Archivio storico dell'arte — 1.1888

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J. J. TIKKANEN

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parse della miniatura si rivela molto chiaramente il sentimento dell'artista per le graziose linee
tondeggianti, cosa che dimostra una cultura raffinata; nel mosaico, all'incontro, si vede un disegno
oltremodo esatto per il medio evo, ma non una bella figura. Grande distanza v'è pure fra la figura
di Agar nella miniatura e quella del mosaico. Qui si sente quanto si sia perduto nel corso di sette
od otto secoli.

In quanto ai colori, può accettarsi a priori che debbano essere molto cangiati, onde specialmente
il fondo che dall'azzurro delle miniature è mutato nel solito fondo dorato dell'arte bizantina del-
l'ultimo periodo. Che ciò sia realmente vero, non lo posso dimostrare che per pochi casi. Agar che
siede presso il pozzo è nella miniatura vestita con una tunica di minio o di rosso cinabro, nel
mosaico invece è vestita di bianco con un leggero ombreggiamento di colore. Almeno uno dei tre
angeli che salutano Abramo porta un mantello color rosa su una tunica d'un azzurro languido; nel
mosaico non si vedono che mantelli di porpora listati d'oro sopra vesti ornate d'oro.1

Però non si può dire che il ciclo dei mosaici veneziani non risenta l'influenza dello stile degli
antichi modelli bizantini. Specialmente nella prima cupola, e, più o meno, anche negli altri mosaici
si avverte quest'influenza nelle proporzioni delle figure, che sono relativamente corte, e nella
preponderanza delle figure giovanili. Adamo ed Eva, per esempio, ci si presentano come teneri ado-
lescenti; ma più di tutti richiama l'attenzione il Creatore, che è quasi un ragazzo dai lunghi capelli
fluenti. 2 Questo tipo appartiene quasi esclusivamente all'arte cristiana primitiva, all'antica arte
bizantina ed alla carolingia, giacché l'esempio che ho citato dal codice Vaticano, Reg. I, del secolo x,
non è pienamente certo.3 In esso, contro il solito, Dio ha i capelli corti. Del resto, nell'arte bi-
zantina dell'ultimo periodo troviamo solo le seguenti rappresentazioni della Divinità personificata:
oltre al Cristo in figura di uomo e in quella di fanciulletto nelle prime scene della sua vita, ab-
biamo ancora un terzo tipo, quello che, per così dire, è il tipo simbolico dell'Emanuele,4 con fat-
tezze di fanciullo, capo rotondo e capelli di solito corti. Esso si trova costantemente nelle monete
bizantine, non di rado nelle miniature, e nei mosaici di Venezia ho potuto riscontrarne almeno tre
esempi. Come abbiamo già veduto, il Cristo rappresenta spesso il Dio Padre; anzi parecchi seri
scrittori bizantini, come Teodoro Studita e Niceforo Callisto, condannano questo modo di rappre-
sentare Iddio Padre.5 Ma se anche ciò fu proibito perfino con un decreto della Chiesa, tuttavia
questo decreto è da porsi insieme con quelli, la cui trasgressione era facilmente tollerata.6

1 È noto, del resto, che una caratteristica della Bibbia Cottoniana è il sovrapporre l'oro su colori chiari non solo nelle
drapperie, ma perfino nell'architettura. La stessa particolarità troviamo nel più antico esemplare di Virgilio nella Vaticana;
e ciò dimostra l'antica origine di questo uso, divenuto tanto comune nei mosaici del bizantinismo degli ultimi tempi (nelle
miniature bizantine dello stesso tempo è invece abbastanza raro).

2 La figura ritorna nelle due scene rappresentanti la costruzione della torre di Babele. Del resto, in questo ciclo non
appare la Divinità in persona.

3 Secondo lo Springer (pp. 674 e 686), Dio è figurato giovane imberbe anche nel pseudo-Cadmon ; della figura di ragazzo
dell'avorio di Berlino abbiamo già parlato. In ambedue questi casi deve ritenersi diesi tratti di una tradizione molto antica
o di una imitazione diretta.

4 Nel Menologio dell' imperatore Basilio II (Vat., n. 1613, p. 205), il Cristo, che appare al santo vescovo Pietro d'Alessan-
dria prima della sua decapitazione, è affatto eccezionalmente rappresentato come un ragazzo. Qui la sua presenza può dipen-
dere espressamente dalla leggenda.

5 Vedi Unger, Christlich-griechische oder byzantinische Kunst (in Ersch u. Gruber, Real-Encyclopaedie, sez. I, parte 84,
p. 465).

6 Già nel codice di Parigi n. 923, fol. 40 r. (sec. ix), si trova Dio col tipo di Abramo, un vecchio dalla barba grigia, e
così pure nel bel codice di Parigi n. 64, fol. 158 v. (sec. x). Sì nell'uno che nell'altro, Cristo siede al suo lato {ed era il Verbo
presso Dio) ; in quest'ultimo, anche il Dio Padre ha la croce nel nimbo. Nel battistero di San Marco (sec. xiv) 1' identifica-
zione delle due persone è tanto spinta, che il vecchissimo Dio Padre con la barba ed i lunghi capelli grigi non solo ha il nimbo
crocigero, ma anche la segnatura di Cristo IC XC. Poi abbiamo trovato il Creatore in figura di vecchio nel codice di Parigi
n. 543 del secolo xn. Spesso è rappresentato come « il vecchio dei giorni », e nel klimax Vaticano tiene perfino in grembo Cristo
pargoletto. È anche notevole la presenza di Dio in figura di vecchio nel Salterio Vaticano (Palat. n. 381), nella scena in cui
Mosè riceve le tavole delle leggi. Finalmente si trova questo tipo nei due codici Vaticani di Giobbe, del secolo xm, e nel Sal-
terio della biblioteca Vaticana n. 1927, dove, nel fol. 234 v., mostrasi una composizione degna di nota : Dio Padre siede solo
nel mezzo su un trono ; il trono accanto è occupato da un libro (il Vangelo) e da una croce ; in un semicerchio subito ap-
presso dodici seggi rossi (i dodici apostoli); di sotto, alcune figure in atto di adorazione. La scena si riferisce al salmo 121:
oti | Ìy*iX ix.dS'.oa^ Spó^ot | tic, xptaiv, ^pó^oi Ixì | okov j Aooko.
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