Archivio storico dell'arte — 1.1888

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SPERANDIO DA MANTOVA

allo Sperandio una casa da abitare, conveniente al suo grado; lo stipendio di lire otto di bolognini
al mese, eccettuato quello di un mese dell'anno, che era ritenuto dalla tesoreria; pane, vino e
carne per tre persone; sette carra di legna. Lo Sperandio prometteva, dal canto suo, di lavorare,
senza compenso speciale, in marmo, in bronzo, in terra, in piombo; di far disegni, pitture e lavori
da orefice, quando gii fosse dato il materiale occorrente; di attendere innanzi tutto alle opere com-
messegli da Carlo Manfredi, dalla moglie sua, Gostanza da Varano, e da Ottaviano loro figlio;
infine di cavalcare a sue spese per tutto lo Stato dei Manfredi, e di essere suddito obbediente e
fedele. Tali erano i patti che furono stipulati tra lo Sperandio e monsignor Federico Manfredi
vescovo di Faenza, luogotenente generale, e che dovevano essere osservati per cinque anni. Ma
erano appena scorsi quattro mesi da che lo Sperandio stava a Faenza, che Galeotto Manfredi
s'impadroni del dominio, cacciandone Carlo e Federico. Il nuovo signore, ìnvictus Martis alum-
pnus, come è chiamato nella medaglia dedicatagli dallo Sperandio, non ebbe forse d'uopo a lungo
dell'opera dell'artista, intento qual fu ai ludi di Marte; ed anche, come vedremo in seguito, av-
venne caso che forse determinò Sperandio a lasciare la nuova dimora.

E notevole, come a testimonio del contratto stipulato tra lo Sperandio e monsignor Federico
Manfredi, vi assistesse mastro Mariotto, aiuto di Giuliano da Maiano nella costruzione del duomo di
Faenza, forse Domenico Mariotto morto nel 1519. 1

scriptis salario, pactis, et conventionibus; Ideo Idem Reverendus dominus Federicus ut procurator prelibati Magnifici domini
nostri Ex lustramento, manu mej Notarii infrascripti, presentavit michi Notai-io infrascripto, in presentia dicti Magistri Spe-
raindio, et testium infrascriptorum, quamdam scriptam privatam, vulgari sermone scriptam, in qua continentur pacta et
conventioues infrascripta, et infrascriptj tenoris et continentie, videlicet

«Capitoli fra lo Magnifico Signor de Faenza e Maestro Speraindio da Mantua, etc. Maestro Speraindio, E] Signor de
faenza vi promette per vostro salario libre otto de bolognini el meso, ad undexe paglie l'anno, comenzando adj primo de lujo
del presento anno; Et la quantità del tempo lo baveri te a servire comavite da cordo cum sua Signoria, zoe per cinque annj
proximi da venirj. E più, lo prefato Signore vi promitte dare le spese per tre boccile solamente, In questo modo, zoe pane,
vino e carne come II da ajaltri soj mora de casa; Et non altra cosa promette circha le diete spese de Le diete tre bocche. E
similmente vi da carra sette de legne, de quelle se sonno conducte e date per la sua Corte. Ancora, che sua Signoria vi
debbia dare una casa, a spese de sua Signoria de la pisone, la quale sia condicente e conveniente al grado vostro, e che non
exceda, secondo lo essere et condictione vostra.

«Maestro Speraindio, vuj videti quanto vi se promesso per lo prefato Signore, e quante cose dicite e proponite saper fare,
e cussi vi obligati al prefato Signor di Faenza, de voler servire sua Signoria In questo modo et forma, zoe chelavorerite de
Brongio, de marmoro, dj terra, de disignj, di piombo, de picture, de orfesaria, E generalmente de ognaltra cosa, sapiate fare
del mestiero vostro; Cum questo però, che dieta sua Signoria vi dia el modo dalavorare e fare le sopradicte cose, quando
lachada e voglia sua Signoria. Ma che della vostra Manifactura non sia tenuto a darvj niente. E fra dicto tempo ougnelavo-
riero voi tolissivj a fare ad alcuno de suo sangue, o de sua corte, o d'altra privata persona, tuttj Ij debiate abandonare et
intralasjare, per fare et ultimare tuttj quellj lavorj vi proporà sua Signoria e Madonna de Faenza e Ottaviano e Mon Signore,
quando parerà al Signore, che lavorati a Mon Signore e non altramente. Et non vi sia licito del dicto vostro Mistiero e Ma-
nifactura tollere cosa alcuna ne pagamento alcuno, prima de la Sua Signoria, ne da Madonna, ne da Ottaviano, ne da Mon
Signore corno dj sopra. E che siate tenuto et obligato cavalcare per quanto tene lo stato de sua Signoria, a tutte vostre spese,
et non più là, Fazandovi dare alozamento e stramo, per vuy, per lo cavallo, e legne per schaldarvj. E fra tanto siate fedele e
obediente a sua Signoria, e suo stato. Et cusì vi obligate a sua Signoria per pubblico Instromento dj fare et observare tutte le
sopradicte cose. Que scripta fuit lecta et declarata per me Notarium infrascriptum dictis partibus, presentibus et intelligen-
tibus et in presentia testium infrascriptorum. Quibus auditis et intellectis, respondiderunt diete partes, de predictis contentarj;
Nec non promiserunt ipse partes, videlicet dictus Reverendus dominus Federicus, procurator predictus prefati Magnifici domini
Nostri, et dictus Magister Speraindeus, per se et suos heredes, ad Invicem, predicta omnia et singula suprascripta, Arma,
rata, etc. habere etc. Et observare Spetiatiliter Faventie, Forlivij, Cesene, arimini, Bononie, Imole, Ravenne, Veneciis, Rome,
Florentie, etc, et generaliter ubique locorum Forj, etc. Cum pacto, quod predicte partes possint, videlicet una per se, ad
Instantiam alterius, gravarj realiter et personaliter in predictis locis, specialiter et generaliter, etc. Que omnia et singula
suprascripta promiserunt attendere et observare, etc. sub pena duplj etc. Item refììcere et restituere, etc. Pro quibus omnibus
observandis, obligavit imus alteri, videlicet dictus Reverendus Dominus federicus bona prefati Magnifici Domini Nostri et
dictus Magister Speraiudeo sua bona mobilia et immobilia presentia et fuctura : Et Renuntiaverunt in predictis Exceptioni dolj
malj, etc. Forj privillegio, Ferijs, et diebus Ferriatis, decretis, etc. Et generaliter ómnj alio legum et Juris auxilio. Juraverunt etc.

«Actum Faventie, in domibus prefati Reverendj dominj Federicj sitis m capella sancti Bartoli, juxta sua latera et con-
fìnes, presentibus fratre Bernardino de Ferraria, fratre Cristophoro de plasentia, ordinis observantie Sancti Francisci et Ma-
gistro Mariotto quondam Johannis, muratore capelle sancti Laurentii, testibus etc.
« Ego Albertus quondam Lodovicj de Picininis Notarius rogatus scripsi ».

1 è ricordato in un rogito del 1481, riprodotto dal ms. Memorie storiche di Faenza di Gian Marcello Valgimiglia
(voi. XI, p. 131, arch. di Faenza).
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