Archivio storico dell'arte — 1.1888

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DISEGNI DEL BERNINI PER L'OBELISCO DELLA MINERVA

e l'obelisco fuori della linea del piedistallo! E se, certamente, un tal monumento avrebbe colpito
i riguardanti per la singolarità e per l'arditezza, non mi pare però che, colle sue linee stravaganti
e spezzate, avrebbe in essi prodotto un sentimento gradevole.

Non meno ardito è il disegno seguente, ma non cosi irragionevole. Dalla vasca d'una fontana
esce uno scoglio, sopra al quale è un gigante che tira su l'obelisco per piantarvelo in cima. Anche
qui l'obelisco è inclinato, ma gli fa contrapeso il gigante stesso che lo solleva e lo sostiene: l'obe-
lisco è sormontato dalla stella de' Chigi. È una composizione fantastica, mirabile di forza, d'origi-
nalità, di senso ar- cetto ; ma il vero
tistico; più bizzar- è che esso non me-
ra, più audace, ma r\ rita questa lode,
non inferiore nel j{ Non occorre far
suo genere alla r~il parola dei leoni
fontana di piazza o anche degli ele-
Navona. Disgra- fanti (vedi, ad es.,
ziatamente, quo- i nel la chiesa di San
sto progetto, che À Francesco a Ri-
avrebbe giovato ^ mini) adoperati a
alla fama dell'au- $q sostener colonne
tore e arricchito gì) sul dorso, poiché
la città di un mo- @ un monumento
numento singola- § perfettamente u-
re, non fu neppur v^^^^^V-^3^ guale nel concet-
esso eseguito; e f f ^° a (lue^° del
invece l'obelisco /. I 11 J^%2? Bernini si trova
fu piantato, quale -¥vS / a % \#Mj?f disegnato in quel-
oggi si vede, sul \l J /f^j|j\\ \|l v %i la bizzarra opera
dorso d'un eie- ' " \ \ f [\\ r che è Y Hypne-
fante. rotomachia Poh-
Questo capri c- V———--—==\ phili del Domeni-

cioso monumen- 2—I________s cano Francesco

to, chiamato dal ^^^^^^^^^^^^^- =^^^^^gg^^E Colonna, pubbli-
popolo, con nome -cata a Venezia coi

non meno capric- • ^èéì^^^^^^^^ tipi d'Aldo nel

cioso, il pulcino 'r^=--^^^^^^^^^^^^^^b^^^i^^^—-' 1499.1 Quest'ope-

retta Minerva, fu progetto n. 7 ra era ben nota

spesso lodato per al dotto Fabio

originalità di con- Chigi, poi Ales-

sandro VII, come risulta dall'esemplare conservato nella Chigiana e tutto postillato di sua mano.

Volendo erigere il nuovo obelisco, dovette tornare alla mente del papa la strana invenzione
del frate erotico, e nascergli il desiderio di vederla tradotta in atto. Il Bernini, obbediente al papa,
e attenendosi fedelmente al concetto dell'esemplare, accomodò a suo modo l'elefante, ne piegò da un
lato la testa e la proboscide, e tolto il vuoto sotto al corpo di esso, lo ridusse quasi ad un masso,
chiudendo con una gualdrappa fregiata dello stemma Chigi il vano fra le zampe dell'animale.

Il dorsuario monstro, come lo chiama il Colonna nel suo strano linguaggio, rappresentato
nel sogno d'amore di Polifilo, era vuoto dell' interno. Su sette gradini, trascurati nel disegno, sor-
geva il basamento di porfido nel quale una porticella menava ad una scaletta scavata nella pietra;
dal basamento si saliva poi dentro Yelephantina machina exviscerata. L'obelisco, piantato sul pie-
distallo, passava dentro il corpo dell'elefante, e lo divideva in due stanze, lasciando ai lati un pas-
saggio dall'una all'altra. Nella prima, al lume d'una lampada inestinguibile che ardeva cum illu-

1 Un elefante coll'obelisco sul dorso, tratto probabilmente da quest'opera, è disegnato nell'album del Peruzzi a Siena.
La fontana coll'elefante che sostiene un obelisco sulla piazza di Catania fu eretta nel 1736.
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