Archivio storico dell'arte — 1.1888

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CRISTOFORO GEREMIA

Il Bonatti fu sollecito ad eseguire la commissione datagli dal suo signore e alcuni giorni dopo
rispondeva:

« Ilo dato a Christofano Geremia quello pezo de cristallo ha mandato V. S. et dicto quanto
essa scrive, se sfbrzarà de farli servire ». 1

Per qualche tempo il carteggio è muto intorno al nostro artista; il lavoro era malagevole ed
è naturale che si dovesse dar tempo al tempo perchè fosse condotto a buon termine. Solo nel
luglio successivo trovo rammentato ancora Cristoforo dal Bonatti, che ne scriveva in tal guisa al
marchese :

« Partendosi de qui el Rm0 Monsignor Camerlengo et insieme cum la sua Rma Si. Christofano
de Yeremia, me dedi quello pezo de christalo mandò la vostra Cel. perchè lo cavasse ala forma
de quello lavello è anti la rotonda, scrivendo che fusse a'dvisata dela quantità del oro si posia
credere andasse a far li pedi et altri ornamenti ge daria. Mo lui de sua mane l'ha cavato notabi-
lissimamente, a facto uno modello de li adornamenti a quelle mesure et proportione che chi lo
fornisse sera una bella cossa et dice esser qui in botega de maestro Simone 2 uno chel crede lo
farà meglio che homo de Italia, ma non voria lo facesse perhó, che non fusse qui. La spesa crede
serà da vij in viij once d'oro. La Si. V. poterà comandare quanto ge piacerà. Il distalo cavo cum
quello modello è presso di me. Christofano li serve volentera perchè ge par se delecti et che sia
per reusir una bella cossa ».3

La quantità dell'oro necessaria per la fornitura della conchetta parve un po' eccessiva al mar-
chese, che, da amatore intelligente e di gusto raffinato qual'era, non voleva spendere somme forti
che in cose belle: per questo rispose al suo ambasciatore:

« Poiché questi dì te ne scrivessi de quella concheta de cristalo ne doveva far Christofaro
Hieremia che li andaria de spesa 7 o 8 onze d'oro, et nui alhora non ge metessemo mente, adesso
facendoli pensere sopra non se possiamo imaginare dove debia andare tanto oro et dubitamo che
la non venga qualche cosa grande, dove nui voressemo el contrario: perhó se Christoforo ritor-
nasse voressemo che tu ge dicisti che haressemo a caro, prima se facesse altro, de vedere il mo-
dello comò debia venire questa opera et cussi ti ce lo porai mandare, ma non gii monstrare che
lo vogliamo veder per questa casone, nè anche che de questo te habiamo scripto cosa alcuna,
nè che se maravigliamo chel domandi tanto oro, aciò non credesse lo facessemo per altro. Ma
solamente monstra corno da ti che haressemo gran piacere de veder il modelo et come la debia
venire facta: vista che l'habiamo te avisaremo poi de l'intencione nostra. — Mantue, xxiiij augu-
sti 1461 ». 4

L'assenza dell'artista si prolungava oltre la metà di settembre, per cui il Bonatti credè bene
di mandare senz'altro al marchese la conchetta lavorata assieme al modello degli ornamenti da
eseguirvisi, che Cristoforo gii aveva affidato partendo ; e della fatta spedizione lo avvisò cosi :

« Secundo il comandamento de v. cel. per il presente corero che va a Bressa, el quale è
messo sufìciente, li mando in questa schatola alligata la concheta del cristalo che la me mandò,

ala proporcione che è quella concha che si trova in ante la porta ch'è in Sancta Maria Rotonda, cioè che facendo le cornise
e le teste con li pedi de oro el sia ala proportione d'essa concha e sei ne avisarà quanto oro gli bisognerà, vedremo de far-
gelo havere. Sappiamo che passando per le mane sue non possiamo esser se non ben serviti: perhò non lo incharicharemo
altramente che siamo certi non bisogni: et a ciò che per manchamento de scrivere non resti chel intenda l'opinione nostra, ge
mandemo una concheta de cera chel fece altra volta lui aciò chel riduca questa picola ala proportione e quello che è zallo
volle esser d'oro, el resto de cristallo».

1 Carteggio di Roma. Lettera di Bartolomeo Bonatti, 1461, 18 marzo.

2 Questi è senza dubbio l'oreflce fiorentino Simone di Giovanni, intorno al quale molti documenti riporta il Muntz nelle
sue Arts à la cour des papes.

3 Carteggio di Roma. Lettera di Bartolomeo Bonatti, 1461, 13 luglio. — Il cardinal camerlengo con cui partiva il
Geremia era il già citato Lodovico Scarampi Mezzarota, patriarca d'Aquileia, il quale, agli 8 d'agosto dello stesso anno,
scriveva da Perugia al marchese Lodovico Gonzaga :

« Ilavendo noi ad absentarne da Roma per fugire alquanto l'aere romano, ha voluto la Santità de nostro S. ne transfe-
riamo qui ad Perusia per conciare alcune cose di questa città, dove starremo lino ad mezo septembre, poi speramo tornare
in corte ».

4 Copialettere marchionali, libro 46.
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