Archivio storico dell'arte — 1.1888

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U. ROSSI

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golia e l'altra di Augusto imperatore, imitata dall'antico, portavano la firma di Cristoforo Gere-
mia, e il Muntz con felice accorgimento potè dimostrare che i due artisti nominati da Raffaele
da Volterra e dal Vasari non erano che una sola persona, confortando il suo asserto con docu-
menti. 1 Ciò premesso, verrò ad esporre il risultato delle mie ricerche nell'archivio Gonzaga di
Mantova, ancora poco esplorato per ciò che riguarda i primordi del Rinascimento e tuttavia ricco
specialmente di lettere interessantissime per la storia dell'arte italiana.

Cristoforo nacque in Mantova, probabilmente da padre che esercitava l'arte dell'oreficeria, 2 e
sebbene sia incerto l'anno preciso della sua nascita, pure si può credere che esso non debba por-
tarsi oltre il 1430.3 De'suoi primi studi nulla sappiamo: pare che presto abbandonasse la patria,
perchè di lui non si trova alcuna menzione nelle carte Gonzaga e forse parti perchè, restando in
Mantova, non avrebbe potuto conseguire quella rinomanza ch'ebbe in seguito. Una lettera del car-
dinal Colonna, del 1456, se pure si riferisce a lui, farebbe sospettare che egli fin d'allora si tro-
vasse a Roma;4 certo è che cinque anni dopo, nel 1461, egli aveva già preso stabile dimora in
quella città, allogandosi al servizio del famoso cardinale d'Aquileia, Lodovico Scarampi Mezzarota.

Fu appunto in quell'anno che il marchese Lodovico Gonzaga, uno dei principi più colti e splen-
didi della sua epoca, volle incaricare il Geremia di un lavoro, e scrivendo a Bartolomeo Bonatti,
suo ambasciatore a Roma, aggiunse alla lettera questo poscritto :

« Nui te mandemo questo pezo de cristallo, el qual altra volta havea comenzato a lavorare
Zampetro quondam nostro inzignero,5 ma el venne a morte e non lo possete fornire. Voressemo
che tu lo desti a Christoforo Jeremia et lo pregasti da parte nostra che ne lo volesse far cavare
et ridure ala proporcione che è quella concha che si trova in Sancta Maria Rotonda, venga pur
cavo come si voglia pur chel sia ala proportione d'essa concha e voressemo chel ge facesse fare
le teste cum li pedi d'oro e cussi le cornise d'intorno e sei ne avisarà quanto oro gli bisognerà,
vederemo de fargelo havere: sappiamo che passando per le mani sue non possiamo essere se non
ben serviti: perhó non lo incharicaremo altramente, che siamo certi non bisogni. — Ut supra
(Mantue, viij marcij 1461) ». 6

Lorenzo, scolpita dall'Amadeo. Questi lavorò in marmo e in bronzo per quanto ne indicano le poche traccie serbateci nel ma-
noscritto di Giuseppe Bresciani, delle cose patrie studiosissimo, che fioriva verso la metà del secolo xvn, il quale ha per titolo
La verità ravvivata. Ma nè questo scritto nè altre memorie ci dicono nulla di più e forse non rimane a lui altro diritto che
quello di esser supposto autore di molti lavori anonimi dei quali è piena singolarmente Venezia ; tanto più che in questa città
è memoria che lungo soggiorno facesse ». È evidente che il Cicognara trae la notizia dei lavori di Cristoforo in Venezia dal
Vasari, interpretando male 1' ultimo passo che si riferisce solo allo schiavone Luciano Laurana.

1 Muntz, Les arts à la cour des papes, tomo II, p. 291.

2 Nell'archivio mantovano ho trovato cenno di alcuni della famiglia Geremia, orefici; ma non avendo completato l'esame
dei documenti, mi riserbo di svolgere in un prossimo lavoro il risultato delle mie ricerche sulla famiglia di Cristoforo.

3 Infatti egli esegui la medaglia di Alfonso il Magnanimo, suo primo lavoro che noi conosciamo, negli ultimi anni della
vita di quel principe, vale a dire poco dopo il 1450; doveva quindi avere oltrepassato i vent'anni per essere in grado di la-
vorare alla corte di un sovrano qual'era Alfonso. Se poi è vero, come afferma il Vasari, che fu scolaro di Brunelleschi (quan-
tunque ciò non paia considerando lo stile delle sue medaglie), la nascita sua deve essere riportata molti anni addietro.

4 La lettera è la seguente:

« Illustris et excelse dne compater noster carm° salutem. — Perchè Christopharo da Mantua presente aportatore, el quale
è nostro cognoscente, dice havere intentione de reduxe ad essere buono et continuo vassallo de la V. I. S. pregamo quella
voglia per nostro respecto haverlo recommandato et che per alcuna prescriptione cursa in lo tempo passato non voglia che
perda alcuna sua rascione. Et Parati ad omnia placita V. D.

«Rome, viij Magij 1456.

« P. cardinalis de Columna etc. ».

(fuori) « Illustri et excelso dno dno Ludovico de Gonzaga ducali Locumtenenti ac Mantue marchioni etc. Compatri no-
stro carmo».

Da questa lettera sembrerebbe che il Geremia fosse stato costretto ad allontanarsi da Mantova parecchi anni prima:
non ho però trovato notizia che dopo il 1456 vi abbia risieduto e solo un vago accenno è nel poscritto del marchese, che segue,
in cui questi parla di un modello di conchetta chel fece altra volta lui.

La lettera più sopra riportata del cardinale Colonna è nel carteggio di Roma.

5 L'ingegnere a cui qui si accenna era Giampietro da Pigino, che pel marchese esegui diversi lavori di architettura militare.
c Copialettere marchionali, libro 46. — In un fascio di minute esiste un'altra copia di questa lettera, della quale credo

utile di riprodurre l'ultima parte perchè redatta in modo diverso.

«Voressemo che tu lo desti a Christoforo Ieremia et lo pregasti da parte nostra che ne lo volesse far cavare et ridure
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