Archivio storico dell'arte — 1.1888

Seite: 427
DOI Heft: 10.11588/diglit.17347.90
DOI Artikel: 10.11588/diglit.17347.96
DOI Seite: 10.11588/diglit.17347#0541
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1888/0541
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
MISCELLANEA

427

MISCELLANEA

IH un antichissimo candelabro pel
cero pasquale. — Il candelabro pel cero pasquale
della chiesa di Santa Maria della Pietà in Cori ha
un'alta importanza archeologica, perchè esso è forse
il più antico monumento che del genere si co-
nosca.

I candelabri pel cero pasquale noti sin qui agli
studiosi di cose medioevali appartengono tutti ai se-
coli xn e xm o a tempo posteriore. Gli eleganti can-
delabri di Santa Maria di Cosmedin, di San Clemente,
della basilica di San Paolo in Roma e quelli delle
cattedrali di Salerno, di Capua, di Benevento, come
pure quello della cappella Palatina a Palermo, sono
del secolo xn; gli altri di San Lorenzo fuori mura
in Roma e della chiesa di Sessa sono del secolo xm;
quello del Battistero di Firenze del 1320. Cosicché
Rohault de Fleury, nella sua opera intitolata La Messe,
ebbe a dire che non si sono conservati candelabri pel
cero pasquale dell'epoca primitiva.

Invece il candelabro della chiesa di Cori a questa
appartiene. Il Nibby ed altri che lo assegnarono al
secolo xm caddero in errore, accettando evidente-
mente senza discussione l'opinione invalsa; e si con-
traddissero anche, assegnando al secolo xm cosa che
essi stessi dissero de' bassi tempi.

L'arte nei secoli xn e xm ben altre forme aveva
raggiunto, da ben altro spirito era animata. La ric-
chezza del candelabro della basilica di San Paolo,
vera colonna onoraria, in cui i romanici bassorilievi
tondeggianti, vigorosi esprimono con vivacità le storie
del Nuovo Testamento; l'altra colonna pel cero pa-
squale della cattedrale di Benevento, che riposa su
cariatidi umane, le quali con animato movimento si
appoggiano contro al tronco cilindrico che porta il
plinto della base della colonna, sono già l'espressione
de' primi, benché incerti, conati d'un'arte rinascente.
Altri fra i candelabri citati di chiese di Roma, for-
mati da vaghe colonnette a spira, con musaici mul-
ticolori, variantisi come vetri colorati in un calei-
doscopio, sono opera in generale dei Cosmati, ed
esprimono già la tendenza nuova nell'arte medioevale
verso l'eleganza.

Non ha riscontro con essi il candelabro della chiesa
di Cori, le cui chimere della base hanno occhi a
cerchi, ispirate da qualche modello di scultura si-
riaca e i cui bassorilievi, piatti come nell'epoca lon-

gobardica, tutti a strie, a righe ondulate, dimostrano
ancora l'influsso bizantino.

Qui mi conviene fare una distinzione. Il capitello
e la cappa del candelabro hanno caratteri alquanto
dal resto differenti, con ornati a linee curve formanti
palmette, o a triangoli e a segni geometrici, tutto a
trafori e a colpi di trapano; il resto del candelabro
non presenta sforacchiature, ed è evidentemente di
mano e di marmo diversi. Chi lavorò la base cilin-
drica, che si imposta sul dorso delle chimere, e le
quattro colonnette a strie, a cordicelle, a costoloni,
tenne altro sistema, e si dimostrò artefice più ricco
e più vario. Nella base cilindrica sono filari di stelle
eseguiti con tratti ad incavo, così come si vedono
in un altare lombardo di Ferentino del secolo vin,
motivo ornamentale tratto da tappeti orientali, co-
muni in quel tempo, facili a vedersi allora appesi
nelle basiliche; oppure tratto da stoffe orientali di cui
solevano ammantarsi i magistrati. Sui filari di stelle,
si rincorrono animali aventi pure un carattere orien-
tale, poiché comunemente si usavano riprodurre in
Oriente sui vasi, e ricordavano il principal motivo
della decorazione di vasi arcaici dell'arcipelago greco.
Nei monumenti di Persepoli, lungo i fregi dei terrazzi,
stanno lunghe serie di animali: così ne1 bassorilievi
mitriaci: essi sono una reminiscenza dell'antico fe-
ticismo, una di quelle forme zoomorfiche perdurate
nell'arte, si direbbe, per forza d'inerzia.

Che il monumento sia del secolo vili è quindi
per noi evidente. Che non si conoscano sino ad oggi
monumenti di quell'epoca, non significa che quei
monumenti non esistessero. L'Otte, nel suo Handbuch
der Kirchlichen Kunst-Archàologie des Beulschen
Mitteìalters (I Band, Leipzig, Weigel, 1883), cita di-
versi candelabri romanici da altare, fra cui due del
secolo vili in Kremsmunster. Due altri candelabri
d'altare, ignoti sinora, anche più antichi, ho ritro-
vato io, nella chiesa di San Carlo a Cave presso Val-
montone. Non esito ad assegnarli al secolo vi, anche
pe' bassorilievi allusivi alla mistica vendemmia, con
pampini carichi di grappoli, raccolti ne' canestri da
alati vendemmiatori, come nel sarcofago di San Lo-
renzo fuori mura pubblicato dal D'Agincourt e dal
Garrucci. Quante opere d'arte ignorate, ne' paesi lon-
tani dalle città popolose, degne di attirare lo studio
dei cultori dell'arte e la vigilanza del Governo !
loading ...