN

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casa. Anche in questi mosaici se ne vedono alcuni esempi, come il Faraone che dorme innanzi al
suo palazzo. Però nelle scene del parto che qui ricorrono, nella scena che rappresenta l'ebbrezza
di Noè, ecc., è seguito sempre il primo metodo. Anzi nel sogno di Giuseppe non vediamo che un
letto.

Anche il modo di disegnare i letti merita forse qualche attenzione. Finora lo studio di queste
particolarità è stato in generale trascurato; ma esse sono invece di grande momento per giudi-
care il carattere dello stile primitivo. Nell'arte bizantina dopo gli iconoclasti ed anche nell'arte
occidentale più antica, sebbene in quest'ultima di raro così caratteristicamente e mai cosi in gene-
rale, i letti sono disegnati dall'alto in basso, così che essi nella superfìcie del quadro si vedono
verticalmente invece che orizzontalmente ed in prospettiva. 1 Questo difetto, che del resto ha la
sua origine nella natura generale dell'arte arcaica, 2 ha così profonde radici, che ci appare piena-
mente sviluppato già nel più antico codice Vaticano di Virgilio (vedi D'Agincourt, tav. xxm),
onde talora, anche nelle scene di seppellimenti, i fianchi dei sarcofagi seguono la curvatura del corpo
messo appunto in posizione quasi verticale; esempi addirittura ridicoli se ne vedono nel più antico
de'due ottateuchi.

Nelle scene del parto Eva mostra maggior sentimento materno che nella più gran parte delle
puerpere dell'arte bizantina. Essa è seduta sul letto e tende le mani verso il bambino che Adamo
le porge. Accanto si vede un fanciullo con un otre di vino e colla coppa alzata; il suo artistico
atteggiamento, più che la figura, ha un carattere antico. 3 II solito motivo del bagno, che ricorre
nella maggior parte di simili scene dell'arte bizantina, qui manca. 4 Sulle gambe di Eva è gettata
una coperta che ricade giù dal letto; e ciò ricorre anche nelle altre simili scene di questo ciclo.
Di solito, però, nell'arte bizantina, almeno nell'epoca più bella, le figure giacenti sono coperte dei
loro propri manti, quando, come talora accade, non stanno nel letto come in un sacco che le rin-
chiuda. Più tardi viene in uso anche il panneggiamento suindicato, come si vede, per esempio, nel
manoscritto di Balaam e di Josaphat della biblioteca Nazionale di Parigi, n. 1128 (fol. 10 v. e 124 r.)
e nei mosaici di Kahriè-Djamissi in Costantinopoli (entrambi del secolo xiv). Questi particolari
sono tutt'altro che trascurabili per l'arte del medio evo.

Le scene seguenti non sono molto interessanti. Però nel Sacrifizio dì Caino e di Abele si
possono vedere le tracce di una certa tradizione iconografica. I due fratelli sono rappresentati in
atto di stare, o meglio di avvicinarsi ad un altare. Abele, come il buon pastore, porta sulle spalle
una pecorella, mentre Caino alza verso il cielo un covone di grano. La simmetria è ancora più
completa nella cappella di San Clemente nell' interno della chiesa, dove anche Abele con le mani

indicata soltanto dalla cortina adorna di scudi. Però, e ciò è interessante ad osservarsi, si trova anche un riscontro col]a
camera giottesca nel codice più antico di Virgilio della biblioteca Vaticana, cioè nella morte di Bidone.

1 In realtà io non ricordo per l'arte bizantina che un'unica eccezione a questa regola, cioè il cofano d'avorio di Sens,
in cui Faraone, disegnato in pieno profilo, dorme sul letto che si vede completamente di fianco (tutto ciò supponendo che
il disegno del Millin, Voyage, tav. x b, sia esatto, il che è dubbio).

2 Che non si tratti in questo caso di una particolarità forse accidentale, bensì di una vera regola, dimostrano chiara-
mente manifestazioni del tutto analoghe dei primordi dell'arte in altri paesi. Per esempio, negli antichi rilievi indiani il
letto non solo presenta la superficie, ma certe volte, come nell'arte bizantina, accompagna la curvatura del corpo che vi
giace sopra, ove questa si avveri. Meravigliosa, perchè del resto lo stile è affatto diverso, è l'analogia in un pezzo della de-
corazione delle Amaravati Tope, ora nella Sala dello scalone del British museum.

3 Negli ottateuchi Vaticani troviamo ripetuto spesso un momento differente dal solito ; invece della scena dopo il parto,
vediamo, cioè, rappresentata molto ingenuamente quella del parto stesso. Le donne, avvolte in una camicia, stanno sedute e
premono i pugni contro il petto (questo gesto, che esprime il dolore si morale che corporale, si ritrova nelle scene della se-
parazione degli stessi manoscritti e nel klimax Vaticano n. 1754, del secolo xi). Il figliuolo viene appunto alla luce, e la leva-
trice, seduta a terra, lo afferra per aiutarlo ad uscire. Una scena uguale troviamo anche nel Commento di Giobbe della Va-
ticana, n. 751 (secolo xni), fol. 66 v.

4 È strano che, secondo il Manuale di pittura, sieno Adamo e Caino che debbono compiere il tradizionale lavacro
(« Adamo lava Abele in un bacino, e Caino gli versa l'acqua da una botte »). Differente è anche la rappresentazione del Bo-
nanno sulla porta di Monreale, dove Eva siede sul letto (sul suolo di una caverna veduta di spaccato) e sta acquetando un
bambino fasciato. Adamo, che le sta di fronte, tiene fra le braccia un altro bimbo affatto simile. Dunque, secondo quel maestro,
Caino ed Abele erano gemelli !
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