Archivio storico dell'arte — 1.1888

Seite: 363
DOI Heft: 10.11588/diglit.17347.82
DOI Artikel: 10.11588/diglit.17347.84
DOI Seite: 10.11588/diglit.17347#0473
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1888/0473
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
J. J. TIKKANEN

363

cappella Zen e nella facciata si possono osservare dei mosaici, oggi in parte distrutti, i quali mo-
strano un'affinità di stile o con la prima o con la seconda parte di quelli dell'atrio. Vi sono anche
parecchi altri segni che dimostrano che nel secolo xm la decorazione della basilica fu fatta in
proporzioni straordinariamente ampie e che i mosaici dell'atrio non erano che una parte di questa
grandiosa opera decorativa, la quale, continuata anche nel secolo xiv, ebbe per scopo speciale di
adornare come si conveniva la facciata e l'atrio stesso.

È certo che questa serie di rappresentazioni deve essere di non lieve importanza per il nostro
concetto sullo sviluppo dell'arte bizantina, perchè essa è tale da mitigare notevolmente lo sprezzo
con cui, in questi tempi cosi fatali per il greco impero, si è soliti considerarla. E bensì vero che
la vita artistica, la serena concezione e il libero movimento dell'anima di un artista che crea son
già da lungo tempo soffocati sotto la maschera dello schematismo. Ma rimane sempre una attitu-
dine al creare congiunta con una disciplina artistica, che, per lo meno, combatte decisamente la
taccia di assoluta rozzezza.

Di solito si propende a porre il principio della decadenza dell'arte bizantina verso la fine del
secolo xi, né si può negare a questo giudizio una grande verità. Però in questo caso i confini sono
tanto poco determinati, che ancora nel secolo xn vediamo opere eccellenti, prima fra tutte il bel
codice di Parigi n. 550. I colossali lavori in mosaico in Sicilia appartengono appunto a questo se-
colo. Per tal modo i mosaici di Venezia formano necessariamente un gradino di mezzo fra gli ante-
riori e quelli della basilica Kahrié-Djamissi in Costantinopoli, del principio del secolo xiv, i quali,
mostrando per l'ultima volta l'arte bizantina arrivata a una notevole altezza, conducono alla lor
volta con progressiva continuità ai mosaici del battistero di Venezia, della metà del secolo xiv. Ed
è questa una serie di produzioni che, per lo meno, richiama la nostra attenzione, sebbene la vera
forza di esse non consista che nello spirito conservativo, nell'abilità dell'esecuzione e nella pro-
duttività quantitativa. Si potrebbe perfino dimostrare che non mancano tendenze positive, come, per
esempio, il perfezionamento iconografico delle scene della Passione ed alcune innovazioni stilistiche
e naturalistiche. Ma una tale dimostrazione ci allontanerebbe troppo dal nostro argomento.

In questo tempo cominciavano nella Toscana a spiegare la loro attività un Niccolò Pisano e un
Cimabue. Anche in questi si manifestano ancora delle tendenze retrospettive. Senonchè ormai lo
spirito conservativo non era più l'unica salvezza contro la barbarie. E sotto le forme prese dall'arte
antica ferveva una nuova forza creatrice, che aprì ampia la via al più perfetto sviluppo dell'arte
cristiana.

J. J. TIKKANEN
loading ...