Archivio storico dell'arte — 1.1888

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LE RAPPRESENTAZIONI DELLA GENESI IN SAN MARCO A VENEZIA

Giuda, la quale pero nel disegno della Società antiquaria manca del tutto (!). Nel mosaico, Già-
cobbe tiene la sua mano sulla spalla di Beniamino, molto più naturalmente che nel disegno, ove
il braccio resta sospeso. Ad onta di questa differenza, è chiarissimo che i due quadri vanno stret-
tamente uniti. E questo giudizio non si fonda punto sulla sola somiglianza, notevole invero, del gesto
di Giuda, che porta l'indice verso l'occhio destro.

Sarebbe molto interessante poter determinare fino a dove s'estenda questa concordanza; ma la
domanda esige una nuova ricerca comparativa tenendo conto anche dei colori; ricerca che può esser
fatta solamente a Londra col sussidio delle tavole cromolitografiche dell'Ongania. Se possiamo pre-
star fede ai relativi disegni nei Vetusta monumenta, cosa della quale invero insieme col Garrucci
si può dubitare, la rappresentazione della confusione delle lingue a Babele sarebbe nel mosaico
affatto differente. Però è anche possibile che nella miniatura sia trattato un altro momento, poiché
il testo della Bibbia Cottoniana era riccamente illustrato. 1 Perfino fra le miniature ancora ricono-
scibili si riscontrano parecchie scene che l'autore dei mosaici ha tralasciato. Così, ad esempio, il
Giusto Enoch, il Viaggio di Àbramo in Egitto, il Sogno di Àbramo, V Angelo presso Loth, e Lotìi
che tratta cogli abitanti di Sodoma per salvare i suoi ospiti.

Da quanto si è detto risulta che i mosaici di Venezia non sono copie affatto fedeli delle minia-
ture, e che non si può stabilire come certo che gli autori di essi abbiano avuto sott'occhio appunto
la Bibbia Cottoniana. Per quanto lontana sia stata l'arte bizantina dal concetto della originalità, ed
abbia usato senza alcun riguardo di modelli, pure molto di rado cercavasi di copiare scrupolosa-
mente questi modelli. Tanto per l'uno che per l'altro rispetto il medio evo è in aperto contrasto
col nostro tempo. Anche quando nella composizione si riproduce figura per figura, tratto per
tratto, come, per esempio, nelle copie della celebre figura del pastore del Salterio parigino n. 139,
che esistono in due manoscritti (dell'xi o xn secolo) nella biblioteca Vaticana (Palai n. 381) e
nella Barberiniana (III, 39), la differenza dei secoli è molto rilevante.2 In questo riguardo sono certo
più strettamente uniti i due esemplari già nominati dei Sermoni del monaco Giacomo a Parigi e
a Roma, che dimostrano pure nello stile una grande affinità. Ma anche qui non si può parlare di
imitazione servile; del resto, ambedue provengono da una stessa mano, o almeno da una mede-
sima scuola.

Ma, per ritornare alla Bibbia Cottoniana e ai mosaici veneziani, non è nella composizione e
nella riproduzione del soggetto biblico che si trovano le maggiori differenze dai modelli dell'antica
arte bizantina; esse riscontransi specialmente in tutto lo stile che, libero da ogni diretta imita-
zione, riproduce le antiche figure nel duro e semibarbaro linguaggio del secolo xm. Ciò che nelle
miniature è un racconto fine, grazioso, con una naturalezza espressa quasi con eleganza antica,
nei mosaici è duro, senza vita e senza un'espressione intelligente. La caratteristica dell'arte bi-
zantina dell'ultimo periodo si riscontra nella rigidezza delle figure. Si confrontino, per esempio,
gli angeli della scena della Creazione, là pieni di grazia, che volano con leggerezza, qui con un
movimento zoppicante, quasi di chi corre. Le figure, in certo qual modo (come di regola è il caso
nell'arte bizantina di questo tempo), hanno il carattere di gruppi automatici di membra, o almeno
non hanno quello di organismi che si muovano con scioltezza. L'arte bizantina aveva da lungo
tempo cessato di trarre le sue ispirazioni direttamente dalla natura. Una differenza caratteristica si
osserva anche nel corpo di Eva quando viene presentata ad Adamo. Già dalle traccie quasi scom-

1 Siccome però è notevole la somiglianza fra le composizioni dei nostri mosaici e quelle corrispondenti di Palermo, Mon-
reale e Salerno (paliotto), è più verosimile che l'autore del ciclo veneziano della Genesi abbia scelto in questo caso il tipo
comune del suo tempo. Così pure lo Springer (p. 690) ha trovato nel pseudo-Cadmon la stessa composizione della Genesi
Cottoniana.

2 Nel primo caso, il pittore non ha voluto a bella posta scostarsi dal suo originale; anzi si sforza di riprodurre perfino
i tipi. Ma le figure sono più discoste l'una dall'altra, il che distrugge l'impressione d'unità nella composizione. L'esecuzione
è quella secca del secolo xi e non cerca di imitare la larghezza, che tende all'antico, dell'originale. Del resto, fra il modello
originale, che forse è il n. 139 della biblioteca di Parigi, e la copia vi possono essere uno o più mediatori. Più notevoli sono all' in-
contro le differenze nel codice Barberiniano. Davide s'è volto verso lo spettatore - secondo un altro tipo, quello cioè del pastore
che suona la cetra, di cui la Ambrosiana (M. 54 sup.) possiede il miglior esemplare in un Salterio del secolo xi. 11 dio del
monte tiene il piede destro sul sinistro, cosicché se ne vede la pianta, ecc. ecc.
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