Archivio storico dell'arte — 1.1888

Seite: 362
DOI Heft: 10.11588/diglit.17347.82
DOI Artikel: 10.11588/diglit.17347.84
DOI Seite: 10.11588/diglit.17347#0472
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1888/0472
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
362

LE RAPPRESENTAZIONI DELLA GENESI IN SAN MARCO A VENEZIA

Lo studio che qui ho pubblicato si limita a trattare i mosaici della prima divisione dell'atrio di
San Marco. Esso però non è che una parte di una più vasta ricerca, che sarà presto pubblicata, su
tutti questi mosaici. Ne darò qui tuttavia i risultati generali.

Tra le rappresentazioni di scene dei due primi libri di Mosè, troviamo ancora come tradizio-
nali, oltre alle già nominate, le seguenti: la Visita degli angeli ad Àbramo, il Sacrifizio d'Isacco,
il Roveto ardente, lo Sterminio degli Egiziani, e Mosè che riceve sul Sinai le tavole delle leggi.
Vi si può aggiungere anche il Sogno di Giacobbe. La più interessante è senza dubbio la penultima,
prima di tutto perchè è straordinariamente complicata, e in secondo luogo perchè si può risalire
nella tradizione di essa Ano ai rilievi dei sarcofagi.

Ciò non di meno l'analogia delle scene bibliche dell'arte medievale non si limita punto a queste
composizioni tipiche. Anche nel seguito del grande ciclo di San Marco, confrontando le varie serie
di rappresentazioni delle scene, si scorge, sebbene non molto distintamente, una generale analogia,
la quale accenna ad una certa affinità d'origine. In singoli casi però si può anche dimostrare che
gli artisti hanno seguito antichi esemplari. È chiaro, per esempio, che alcune scene degli ottateuchi
sono copiate dal Cosmas. Per questo rispetto sono di particolare importanza le rappresentazioni
della storia di Giuseppe, nello quali il nesso appare con maggiore evidenza, e le scene della fine
del medio evo si ricongiungono perfino colla Genesi di Vienna e coi rilievi sulla cattedra vesco-
vile di Ravenna.

Tutto quanto si è detto dimostra la grande importanza delle antichissime redazioni per l'arte
posteriore. Esse formano, in realtà, la fonte, alla quale nei tempi seguenti si attinse per secoli e
secoli, in maggiore o minore proporzione e più o meno direttamente, e nella maggior parte dei
casi, senza dubbio, con una quantità di intermediari. Però i mosaici di Venezia ci danno un
esempio sorprendente della fedeltà con la quale talora gli artisti seguivano gli antichi esemplari,
giacché ne possediamo uno originale appartenente propriamente al tempo in cui sorse questa reda-
zione (v o vi secolo), nella Bibbia Gottoniana del British museum. Questo fatto viene ad acquistare
un valore più grande da ciò, che, cioè, le illustrazioni della Bibbia Cottoniana sono, come abbiamo
già detto, quasi del tutto rovinate, e che quindi troviamo nei mosaici di Venezia un valido aiuto
per lo studio e per la ricostruzione di questi inestimabili monumenti dell'antica arte bizantina, che
ora, meno poche tracce, sono quasi interamente scomparsi. Ed è propriamente su tale base che si
devono nuovamente studiare queste miniature ; il che però non si può fere che in Inghilterra, sul
posto in cui si trovano. Qui dobbiamo contentarci di completare e rettificare le riproduzioni che
si hanno dei frammenti di esse,

Del resto, la scelta di esemplari antichissimi, nei casi in cui non s'era legati dalla tradizione,
appare come un tratto caratteristico dell'ultimo periodo dell'arte bizantina. Che questa tendenza
retrospettiva si noti in ispecial modo a Venezia, è molto naturale, giacché la chiesa di San Marco
fu adornata in gran parte col bottino di opere d'arte antiche prese da molti paesi.

Tuttavia i mosaici di San Marco non si dimostrano punto copie fedeli degli antichi esemplari,
ma ne sono piuttosto libere imitazioni. E specialmente lo stile - vera espressione del secolo xm -
è affatto differente. L'unico fattore che abbia modificato il gusto dell'ultimo periodo dell'arte bizan-
tina è la propensione che si trova nell'antica arte cristiana per le figure giovanili e di corte pro-
porzioni e che si può osservare specialmente nelle figure del Creatore e de' primi uomini. Né questo
fenomeno è affatto isolato, ma si può osservare in generale nelle illustrazioni bizantine dell'antico
Testamento, principalmente nei Salteri popolari (e più chiaramente di tutti nei più antichi, cioè
in quello di Kloudoff e in quello di Parigi n. 20). Ne segue che lo stile dell'antica arte cristiana
non cessò da un momento all'altro, giacché se ne possono seguire le tracce fino nell'ultimo periodo
dell'arte medievale.

Anche ammettendo che tutto il ciclo de' mosaici provenga direttamente da artisti veneziani,
tuttavia, e per lo spirito e per lo stile, dobbiamo assegnare per lo meno la prima metà di essi
all'arte bizantina, e queste rappresentazioni, che relativamente sono opere eccellenti, segnano in
certo modo un rifiorire su suolo straniero dell'arte bizantina ormai priva di patria.

Del resto, non si può dire che questi mosaici, lavorati a scopo di decorazione, stieno isolati fra
gli altri della chiesa di San Marco. Al contrario, non solo nell' interno della chiesa, ma anche nella
loading ...